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Elogio della fragilità - Letture Ballerine
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Elogio della fragilità
Crediti foto: ph: pubblicata su “Avvenire” del 4 dicembre 2024 – Archivio
24 Dicembre 2024

Elogio della fragilità

Eugenio Borgna

Holden Caufield, protagonista del celebre romanzo di Salinger (Il giovane Holden), dice che quando leggi un libro che ti piace proprio tanto, vorresti diventare amico dell’autore, per potergli telefonare tutte le volte che vuoi. Se chi scrive pensa a Eugenio Borgna e ai suoi libri da saggista, decide che si sarebbe accontentato di essere un suo vicino di casa, per poterlo salutare con un sorriso di gratitudine tutte le mattine. Per farlo avrebbe dovuto vivere in Piemonte, a Borgomanero in provincia di Novara, dove Borgna è morto il 4 dicembre scorso. Nella stessa città era anche nato novantaquattro anni fa. È stato uno psichiatra, un libero docente universitario e uno scrittore che ha pubblicato libri per Einaudi e Feltrinelli che hanno incontrato una platea di lettori importante, non solo confinata a dimensioni disciplinari.
In un articolo di Federico Leoni pubblicato su Fata morgana web il 15 dicembre scorso (“Politica e poetica dell’umano. In ricordo di Eugenio Borgna”), troviamo un suo ritratto molto interessante. Si è formato negli anni in cui veniva fondata la psichiatria all’interno della medicina, gli stessi di Basaglia a Trieste e di altri psichiatri in tutta Italia (ognuno con i suoi indirizzi e peculiarità), che rivoluzionarono visioni e pratiche, fino ad arrivare alla chiusura dei manicomi nel nostro Paese.
Da Direttore dell’Ospedale psichiatrico femminile di Novara, Borgna licenziò infermieri e anche medici violenti e aprì il contesto al mondo esterno, restituendo alla follia una dimensione umana senza dimenticare il risvolto politico della psichiatria e dell’istituzione.
Attraverso la ricerca rigorosa, lo studio di autori di psichiatria fenomenologica, perseguirà un metodo validato scientificamente ma attento alla soggettività delle persone, facendo spesso riferimento alla letteratura, alla spiritualità, alla filosofia e alla poesia. È uno dei maestri dichiarati di Umberto Galimberti (che ha lavorato all’Ospedale di Novara).

È diventato un punto di riferimento di molti professionisti di relazione d’aiuto e educativa che lo hanno letto, introducendo poesia e gentilezza per una psichiatria più umana e la consapevolezza che l’esperienza del male di vivere può trasformarsi, attraverso un lavoro importante, in mitezza tra le persone. Per il fatto di aver affrontato temi così legati all’umanità delle persone, in realtà è molto apprezzato da cittadini non propriamente addetti ai lavori, come chi scrive.

La fragilità

Ho ripreso un libro molto amato e sottolineato, Le parole che ci salvano, raccolta del 2017 uscita da Einaudi che racchiude tre saggi: La fragilità che è in noi (2014), Parlarsi (2015) e Responsabilità e speranza (2016).
Per il cittadino e per l’operatore di cura è importante la consapevolezza che la fragilità è una condizione umana di base, è “una spina nella carne”, ma anche “una premessa fondamentale” per comprendere e per considerare le vite degli altri “nella loro precarietà, nella loro gentilezza e nella loro tenerezza”. Mentre “saper riconoscere le nostre fragilità, comprenderle nella loro significazione umana, ci consente di essere d’aiuto agli altri”.

La fragilità umana emerge con più evidenza al manifestarsi della malattia fisica e psichica, nell’adolescenza e nella vecchiaia, ma appartiene a tutte le donne e gli uomini del modo variamente presi. Per questo non è una condizione patologica ma ontologica e in essa si nascondono valori da riconoscere e scoprire come: la sensibilità, la delicatezza, la “gentilezza estenuata” e la dignità. Nell’esperienza e nell’ascolto della fragilità è possibile immedesimarsi con gli altri da noi.
Questo richiede un ascolto continuo delle emozioni, per esempio quelle della timidezza, della tristezza, della gioia, dell’inquietudine, del dolore, della speranza e di manifestazioni come il sorriso e le lacrime. La fragilità apre la vita a orizzonti di senso umano, alla scoperta di pratiche di riconoscimento delle emozioni e discernimento di quelle che sostengono e quelle che isolano, se siamo nella malattia o se vogliamo aiutare. La consapevolezza della fragilità permette la scoperta di “virtù fragili” da coltivare: la mitezza, la gentilezza, l’innocenza, la modestia, la tenerezza.
Anche le parole così come il linguaggio corporeo, sono volatili, sono fragili. Ma sono fondamentali per esprimere emozioni e per aiutare. Ma se vogliamo sperare che vivano positivamente proprio dopo che sono state dette e svanite, devono nascere da quel silenzio di ascolto, dove poi torneranno.

Sembrano divagazioni, ma non lo sono affatto, parlano al cuore di operatori della cura, medici, sanitari, psichiatri e professionisti della relazione d’aiuto che sappiano e vogliano o possano soffermarsi. In contesti organizzativi dominati dalla precarietà, dalle procedure e le tecniche di comunicazione, sono riflessioni che riportano alla nostra responsabilità individuale. Nel saggio sulla fragilità Borgna tocca i temi della gioia, della tristezza dell’anima, della speranza, dell’amicizia, dell’adolescenza, della condizione anziana, della prospettiva che ci donano letteratura, diari e poesia, ma anche quelli che entrano nel quotidiano della dimensione di cura. Sono temi ancora più diretti inerenti la malattia che rende fragili, la malattia psichica, la fragilità del corpo quando è malato e alle attenzioni che merita negli ambulatori, auspicando una responsabilità virtuosamente fragile che nutra le comunità di cura.

Ci sono aspetti delle professioni che non vengono ritenuti nel focus delle competenze richieste. Borgna sembra invece continuare a suggerirci con forza garbata il contrario. È solo un continuo, agostiniano e fenomenologico, ritorno alla vita interiore a portarci a leggere i movimenti del cuore degli altri e a mettere psichiatri e medici al riparo da comportamenti non contrassegnati da gentilezza e comprensione verso la fragilità di quei corpi che sono persone.