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Il Pereira di Tabucchi
Crediti foto: di Foto di Germán Latasa: https://www.pexels.com/it-it/foto/35697448/
18 Luglio 2026

Il Pereira di Tabucchi

Il libro
Antonio Tabucchi, Sostiene Pereira, 1994, 1996, Milano, Feltrinelli, pp. 216.

L’autore
Antonio Tabucchi (Pisa 1943 ‒ Lisbona 2012), da accademico ha, tra le varie cose, studiato e tradotto Fernando Pessoa, contribuendo alla sua maggiore conoscenza in Italia. È noto per un profondo legame con il Portogallo, per la sua lingua, cultura e letteratura, che hanno riguardato la sua vita e la sua attività di scrittore e studioso.

Si è affermato come una delle voci letterarie italiane più importanti del Novecento, scrivendo testi narrativi come Notturno indiano (1984), Piccoli equivoci senza importanza (1985), Requiem (scritto originariamente in portoghese e uscito nel 1992), La testa perduta di Damasceno Monteiro (1997), Si sta facendo sempre più tardi (2001). Tra i saggi da segnalare Un baule pieno di gente (1990), sui personaggi eteronimi di Pessoa.

Come giornalista culturale e politico sono da ricordare i suoi interventi dalle colonne del mensile “Micromega”, in cui trova uno spazio di espressione di critica culturale, etica e istituzionale al berlusconismo imperante, che oramai non trovava sulle principali testate italiane.

Sintesi del libro
In base a un bilancio personale recente, questo è il romanzo a cui chi scrive è più affezionato: inconfondibile per stile, musicalità ed equilibrio della scrittura.

Qualcuno, una voce narrante che ha raccolto una lunga testimonianza (chi è? Un giornalista? Un compagno di viaggio?), ci racconta di Pereira. Riporta i fatti della sua storia (“Alle undici in punto, sostiene Pereira, il suo campanello squillò”) e i suoi pensieri al riguardo (“Perché gli disse quelle cose mentre avrebbe voluto dirgli tutt’altro […]? Pereira non sa dirlo”).

Nella nota a margine del testo che ho tra le mani, un’Economica Feltrinelli del 1997, è lo stesso Tabucchi a raccontare il rapporto con il suo personaggio. Di Pereira non conosciamo il nome, sappiamo che è cattolico (legge gli scrittori francesi a lui contemporanei come Muriac e Bernanos), ma non crede nella dottrina della resurrezione della carne, che ritiene impresentabile anche guardando la grassezza che gli ha consegnato l’età matura. Il suo cognome indica un’origine ebraica sefardita, come molti cognomi portoghesi legati ad alberi da frutto, nello specifico è quello delle pere. Pereira è vedovo (parla regolarmente con la foto della moglie), ha problemi cardiaci e vive da solo nel centro storico di Lisbona in Rua de Saudade, poco lontano dalla cattedrale.

Pereira è un giornalista, deve gestire da solo la pagina culturale settimanale di un quotidiano del pomeriggio, il “Lisboa”. Il suo ufficio è in Rua de Fonseca, 66, dove scrive necrologi di scrittori famosi e traduzioni di racconti.

A pranzo frequenta il Café Orquídea in Rua Alexandre Herculano, dove predilige omelette alle erbe accompagnate da limonate fredde e molto zuccherate. I fatti di attualità (la Guerra civile spagnola, le vicende della dittatura portoghese di Salazar, gli accadimenti nel resto d’Europa) gli vengono evocati dal cameriere Manuel (“Cose turche, dottor Pereira, rispose il cameriere, cose turche. E se ne andò”).

Pereira è solo con la sua routine, in un torrido agosto lisbonese del 1938. Ma qualcosa sta cambiando in lui. Forse perché ha incontrato due misteriosi giovani come Monteiro Rossi e Marta, forse perché recandosi qualche giorno in clinica talassoterapica viene illuminato dal dottor Cardoso su alcune teorie della psiche e dell’evoluzione personale, forse perché lo sguardo del ritratto della moglie sembra incoraggiare l’azione sopra il solito sorriso, forse perché i racconti che traduce di Daudet (L’ultima lezione), di Balzac (Honorine, dove aleggia un desiderio di pentimento e ravvedimento) e Maupassant (Mademoiselle Fifi ambientato durante la guerra franco-prussiana e attraversato dalla critica all’arroganza e alla violenza dell’occupante tedesco), diventano improvvisamente portatori di nuovi significati, esistenziali e politici. Sono gli altri a farglielo notare (il suo direttore), lui si è sempre occupato di letteratura, lui è un moderato cattolico sostanzialmente apolitico.

Pereira “sostiene” che non saprebbe dire fino in fondo quali siano i motivi di questo cambiamento, iniziato al calare di una brezza atlantica.

Uno spunto autoformativo
Leggendo il romanzo si è tentati di pensare che sia un romanzo di formazione tardivo. Probabilmente è più calzante dire che si tratti di un romanzo etico – civile che racconta la tardiva formazione della coscienza di un uomo anziano disinteressato ai fatti politici, dalla passività all’impegno.

Insieme a questo però il richiamo al bildungsroman sui generis regge. Nella vicenda del protagonista si segue anche un percorso di umanizzazione di un personaggio diveniente. In una prospettiva adultocentrica dello sviluppo, pensiamo spesso che gli unici a evolversi e a cambiare siano ragazze e ragazzi adolescenti, mentre le traiettorie di cambiamento appartengono a tutte le fasi della vita. Pereira attraversa una crisi, che genera una persona nuova.

In Sostiene Pereira, il protagonista passa da una condizione di isolamento e passività a una nuova consapevolezza: scopre che anche una persona apparentemente marginale può assumersi una responsabilità e contribuire a modificare la realtà. Il suo cambiamento nasce dalla capacità di credere ancora nel futuro, nonostante un contesto oppressivo.

Il dottor Cardoso è una figura importante, che spiega a Pereira la teoria della confederazione delle anime di cui è fatto il nostro sé. “La smetta di frequentare il passato. Cerchi di frequentare il futuro. Che bella espressione, non mi sarebbe mai venuta in mente”. “Non si sentì rassicurato, sentì invece una grande nostalgia di una vita passata e di una vita futura”.

Questa nuova fiducia nel futuro, sollecitata da Cardoso, è una testimonianza preziosa anche per chi esercita un ruolo educativo e di aiuto, che si esprime pienamente quando non si limita a gestire il presente ma accompagna la costruzione di un progetto futuro, sostiene il cambiamento senza imporlo e rispetta la storia, le risorse e i tempi dell’altro. In questo senso, la relazione educativa si fonda su una speranza realistica, cioè sulla convinzione che ogni persona possa evolvere e trovare nuove possibilità di espressione individuale e di partecipazione alla realtà in relazione con gli altri.