Con Vannozzi sulle Torri 3
Torniamo con Stefano Vannozzi – che il 5 aprile scorso con Cittadinanza Attiva Torre Maura presso Welfare di Comunità Colombi 190 a Roma, ha svolto un incontro bello e molto partecipato (che replicherà) – a considerare i territori presi in considerazione dalla guida di Repubblica (Le Torri di Roma. Segreti e bellezze delle periferie). Parola di nuovo a lui su quello che Le Torri non dicono di alcuni luoghi romani e periferici lì citati.
Torre Spaccata
Abbiamo visto nel precedente articolo come quella che molti hanno considerato la “torre spaccata”, fosse in realtà la “Torre di Centocelle” e che l’attuale quartiere di Torre Spaccata ricada nella tenuta di Centocelle.
“La tenuta di Torre Spaccata, includeva quei territori oggi chiamati Cinecittà Est e Piscine di Torre Spaccata, arrivando fino alla Tuscolana, ai confini con gli studi di Cinecittà. La torre che ha dato il nome alla tenuta, si trova proprio in quel territorio che oggi chiamiamo comunemente Cinecittà Est. La tenuta conteneva anche quell’insediamento più a sud che oggi è l’attuale quartiere di Torre Maura (che era l’insediamento umano principale a partire dagli anni Venti, che prese il nome per diverso tempo di “borgata Torre Spaccata”). Confinava quindi con il Casale della Mistica, arrivando fino al Casale Oddone, al confine con l’attuale quartiere di Tor Tre Teste. Esistono a Roma altre “torri spaccate”, che non hanno dato luogo a nomi di quartieri, neanche per slittamento. Una si trova in una zona fra le vie Clodia e Cassia.
Nell’attuale quartiere di Torre Spaccata, nato dal piano residenziale Ina Casa, esisteva un’altra torre, sulla collinetta dove oggi c’è la chiesa di Santa Maria Regina Mundi. La chiesa è stata costruita sui resti di una villa Romana, che aveva una cisterna, sulla quale era stata impiantata una torre (oltre ad altre strutture). Si potrebbe trattare anche di una parte del complesso medievale dei casali di San Mauro. Come attesta l’architetto Enrico Ragni, la madonna nella vetrata della chiesa, costruita negli anni Settanta, guarda in direzione del punto dove sorgeva la torre”.
Tor Tre Teste e Quarticciolo
Quarticciolo è oggi un quartiere spesso presente nelle cronache nazionali, per interventi annunciati dallo Stato e manifestazioni degli abitanti riuniti in comitati, Tor Tre Teste invece un quartiere residenziale nel verde. I due luoghi in realtà hanno molti punti di contatto storici. Chiariamo alcune cose con Stefano.
“Per Tor Tre Teste, il titolo dell’articolo della guida fa riferimento a ‘tre ritratti del sarcofago’ che danno il nome al quartiere. Si fa riferimento a un rilievo con tre teste appunto. Ma attenzione, la chiesa di Sant’Anna con il casale torre di riferimento nel retro, oggi presenta in realtà sei teste in tutto. Infatti il rilievo visibile sulla via Prenestina non è quello originario che ha dato il nome alla torre, ma è quello che si trova sulla parete laterale sinistra, oggi quasi coperto da un albero di fichi. Le tre teste maggiormente visibili infatti, sono state aggiunte successivamente negli anni Cinquanta, a seguito di scavi per l’allargamento di Via Prenestina e sono di marmo, quelle originarie sono invece di travertino e non appartengono a ‘un sarcofago’, ma a un sepolcro. Anche in questo caso possiamo notare la collocazione della torre, lontana o comunque molto decentrata dal quartiere omonimo, che sorge nel territorio dell’antica tenuta denominata Quarticciolo.
