Libri condivisi
Leggere oggi
Se leggo biografie di personaggi illustri, spesso trovo frasi come “leggevo tutto quello che c’era da leggere nella casa dei miei nonni”, o “in casa mia”, “leggevo con avidità”. Se guardo a me, ritrovo rapporti a lungo altalenanti e spesso lacunosi con la lettura, e in passato di più. Se guardo tra le mie mura, vedo i miei figli adolescenti che leggiucchiano, chi più chi meno, in un appartamento con diversi volumi in giro. Se scorro le notizie riguardanti gli indici di lettura, scorgo scenari di disinteresse, di crollo, di disabitudine nei giovani e nei maturi. Dicono che oggi per affrontare il tema si debba partire dalle esperienze di “lettura aumentata”, forme social e multimediali che ruotano attorno all’esperienza di avvicinamento e frequentazione di testi, ché la fruizione è cambiata.
Intendiamoci, la lettura ha i suoi tratti di vizio e di dipendenza. Mia moglie me lo ricorda sempre quando invece di dipingere al massimo leggo i giornali messi a terra per non sporcare o quando vengo rapito da pagine e pensieri al momento di ritirare il sempre troppo bucato steso.
Ma più rimarchevole del fatto che sia un vizio, è doveroso ricordare che è per molti è soprattutto un grande intrattenimento che stimola reazioni molto piacevoli (“leggo solo romanzi”, “mi immergo nelle storie”, “mi piacciono le situazioni avvincenti”). Oggi però le forme di intrattenimento sono plurime e la tecnologia libro, da questo punto di vista, non sembra tenere il passo di altre, vizi piacevoli nell’immediatezza più allettanti, sui nostri personalissimi mini schermi.
A proposito di forme aumentate poi, oggi la lettura è spesso pensata come performance da coloro che vogliono promuoverla come piacere. Foto di pile di libri consumati (ma quanto assaporati?) da lettori viziosi in pochi mesi nelle foto dei post, offrono un effetto quantità (“quest’anno ho veramente esagerato!”) che non sempre garantisce qualità di pratica.
I cyberlettori, a parere di chi scrive, non comunicano il vero segreto della lettura, che è autodisciplina e non ossessione. La scoperta della lentezza, del silenzio, dell’immersione concentrata, della libertà di spaziare senza distrazioni. La lettura come sottrazione dalla frenesia e allargamento di esperienza più costruttivo. Il libro visto nella sua realtà di progetto culturale e non come prodotto di consumo.
Spazi e lettura socializzata
Se i miei figli leggono, molto meno di quello che potrebbe essere tenendo botta, è perché si imbattono in libri che, come si dice, li aspettano al varco. Tutti e tutte possiamo testimoniare che l’incontro non avviene solo a casa, ma nella biblioteca scolastica, negli spazi di scambio libri (bookcrossing magari in cabine telefoniche dismesse nel quartiere, nei bar, negli uffici…), ovviamente nelle librerie e nelle biblioteche (sarebbe bello averle aperte di sabato e di domenica).
Mio nipote di sette anni che vive a Roma, quartiere Torvergata, mi ha raccontato che il suo nuovo maestro, non solo li accompagna regolarmente in biblioteca, ma fa praticare a bambini e bambine l’esperienza di leggere insieme e in silenzio il proprio libro. Ho letto che oltre oceano, tali esperienze si chiamano silent book club, oppure silent reading party.
La lettura è un fenomenale modo di accendere e moltiplicare pensiero, di costruire una forma mentis che comprende la complessità del mondo. Da questo punto di vista è particolarmente allarmante la recente ricerca condotta dall’University College di Londra e dall’Università della Florida che ha rilevato un calo del 40% nella lettura quotidiana per piacere negli Stati Uniti negli ultimi vent’anni (dal 2003 al 2023). Questo declino sarebbe costante, con una diminuzione di circa il 3% all’anno (i risultati principali dello studio, sono stati pubblicati sulla rivista iScience). Può una democrazia fare a meno di concentrati cittadini lettori, che danno spessore alla sua qualità?
I circoli di lettura
Nell’esperienza di chi scrive, ritrovarsi una volta al mese a incontrare altre persone che hanno letto lo stesso libro nel Circolo Rugantino 91, è un’esperienza arricchente. Il libro emerge come straordinario allenamento personale di piacere nella lettura individuale e come formidabile medium relazionale nel dialogo. Parlare dei libri letti è stare in connessione con piccole trasformazioni possibili di sguardo, attraverso il gruppo, con esercizi salutari per la mente e la dimensione della cittadinanza. Una cittadinanza letteraria valorizzata (nel caso specifico) dall’apertura dello spazio scolastico nel pomeriggio per gli adulti dei quartieri vicini. In ultima analisi è un esempio di rigenerazione urbana e di civismo attraverso le pagine. Possiamo e vogliamo davvero disperdere tutto questo?
Consiglio di lettura
Quanto ragionato da chi scrive, ha avuto come spunto una lunga intervista della docente di biblioteconomia dell’Università La Sapienza di Roma, Chiara Faggiolani, in un recente articolo su Il Tascabile (rivista on line), “La lettura e la crisi del piacere”. Siccome mi sono ripromesso di leggere il suo testo Libri insieme. Viaggio nelle nuove comunità di conoscenza (Laterza), lo segnalo, mettendolo in circolo.
