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Libri e quartieri
Crediti foto: di cottonbro studio: https://www.pexels.com/photo/women-and-man-in-library-6214731/
27 Giugno 2026

Libri e quartieri


È sempre interessante per chi scrive, riflettere sulla lettura e su quello che muove dentro e fuori i confini del libro. Tra lo spazio privato del lettore e l’incontro possibile tra cittadine e cittadini in lettura. Spazi di costruzione in luoghi deprivati di opportunità, come le periferie o i piccoli centri isolati. Sono convinto non in astratto ma dalla pratica, che le esperienze di lettura migliorano la vita individuale e creino le condizioni per un incontro comunitario.

Mi capita di raccontare a tutti della mia frequentazione del circolo di lettura romano, Rugantino a Torre Spaccata, il pomeriggio nei locali della scuola media. È stato bello raccontare brevemente a una platea di adulti a fine anno scolastico sul piacere di incontrarsi intorno a un romanzo ogni mese parlando e ascoltando. Lasciandosi incuriosire dai personaggi e dalle persone. Così come è stato bello seguire la restituzione dell’esperienza di circolo da un gruppo di lettrici giovanissime, studentesse, che ci hanno raccontato della loro relazione con le emozioni attraverso i libri. Una cosa così semplice e così potente insieme. Purtroppo i tempi di vita e i tempi scolastici (come i tempi delle biblioteche) sono spesso contingentati, ma non avrei mai smesso di ascoltare.

Mi piacciono molto le biblioteche, ma non riesco a frequentarle. Non riesco a conciliare i tempi scaffale – lavoro. La mia preferita è la biblioteca Livio Maitan, sempre a Torre Spaccata, animata da un’associazione meritoria di volontari. Non è una biblioteca ex comunale (ora del Sistema, anche se connessa in rete), ma una biblioteca privata aperta al territorio, specializzata in saggistica. Un grande slancio per chi crede nei libri, nel loro valore di conoscenza e di costruzione del mondo. Mi piacciono le biblioteche aperte il sabato (di solito, immagino già con complessità organizzativa, solo la mattina), ma sono molto lontane da casa mia. In questo momento vicino a me (a parte la Maitan), le due biblioteche di riferimento A Torre Spaccate e Tor Tre Teste, sono chiuse (da diversi mesi) per ristrutturazioni con fondi del piano nazionale ripresa e resilienza. Attendiamo riapertura.

Nel frattempo a Tor Tre Teste qualche giorno fa, la rivista Abitare A e il Centro Culturale Lepetit e il mio amico Fabio hanno organizzato una presentazione pubblica con Marco Damilano. A volte si può ricominciare da fondamentali semplici e non banali. Anche se siamo chiamati a esplorare ancora.

Sogno case private semplici, sobrie, arrivo a dire anche con pochi libri, ma invece biblioteche di quartiere – una per quartiere – stracariche di volumi, aperte sempre, con spazi espositivi, di incontro e di presentazione. Per me sarebbe un grande investimento per la sicurezza. Case essenziali e quartieri scintillanti, comprese le biblioteche.

Ma allora vai in libreria!
Un amico, Gianfranco, consigliere municipale che si occupa anche di commercio, mi raccontava che negli ultimi anni le librerie del VI Municipio di Roma si sono letteralmente prosciugate. Quarantacinque quartieri e duecentosessantamila abitanti, ne hanno oggi a disposizione solo una, a Tor Bella Monaca. È difficile non leggere in questa scomparsa qualcosa che riguarda anche la qualità della vita di un territorio.

Qualcuno mi fa notare che la stessa sorte è toccata anche a mercerie, ferramenta, lavanderie, calzolai e ad altri negozi di prossimità. Ha ragione: la crisi del commercio riguarda molti settori. Ma la chiusura delle librerie porta con sé una perdita particolare, perché riguarda anche i luoghi in cui una comunità costruisce immaginario, confronto e cittadinanza. Chi investe denaro nell’economia legale non sembra interessarsi alle librerie. È un dettaglio solo in apparenza marginale: perdere libri e luoghi dedicati ai libri significa impoverire lo spazio pubblico, non soltanto il mercato.

Cosa alimentano i libri
Sul piano individuale la lettura alimenta un’esperienza di concentrazione profonda. Lo psicologo ungherese e statunitense Mihály Csíkszentmihályi ha descritto questa condizione con il concetto di flow: uno stato di coinvolgimento in cui la mente è interamente assorbita da ciò che sta facendo. La lettura, quando è scelta liberamente e trova il tempo necessario, può favorire proprio questo tipo di esperienza. Richiede un investimento iniziale — scegliere un libro, entrare nella storia, orientarsi — ma poi restituisce attenzione, consapevolezza e continuità, qualità sempre più rare nell’alternanza continua di notifiche, immagini e scrolling.

La dimensione esperienziale della lettura apre però anche all’incontro con l’altro. Chi partecipa a circoli di lettura o pratiche analoghe racconta spesso una comprensione più profonda, una percezione più ricca, un pensiero più condiviso. In molti casi emerge anche un senso di appartenenza.

I libri hanno bisogno di luoghi e di pratiche che li rimettano continuamente in circolo: gruppi di lettura, letture ad alta voce (studiate da Federico Batini), bookcrossing, biblioteche flessibili capaci di ospitare incontri, librerie che siano anche spazi di relazione. Sono esperienze diverse, ma condividono un’idea semplice: il libro non è soltanto un testo da leggere, è spesso il pretesto migliore per incontrarsi, aprire le menti e costruire convivenza positiva.

Un libro di sottofondo
Negli ultimi mesi sono tornato spesso a un libro che raccoglie molte di queste esperienze e le interpreta con intelligenza: Libri insieme. Viaggio nelle nuove comunità della conoscenza di Chiara Faggiolani. È una lettura che conferma una convinzione maturata sul campo: i libri cambiano certamente chi legge, ma cambiano anche i quartieri quando diventano occasione di incontro. Per questo una biblioteca, una libreria e le animazioni che generano non sono soltanto un servizio culturale. Sono infrastrutture della vita democratica.