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Dicesi borgata 1 - Letture Ballerine
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Dicesi borgata 1
Crediti foto: di Olga Lioncat: https://www.pexels.com/it-it/foto/citta-italiano-cielo-punto-di-riferimento-7245237/
20 Agosto 2025

Dicesi borgata 1

Borgata
Abbiamo parlato recentemente di “borgate pasoliniane” e sentiamo il bisogno di un chiarimento dei termini che faccia un po’ di ordine mentale.
A chi scrive è capitato di incontrare diverse borgate e non solo a Roma. Per esempio una volta è andato al mare vicino Chieti, nella borgata marina di Torino di Sangro sulla Costa dei trabocchi e si è trovato bene come se fosse a Tor Sapienza, ma notando una qualche differenza. Il termine ha un suo uso generale e uno più specifico per Roma. In più quello romano, ha diverse connotazioni.

Se parliamo in generale si fa riferimento a “un piccolo gruppo di case rurali” (Nuovo Dizionario De Mauro), aggiungeremmo trattarsi di un piccolo nucleo abitato, spesso distaccato dal centro di un comune, situato in zona rurale o montana, privo di autonomia amministrativa e caratterizzato da una dimensione ridotta (meno di una “frazione”), a volte riferimento per attività agricole, ittiche o pastorali della zona.

Secondo Italo Insolera (Roma moderna, 2011, Torino, Einaudi), per la prima volta in urbanistica il temine viene invece usato nella capitale per individuare la realizzazione di due insediamenti lontani dal centro e dal tessuto urbano prevalente, nel 1921: la “città giardino” di Monte Sacro sulla via Nomentana (per il ceto medio impiegatizio) e soprattutto la “borgata giardino” della Garbatella, situata a un chilometro da Porta San Paolo, su una collinetta su nascente zona industriale. Secondo Insolera il termine viene usato in senso “spregiativo”, con un sostantivo che deforma il più nobile “borgo”.

Borgate fasciste a Roma
Nel periodo immediatamente successivo, nei primi dieci anni di regime fascista, furono demoliti nel centro di Roma 5500 vani abitabili, proseguendo una pratica di intervento urbanistico definita “sventramento” iniziata già in precedenza in epoca liberale e portata ai massimi livelli. In particolare fu interessata un’area nelle vicinanze del Campidoglio, che ospitava un quartiere nato nel Rinascimento sotto la direzione del cardinale Michele Bonelli e integrato all’area delle vestigia di epoca romana, che fu demolito completamente (non solo le case sorte successivamente per facilitare un diradamento) per lasciare spazio al Teatro Marcello fino al Colosseo, creando Via dell’Impero (inaugurata nel 1932, oggi via dei Fori Imperiali), sotto la direzione dell’archeologo Corrado Ricci. Altri sventramenti famosi furono operati nell’area di Largo Argentina e a Borgo.

Le persone che persero le loro abitazioni nello sventramento della città storica, furono progressivamente condotte in undici “borgate ufficiali” costruite tra gli anni ’20 e gli anni ’30, ma comunque non previste da Piano Regolatore.

Nacquero così questi insediamenti costruiti dall’Istituto autonomo fascista delle case popolari, che costituivano “un pezzo di città in mezzo alla campagna, che non è realmente né l’una né l’altra cosa”. Gli abitanti dell’area del Foro di Cesare e di Traiano e della via del Mare (attuale via del Teatro Marcello), furono ad esempio collocati vicino all’attuale Via del Mare, a 15 km dal centro, nella borgata di Acilia (1924).

Tra il 1928 e il 1930 (negli anni di distruzione delle case tra Campidoglio e Fori) furono costruite con materiali “autarchici” e in velocità le borgate San Basilio, Prenestina e Gordiani, con “stanze a pianterreno senz’acqua né servizi” se non comuni. Ben presto alle costruzioni baraccate ufficiali si unirono baraccamenti di fortuna.

Tra il 1930 e il 1940 si costruirono le borgate di: Trullo, Tiburtino III, Pietralata, Tufello, Val Melaina, Primavalle, Tor Marancio (oggi Tormarancia) e Quarticciolo. Non a caso ogni insediamento sorge vicino a uno o più forti militari (nati con Roma capitale per volere dei Savoia: Pietralata, Prenestino, Trionfale…). Sono strutture diverse dalle precedenti, non sono baracche ma case e hanno servizi igienici interni. Pietralata fu emblematica per una dinamica ricorrente, a parità di borgata. Nei lotti più modesti ci finirono i più poveri, nei palazzi i privilegiati e i raccomandati, i lotti avevano come servizio di riferimento il mercato, i palazzi i negozi. Nelle ultime borgate fasciste la disposizione orizzontale lascia spazio progressivamente alla costruzione per piani (fino al quinto).

Secondo l’urbanista Insolera, la logica della nascita delle borgate ha una natura speculativa sia sui terreni specifici dove sorsero, ma ancora di più sui terreni limitrofi. Da quel momento in poi la speculazione a edificare si travestirà da strumento per “risanare le borgate”. Mentre le borgate erano nate per risanare il centro storico archeologico, a discapito degli abitanti che molto spesso e con maggiore fatica continuarono a lavorare in centro.

Alcune considerazioni
Se andiamo al significato primario di borgata su dizionario, la specificità romana ha preso il sopravvento “quartiere periferico ai margini di una grande città: le borgate romane, vivere, abitare in borgata; ragazzo di borgata, borgataro”. Unica chiosa al Nuovo Dizionario De Mauro, che è un vocabolario dell’uso, dal punto di vista storico sono i margini che si sono ricongiunti con le lontane borgate.

Alcune considerazioni a sommario. Quanto la storia ci riguarda e ci racconta molte cose sulle disuguaglianze in città, generatici di disagio. Quanto illumina dinamiche che esistono tutt’ora, in forma magari molto diversa. Come è importante quindi, risalire a ritroso le vicende, ad esempio, dal Quarticciolo di oggi a quello lontano, ma poi neanche troppo, del 1940, per comprendere.

La vicenda delle borgate romane proseguirà anche nel Secondo dopoguerra. Ma di questo chi scrive riporterà al meglio delle sue possibilità nel prossimo articolo.