Il quartiere nato negli anni Ottanta del secolo scorso, si chiamò Tor Tre Teste perché l’area di edificazione affacciava sulla strada di bonifica omonima. La vecchia tenuta del Quarticciolo, oltre a inglobare l’odierna Tor Tre Teste, confinava con la zona dell’attuale quartiere di Torre Maura, arrivando fino all’altezza di Via dei Fiorrancini. Aveva una forma strana che assomiglia a un trapezio che arrivava a lambire anche la Casilina, di fronte alla caserma dell’Undicesimo autogruppo e giungeva fino al confine costituito dall’attuale Viale Alessandrino, tenendo dentro l’attuale spazio del Centro Commerciale Casilino. Anche una parte di Via Tor Tre Teste era dentro l‘antica tenuta, fino al Fosso della Cunnola. Con la nascita della borgata che venne costruita su uno dei confini della tenuta negli anni Trenta e a cui venne imposto il nome ‘Quarticciolo’, si diede (come spesso è accaduto) alla parte il nome di un tutto che un tempo comprendeva un territorio molto, molto più vasto”.
Torre Gaia con Villaggio Breda
Cambiando territorio e tornando sulla consolare Casilina, chiedo a Stefano se è giusto trattare, come fa la Guida, Torre Gaia e Villaggio Breda insieme. Lui mi risponde di sì e mi dice che nella Guida si riconosce una fonte non dichiarata di uno studio di Jean Coste, padre marista e storico, recentemente ristampato dalle edizioni CivilMente.
“Villaggio Breda è un sotto toponimo del toponimo generale Torre Gaia, che è un’invenzione novecentesca. Torre Gaia ha una parte a nord, oggi purtroppo chiusa da una palizzata di cemento dalla linea metro, e una parte sud che nasce come zona residenziale. Partiamo da quest’ultima. Da sempre, a partire dagli anni Trenta fino a oggi, è stata generalmente abitata anche da persone agiate. La Società Anonima Imprese Agricole (Saia) costruì l’insediamento nei primi anni Trenta a partire da poderi, comprensivo dell’istituto delle suore. Alla torretta della struttura religiosa verrà dato il nome di ‘Torre Gaia’ dal costruttore, l’ingegner Sechi, lo stesso che aveva curato la prima edificazione di Torre Maura. Il progetto, nato sulla carta come recupero della campagna, fu in realtà una vera e propria speculazione edilizia, da cui nacque il nome anche odierno del luogo. Recentemente nella zona sono stati abbattuti edifici anni Trenta per ricostruire nuove costruzioni, dilapidando una testimonianza architettonica importante, senza che nessuno si sia opposto. Nessuna notizia è stata spesa nella Guida sulla storica ‘Dispensa’, divenuta poi ristorante Marsili; un elegante edificio dei primi anni Trenta del secolo scorso, fresco di demolizione.
Sarebbe poi interessante ripercorrere la storia di tutte le persone (dai gerarchi fascisti, agli alti funzionari dello stato, ai registi e artisti), che hanno abitato il luogo dalla nascita a oggi.
La parte a nord del quartiere ospiterà invece nel Secondo dopoguerra il ‘Villaggio dei Greci’, destinato all’insediamento di persone sfollate, esuli provenienti dalle ex colonie nell’Egeo. Non è una notizia conosciuta, eppure storicamente è rilevante. Parliamo di una parte che si trova di fronte all’attuale fermata della metro C ‘Torre Gaia’.
In uno spazio ulteriore, dal 1939 al 1941 nasce la terza Torre Gaia, che prende il nome di Villaggio Breda. Come per l’EUR si tratta di un disegno edilizio non compiuto, in questo caso arrivato solo a metà, che prende il nome dalla omonima vicina industria di armi. Anche Villaggio Breda ha avuto personaggi illustri. Per esempio il caposquadra dei restauratori che a Persepoli (nella zona archeologica centrale dell’antica Persia) ha ricostruito il palazzo di Dario, che si chiamava Alberto Bottoni (di cui ho ricostruito la biografia), abitava lì. Così come Lamberto Maggiorani, protagonista nel 1948 del film di De Sica e Zavattini Ladri di biciclette”.
Quadraro
A proposito di cinema, torniamo verso la Tuscolana, ripartendo dagli storici stabilimenti cinematografici.
“Quando nacquero gli studi cinematografici di Cinecittà nel 1937, tutti erano consapevoli che si trattasse di strutture che insistevano sul territorio del Quadraro, così come quelle dell’Istituto Luce.”
