La libreria in pratica
Come chi scrive, credo che molti lettori e amanti dei libri sognino di cambiare vita e aprire una libreria. Magari pensando di mettere a frutto la propria passione e replicare quotidianamente il piacere di varcare la soglia verso gli scaffali. Magari sognano di trasferirsi in piccoli centri e chiamare il posto “Un libro sotto il mare” e di consigliare, vendere e naturalmente leggere tanto, leggere tutto quello che gli va.
Vendere libri è una cosa seria
A schiarire loro le idee sulla realtà della vendita, potrebbe tornare utile la “guida pratica per aspiranti librai” di Vittorio Graziani, soprattutto se pensassero di impegnarsi svincolati dal franchise delle catene (Mondadori, Giunti, Feltrinelli, Libraccio…). Scoprirebbero il racconto e la testimonianza dell’autore nato a Napoli, che dopo una laurea in economia ha lavorato a lungo prima nell’editoria (soprattutto in ufficio stampa) e poi nelle librerie Feltrinelli, fino a dirigerne una, in Via Piemonte a Milano. Nel 2018 nella stessa città ha riaperto, dopo averla rilevata, una storica libreria indipendente, la Centofiori. Dalla storia di questa nuova impresa, nasce un vademecum narrativo pragmatico e leggibile con gusto.
Le cose da considerare e approfondire
Si tratta di una vera e propria guida che considera tutti i passi da fare. Se aprire una libreria di catena permette una serie di facilitazioni dal punto di vista economico, può andare stretta come spazio di manovra per un libraio di mestiere. Eppure nel nostro paese lavorare per le librerie di catena è uno dei pochi modi per fare esperienza dall’interno su alcuni aspetti pratici e imprescindibili.
Il testo prende per mano un aspirante libraio e spiega diversi aspetti, con sagacia e sapienza consulenziale.
In Italia non ci sono corsi definiti per imparare il mestiere, a differenza del Regno Unito, così come non ci sono realtà associative che organizzino il sostegno economico e di competenze di chi voglia investire in tale attività, a partire da leggi propizie, come nel caso della Francia. Nel nostro paese si diventa librai solo con percorsi da costruire individualmente con intelligenza, dedizione e solitudine.
Attraverso casi di studio, sotto forma di esempi raccontati, è possibile capire come svolgere studi di fattibilità che partano dalla conoscenza del territorio e delle altre attività culturali che vi insistono. Si scopre che i piccoli centri sono da prendere con le molle, che si deve fare anche uno studio demografico del luogo, per capire se c’è una fascia di popolazione interessate e che possa spendere, si deve girare a piedi e incontrare. Chi scrive ha trovato approfondimenti interessanti sui municipi V e VII di Roma e sulla loro composizione rispetto al tema.
Quante sostanze economiche ci vogliono per aprire? Quanti metri quadri cercare e cosa considerare nella ricerca? Dove trovare i soldi per sostenere l’impresa? Quante ne vanno programmate per continuare? Come organizzare gli spazi? Come scegliere i libri e la divisione tra categorie e generi? Dove prendere i libri? Come comunicare, far girare il nome e la realtà della libreria a partire dai social network? Come orientarsi nella scelta dei collaboratori? Come far durare una libreria? Come armonizzarla nel quartiere? Come fare il libraio orientatore e facilitatore di relazioni?
Si tratta di un vero prontuario prima esplorato e poi sintetizzato a fine testo.
Impossibile improvvisare
Come nei versi di una canzone di Paolo Conte, l’idea che ci si costruisce in relazione a un’intrapresa di vendita di libri è che si tratti di un mondo di adulti dove si sbaglia da professionisti. Se è impossibile non programmare in tutti i progetti validi, in quello così delicato fino alla fragilità e multifunzionale del libraio (lettore, consigliatore, organizzatore di risorse e sollevatore di pesi) lo è ancora di più. Anche l’autore che pur proviene da una lunga esperienza acquisita, ci racconta come abbia dovuto mettersi in gioco in maniera notevole, affrontando i momenti di difficoltà (ad esempio la chiusura da Covid).
Conclusioni parziali
Chi scrive apprezza sempre i bagni di consapevolezza, quindi il libro ha lasciato maggiori chiavi di lettura di un mondo affascinante, ma anche molte domande generative. L’autore coglie nel segno e si ha subito voglia di andarlo a trovare in libreria a Milano e continuare a farsi dare dritte (c’è anche qua e là una lista di librerie da lui accompagnate in Italia e anche il riferimento alle persone da cui si è fatto aiutare professionalmente). Nel mio caso chiederei maggiori informazioni sulla vendita di libri usati (tema non trattato).
Soprattutto conservo il fatto che animare una libreria significhi strutturarsi da un punto di vista progettuale, per dare un contributo a una questione culturale (di fruizione e di emancipazione culturale) che esiste. Così come la consapevolezza che, pur senza la giusta considerazione istituzionale, una libreria in rete con altre attività di welfare di prossimità, possa essere un argine alla prevenzione della desertificazione commerciale e sociale dei luoghi.
Il libro in questione
Vittorio Graziani, Vendere libri è una cosa seria. Guida pratica per aspiranti librai e incorreggibili sognatori, 2025, Milano, Utet (De Agostini libri), pp. 180.
