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Cari diari di Morvillers
Crediti foto: di lil artsy: https://www.pexels.com/it-it/foto/persona-che-tiene-la-penna-arancione-1925536/
13 Agosto 2025

Cari diari di Morvillers

Il testo
Jean – Manuel Morvillers, Il diario di esplorazione, 2011, Roma, Sensibili alle foglie, pp. 128.

L’autore
All’uscita del testo era ricercatore alla facoltà di scienze infermieristiche all’università Sorbona di Parigi, dottore di Scienze dell’educazione, aveva affrontato tematiche di educazione domestica, attraverso la scrittura di diari.

Sintesi del libro
Il testo si divide in quattro parti. La prima presenta “le differenti forme di diario”. La seconda affronta il tema della validità conoscitiva e scientifica del diario. Nella terza il diario si inscrive in un quadro teorico di riferimento delle scienze umane. La quarta parte affronta il tema della pratica del diario. Il diario è un “dispositivo” che “consiste in un’esplorazione che parte da un ego (il diarista)” che attraversa un’esperienza e che “costantemente, rende conto dei suoi legami con gli oggetti che incontra” per merito di “questa dimensione riflessiva inerente”.

Il testo vuole istituire, al culmine delle argomentazioni, un tipo di diario detto “di esplorazione”, dotato di validità scientifica alla luce di una connotazione epistemologica e metodologica. Caratteristica di tale forma è quella di essere:

1) dedicata a un oggetto preciso che viene studiato a partire dalle implicazioni del ricercatore col tema stesso (ad esempio: il razzismo, le epidemie e così via, cosa dicono di me, cosa dicono del mondo, della sua struttura e di noi nel mondo).

2) il diario “con la sua vocazione di essere limitato nel tempo”, esplora il tema in una durata definita (settimane, mesi, anni).

3) il diario è un modo per articolare l’aspetto psicologico e l’aspetto sociologico “in un contesto storico e culturale dato”, attribuendo in questo modo significati alle relazioni tra le dimensioni.

Questo è sicuramente il percorso pensato dall’autore: approdare a un diario valido per la ricerca sociale, con l’indicazione di una pratica conseguente (che abbia motivazione, intenzione, disciplina, metodo nella raccolta dei dati e buone prassi).

Ma ugualmente il lettore può provare piacere a farsi condurre nelle tipologie storiche o attuali (perlomeno di tradizione francese) di una dozzina di forme di diario possibile. Dal diario dei conti, al diario di famiglia, al diario personale, intimo, di formazione, istituzionale, giornalistico, etnosociologico, di viaggio, spirituale, di ricerca, di campo.

Uno spunto autoformativo
In una forma più basica la pratica del diario, con un progetto e un obiettivo di osservazione, può essere un esperimento potente di metodo e disciplina per gli operatori sociali e per le equipe, per esprimersi e per mettersi davanti agli occhi la realtà.

Morvillers racconta che in Spagna il diario viene proposto come strumento di formazione dei docenti, per raccogliere dati che inducano alla formulazione di dilemmi professionali di tipo “relazionale, organizzativo o sui contenuti del sapere. Punti nodali da cui iniziare un lavoro analitico”. Ovviamente, come appare chiaro da quanto detto fin’ora, il diario così come qui presentato non culla personalità e professionalità narcisistiche, ma riprende l’idea per cui la coscienza mentre esprime sé stessa, si apre all’esplorazione e all’altro.

Il diario, in questo senso, è un come piccolo abbaino portoghese, ma spalancato sull’oceano.