Sottolineo a Stefano, come Cinecittà abbia poi dato il nome a tutta la zona intorno, fino a diventare anche la denominazione all’attuale Municipio. “È vero, – risponde Vannozzi – eppure storicamente è Quadraro, dove il nome della tenuta è stato mantenuto solo da uno dei punti di confine, all’opposto del territorio degli studi. La tenuta del Quadraro era molto grande, non era solo confinata alla parte di Tuscolana vicino all’attuale fermata metro di ‘Porta Furba’, comprendeva parte dell’attuale Torre Spaccata e di Cinecittà est (confinando con la tenuta di Torre Spaccata) e anche con una parte di Alessandrino attuale. Tutto si sviluppò a partire da un piccolo casale torre che per decenni nessuno ha chiamato ‘Torre del Quadraro’, ma invece ‘Torretta’ (in Piazza dei Consoli). Oggi è tornato in auge il suo toponimo e la Guida lo sottolinea. Chi abitava vicino alla torre, per molto tempo non voleva essere individuato come abitante del quartiere ‘Quadraro’”.
Dico a Stefano che probabilmente invece oggi vivere al Quadraro è una nota di merito e che per questo si è ricominciato a chiamarlo così, come se l’antica estensione con quel nome, oggi più gradito alle persone, abbia iniziato a riprendersi fette consistenti di territorio.
“Storicamente la Torre del Quadraro – chiosa Vannozzi – è esattamente il centro della vecchia tenuta, da cui tutto il resto si irraggiava”.
Tor Sapienza
Andiamo a un altro quartiere citato nella guida, tra la Prenestina e la Collatina. Vannozzi argomenta.
“La torre che dà il nome al quartiere è effettivamente nel territorio del quartiere stesso e coincide quasi con la borgata storica. La borgata fu costruita nel suo nucleo originario da una persona di un paese di cui è originaria una parte della mia famiglia e dove vado spesso anche a studiare la storia locale, che è Cercemaggiore in provincia di Campobasso in Molise. Il fondatore di Tor Sapienza è, per così dire, un ‘mio compaesano’ che si chiamava Michele Testa, capostazione di quella che allora era il casello ferroviario di Tor Cervara negli anni Venti. La borgata storica sorge infatti vicino alla vecchia stazione (che poi si chiamò di Tor Sapienza) originariamente situata all’altezza di Via degli Armenti (abbiamo già citato in un precedente articolo il Vicolo della Stazione di Tor Sapienza, NdR), nella zona nord della Collatina. La zona sud è invece quella che inizia con Piazza Cesare De Cupis e la grande scuola Gesmundo (che era già stata dedicata, dopo l’edificazione, alla madre di Mussolini). Quello che resta della torre però è solo un basamento, nella Guida si indica la strada dove trovarlo, in Via Michetti. Non mi risulta però che il restauro sia stato curato sotto la supervisione della Soprintendenza.
Infine, nessuno ha mai fatto uno studio storico su un episodio che si sente raccontare da sempre, vale a dire che la torre sia stata fatta saltare dai tedeschi durante l’occupazione. Sarebbe interessante ricostruire la vicenda a partire da documenti dell’Archivio di Stato. Esistono comunque foto dei primi Novecento, alcune inedite, in cui si vede la torre integra”.
Forse ad alcuni la carrellata sui quartieri di questo del precedente articolo potrà sembrare disorientante (toponimi che sorgono fuori dalle tenute e dalle torri di riferimento, slittamenti, nomi e significati che cambiano). A chi scrive invece tutto questo sembra rafforzare l’avvicinamento dei luoghi, che rimandano l’uno all’altro continuamente, con una storia collegata e con una continuità quasi fraterna tra quartieri da sempre vissuti, nominati e amati.
Si conclude qui la panoramica che chi scrive ha chiesto a Stefano Vannozzi, che ringrazio moltissimo per la generosità, che ha visto un chiarimento del termine torre e un excursus su territori che hanno conservato nel toponimo tracce dei ‘casali – torre’ disseminati nel territorio romano. Per Letture Ballerine è stato un onore oltre che un piacere ospitare pareri così tanto informati e competenti. Sperando che la collaborazione possa tornare a realizzarsi prossimamente.
