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La tesi di Eco
Crediti foto: Pubblico dominio CC Commons
11 Ottobre 2024

La tesi di Eco

IL LIBRO

Umberto Eco, Come si fa una tesi di laurea. Le materie umanistiche, 1977/2005, Milano, Bompiani, pp. 249.

L’AUTORE

Filosofo, medievista, semiologo, massmediologo, romanziere, ma soprattutto Umberto Eco.

SINTESI DEL LIBRO

Umberto Eco ha pubblicato, circa quarant’anni fa, una guida per scrivere la tesi obbligatoria per gli studenti dell’università di massa. Oggi è un libro di culto.

I destinatari sono studenti dalle risorse, economiche e materiali limitate, provenienti dalla provincia e dalla periferia, cresciuti in case con pochi libri, in paesi o quartieri senza librerie, dove, se esistono biblioteche pubbliche, sono essenziali.

Nel testo vengono indirizzate loro indicazioni approfondite per realizzare una tesi “dignitosa” e, soprattutto, viene svolto un incoraggiamento a considerare la tesi come un modo per recuperare, magari a fronte di precedenti frustrazioni, un senso costruttivo dello studio. La tesi può infatti essere un’occasione per praticare: una “elaborazione critica di un’esperienza”, l’acquisizione “di una capacità (buona per la vita futura) a individuare i problemi, ad affrontarli con metodo, ad esporli secondo certe tecniche di comunicazione”.

Il percorso del testo accompagna lo studente dalla “scelta dell’argomento” alla “redazione definitiva”, passando per la “ricerca del materiale”, “il piano di lavoro”, “la schedatura” e “la stesura”.

Le Letture ballerine traggono ispirazione dalle precise indicazioni di Eco sul lavoro di lettura approfondita dei testi attraverso, per esempio, sottolineature differenziate per tematiche (attraverso diversi colori), quando non si entra in relazione con più libri alla volta come nel caso della tesi, e sul successivo sviluppo di schede di lettura con la sintesi organizzata delle informazioni salienti.

Come si fa una tesi di laurea è, anche senza seguire alla lettera tutte le indicazioni, soprattutto un invito alla disciplina, alla ricerca di padronanza di un metodo. Quando nel lavoro degli studenti avviene la trasformazione dalla primitiva bozza di indice degli argomenti al “commento analitico” degli stessi, si promuove la costruzione di un piano di lavoro che “serve soprattutto per vedere se avete già delle idee in ordine”.

Nel capitolo più datato, quello della “redazione definitiva” Eco fornisce indicazioni formali sulla battitura della tesi e il carattere del paragrafo prende le sembianze dei caratteri della macchina da scrivere. Tale parte anche in epoca odierna e digitale, fornisce suggerimenti sull’organizzazione dei contenuti e sulle tecniche comunicative ancora utilissimi.

UN ARGOMENTO AUTOFORMATIVO

In coda al “Piano di lavoro e schedatura”, praticamente a metà libro, Eco presenta la sua definizione di “umiltà scientifica”. Essa consiste nel considerare il fatto che “non è detto che le idee migliori ci vengano dagli autori maggiori”. Eco racconta di come un testo dell’abate Vallet (un minore ottocentesco) trovato su una bancarella a Parigi, lo abbia illuminato nella ricerca del problema estetico in San Tommaso D’Aquino (argomento della tesi di laurea dell’autore).

Da qui la consapevolezza che “Chiunque può insegnarci qualcosa. Magari siamo noi che siamo così bravi che riusciamo a farci insegnare qualcosa da chi era meno bravo di noi. Oppure anche chi non ci sembra tanto bravo ha delle bravure nascoste”. Quindi “bisogna ascoltare con rispetto chiunque” e imparare che “se si vuole fare una ricerca non bisogna disprezzare nessuna fonte, per principio. Questa è quella che chiamo umiltà scientifica. Forse è una definizione ipocrita perché cela molto orgoglio, ma non ponetevi problemi morali: orgoglio o umiltà che sia praticatela”.

L’attenzione a mantenere un’umiltà metodologica è un approccio importante, da considerare anche costruendo e svolgendo attività di formazione o educative. Mentre si progettano: per tenere conto di tutti gli apporti possibili per proporre contenuti e organizzare esperienze. Mentre si svolgono: per avere consapevolezza del ruolo del formatore come facilitatore di apprendimenti che generano dal lavoro del gruppo in aula. Nello spazio formativo e nello spazio della relazione educativa, ogni soggetto è una risorsa, senza poter prevedere il grado di significatività in base al livello di studio, di sensibilità apparente o di provenienza sociale. Anche la formazione e la relazione educativa, come la ricerca, consistono nel “fare le cose con gusto”, seriamente, “come un gioco” e “come una caccia al tesoro”.