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Libertà di lettura
Crediti foto: di Giacomo Defilato, per gentile concessione
26 Luglio 2026

Libertà di lettura

Il punto non è tanto che cosa leggiamo, ma come, dove, con chi e dentro quali relazioni. Questo sembra dirci in sintesi Chiara Faggiolani in Libri insieme. Viaggio nelle nuove comunità della conoscenza, 2025, Bari, Laterza, del quale abbiamo già parlato in un primo e in un secondo articolo. Proviamo qui a fare una sintesi complessiva su alcune riflessioni che a chi scrive sono sembrate centrali, sul ruolo della lettura, dei libri e delle loro infrastrutture.

Biblioteche sociali
L’autrice, veronese, insegna biblioteconomia alla Sapienza di Roma. La sua visione della materia sembra caratterizzarsi per il superamento della sola gestione tecnica dei libri a favore di un approccio sociale, che concepisce la biblioteca (e anche le librerie, l’editoria e altri spazi connessi all’argomento) come piattaforma relazionale ed (auto)educativa.

La sua ricerca intreccia dati qualitativi e osservazione delle esperienze. Del resto l’efficacia di una biblioteca non si misura solo attraverso il numero di prestiti effettuati, ma in base alla significatività delle esperienze generate. Le biblioteche infatti possono essere luoghi importanti per il benessere, per la cura e per il welfare culturale. Faggiolani interpreta queste istituzioni non come semplici depositi di libri, ma come veri presidi civici.

Così, la sua riflessione ridefinisce anche i concetti di comunità della conoscenza e di valore del tempo collettivo. Capovolgendo l’idea tradizionale secondo cui la promozione della lettura sia un atto puramente individuale, Faggiolani dimostra che è l’ambiente relazionale a stimolare e sostenere l’abitudine alla lettura attraverso la condivisione. All’interno di questa dinamica, la biblioteca contemporanea, viene teorizzata anche come un’oasi di decelerazione intenzionale e di resistenza alla mercificazione dei rapporti, ovvero un luogo protetto dalla frenesia e dall’iperconnessione della società contemporanea, strutturato per favorire la concentrazione, la socializzazione e la scoperta inaspettata.

Storie di esperienze
Il libro in questione è una ricognizione documentata di tante esperienze di comunità legate alla lettura sparse in differenti parti d’Italia, raccontate in dieci capitoli. A intervallare i racconti due aree di sosta riepilogative: “Le prime cose che ho imparato” e “Altre cose che ho imparato”, a segnalare un dialogo continuo e riflessivo tra teoria e pratica. Con “Una ultima considerazione” a chiusura aperta del libro.

I racconti riportano modi e organizzazioni per praticare insieme a partire dai libri, creando legami, relazioni, attivazioni e cambiamenti nei territori e nelle persone, direi seguendo una domanda: che comunità vogliamo diventare? A che appartenenze vogliamo aderire?

Le realtà incontrate e narrate sono molteplici, ricche e meritano lo spazio dedicato dall’autrice (anzi, forse ciascun capitolo meriterebbe un libro): circoli di lettura, silent reading party, human libraries, book crossing, biblioteche di condominio, festival, iniziative editoriali, biblioteche viventi, presídi del libro e molti altri progetti spesso integrati, svolti nelle scuole, nelle università, nei parchi pubblici, negli ospedali, nelle carceri, ecc.

Il metodo di racconto delle esperienze è ispirato all’approccio fotografico del “mosso creativo”, con narrazioni in movimento che catturano la dinamicità dell’esperienza, per presentare “una serie di casi studio che a macchia di leopardo costituiscono una geografia spesso inedita ‒ e credo di poter dire rilevante per analizzare e comprendere i cambiamenti in atto nelle pratiche di lettura condivisa”

Le funzioni di tali pratiche accompagnano trasversalmente obiettivi di rigenerazione urbana, innovazione sociale, costruzione della salute, sviluppo del potenziale sociale, allenamento a desiderare, costruzione di resilienza, speranza e umanizzazione.

Non mancano le parti di ricostruzione di dati sulla distribuzione di librerie e biblioteche, che documentano forme diffuse di “siccità culturale” in alcune aree, per esempio nel capitolo “L’energia che ribalta il mito dei ‘martiri del libro’”, che è insieme un invito argomentato a uscire dalla narrazione lacrimevole odierna della crisi della lettura e considerare altre motivazioni e strade.

Sostenibilità cercasi
Se le esperienze sono ben messe in luce e anche i facilitatori di tali processi (librai, bibliotecari, animatrici di festival, responsabili di case editrici indipendenti, ecc) vengono valorizzati in tutte le loro competenze, che sono molte e complesse, alcune questioni sono ancora da rimarcare. La volontà del singolo è importante per dare avvio e catalizzare i processi, ma la ricerca del coinvolgimento diffuso è fondamentale e può portare un’intera cittadina a leggere un libro nello stesso periodo e crescere in condivisione. È successo a Noicàttaro, in provincia di Bari, in Puglia, dove 27.000 abitanti (grazie a un club di lettori e alla biblioteca comunale) hanno letto venti pagine per volta lo stesso libro (Baba del giovane autore italo-tunisino Mohamed Maalel) nelle strade, nelle piazze, in altri spazi pubblici, sfidando luoghi comuni sull’immigrazione, la solitudine e alimentando coesione sociale.

Resta al termine come convitato di pietra, non ignorato ma mai abbastanza addomesticato, il tema della sostenibilità. Come è possibile trovare equilibrio tra iniziative che abbiano una quota importante di attività disinteressata, volontaria e di cittadinanza e la possibilità che proseguano con forza nel tempo?

Ma un buon libro come questo, forse anche eccessivo in tante iperstimolazioni consegnate tutte insieme, suggerisce anche una serie di domande da portarsi dentro in maniera problematica, che quasi sfidano la fiducia generata dallo stesso testo. Personalmente ho continuato a chiedermi, pensando alle esperienze che vivo da più vicino (animazioni di incontri, cura di una ex postazione telefonica trasformata in bibliocabina per la condivisione nel quartiere, relazioni conbiblioteche territoriali per iniziative più originali…) se sia davvero possibile costruire comunità attraverso i libri; quanto dipenda dai singoli; se queste esperienze siano replicabili; se siano eccezioni oppure modelli davvero validi e a quali condizioni.

Quello che resta è una grande voglia di esplorazione e un senso di libertà. È confortante sapere che c’è un fermento, che esistono per esempio librerie fondate solo sul libero bookcrossing e librerie di seconda mano dove puoi acquistare massimo tre libri e dove il prezzo lo fai tu, in base al valore che attribuisci a quello che hai in mano. Perché alla fine leggere è anche un modo per mantenersi liberi e per fare scelte.

Resta una grande apertura alla possibilità di fare, che è fonte di fiducia davanti a un’attualità di visioni strette e sparagnine sul ruolo comunitario, guidate da risentimenti, paure, sfiducia nelle istituzioni e nel futuro. Fare comunità attraverso storie capaci di generare condivisione indica una strada promettente verso l’umanizzazione delle persone e l’apertura al mondo. Ogni giorno.