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La teologia di Zarri - Letture Ballerine
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La teologia di Zarri
Crediti foto: Pubblico dominio CC Commons
11 Ottobre 2024

La teologia di Zarri

IL TESTO

Adriana Zarri, Teologia del quotidiano, 2012, Torino, Einaudi, pp. 103.

L’AUTRICE

Nasce nel 1919. Teologa e scrittrice. Ha scritto su diversi giornali come Avvenire e Il Manifesto. Dal 1975 alla sua morte (2010) ha scelto la vita eremitica laica, in una cascina contadina in Piemonte.

SINTESI DEL LIBRO

Il testo è una raccolta postuma di scritti dell’autrice in sei capitoli, caratterizzati dalla dimensione di una teologia della quotidianità vivente.

Zarri presenta una ricerca desacralizzata, nel senso di non praticata in spazi angusti e formali, ma in quelli larghi della vita: “distillerò la mia esistenza fino a spremere il succo teologico”. Da qui la scelta di una vita appartata, ma non monastica.

Si tratta allora di una scelta di “testimonianza”?

L’autrice rimane perplessa su tale definizione e, non avendo l’obiettivo di dare l’esempio, preferisce parlare di una vita come “resoconto”, “un termine volutamente dimesso e notarile”, ma anche narrativo aggiungiamo noi. Tanti i temi del testo: la ricerca e la scoperta; l’esperienza e l’invenzione; l’esistenza e l’essenzialità.

In questo senso è centrale per l’autrice chiarire che Gesù non incita “a ritornare bambini, ma a diventarlo”, in questo senso è importante voler evolvere a partire dal frammento che noi siamo e che viviamo, in un processo dall’elementare al semplice, passando per il complesso. E ancora i temi della preghiera (come accoglienza), della vita contemplativa e dei valori in disuso che la educano (ascolto, fantasia e dimensione artistica).

Interessanti i passaggi sulla fede, sulla religione, sulla libertà, sulla legge e i precetti, sui valori cristiani, sull’idea di una teologia trinitaria e pluralista.

Soprattutto per chi scrive è stato interessante stare nelle pagine che hanno evidenziato le relazioni della teologia con la poesia (l’ arte che esprime l’inesprimibile attraverso parole umane).

UNO SPUNTO AUTOFORMATIVO

Nel primo capitolo Zarri dice che preferisce per lei non le definizioni di “teologa e scrittrice”, ma quelle di “studiosa di teologia e pubblicista”. La prima, in particolare, chiama in causa “l’indiscutibile diritto alla ricerca” senza ricorso a titoli di studio. Zarri ritiene un valore quello di aver fatto prima delle scoperte personali, osservate nella sua esperienza di vita, e poi di averle lette anche nei grandi classici disciplinari.

Se non avesse fatto così non avrebbe sperimentato “un sapore esaltante di invenzione”, inconoscibile per chi si affida alle sole nozioni. Chi conosce solo attraverso le idee seppure autorevoli di altri, viene scolasticamente “defraudato” di una grande possibilità. Ci è venuto in mente Gianni Rodari e la storia del suo “topo di biblioteca” che raccontava ai sui amici di aver mangiato gatti, rinoceronti, cani ed elefanti, ma invece aveva mangiato solo le loro foto stampate.

Gli operatori sociali più giovani, per fortuna in media più scolarizzati dei colleghi più maturi, possono darsi la possibilità di integrare i loro saperi, anche attraverso l’umile pratica quotidiana dell’esperienza, della sua osservazione e del suo “resoconto” non rigido e non chiuso, riguardante persone, dinamiche e sentimenti.

Ovviamente il monito funziona anche per noi, topeschi “pubblicisti” delle Letture Ballerine.