La letteratura di Todorov
IL TESTO
Tzvetan Todorov, La letteratura in pericolo. 2008, 2011, Milano, Garzanti, pp. 94.
L’AUTORE
Nasce a Sofia 1937. Per studio si trasferisce a Parigi. È stato allievo di Roland Barthes e Gerard Genette. Dapprima ispirato dai formalisti russi, ha rivisto progressivamente le sue idee sul significato della letteratura. Ha lavorato presso il Centro Nazionale di Ricerca Scientifica di Parigi, città dove è morto nel 2017.
SINTESI DEL LIBRO
Tullio De Mauro ripeteva che quando padroneggiamo un concetto, siamo capaci di illustrarlo in poche parole. È proprio quello che viene in mente incontrando questo breve e denso testo di Tzvetan Todorov.
A partire dalla “Premessa” e nei primi due capitoli, l’autore ripercorre la sua relazione con i libri a partire dall’infanzia di figlio di bibliotecari. L’avvicinamento ai formalisti russi negli anni universitari nasce dall’esigenza di parlare di letteratura affrontando il testo in sé (la sua struttura e le sue forme linguistiche), senza dover affrontare aspetti ideologici nel clima di censura della Bulgaria sovietica. Il percorso di studio e lavoro a Parigi vede un progressivo distacco dall’interesse per i metodi di analisi esclusivamente formale dei testi e un parallelo allargamento a un’analisi che permetta l’incontro con gli autori, nella quale si integrano anche studi sulla: psicologia, antropologia, storia e filosofia morale.
Ma il suo interesse originario “strutturalista” introdotto insieme ad altri negli anni Sessanta e Settanta, ha nei fatti caratterizzato un indirizzo ministeriale ben preciso in Francia. Gli insegnanti sono chiamati a concentrarsi sullo studio dei mezzi e a sottovalutare i fini della letteratura, che è spesso per il lettore una ricerca di significato e di comprensione della propria esperienza.
L’autore è convinto che l’approccio alla letteratura debba ormai essere un buon equilibrio tra le cause che generano l’opera (la storia letteraria) e le forme costitutive della stessa (la poetica). Considera letteratura tutti quei testi che contribuiscono alla comprensione della vita e che aiutano il lettore a viverla, ampliandola e rendendola più umana.
Nota invece che l’approccio scolastico e decostruzionista ai testi, porta a trattarli come oggetto “chiuso, autosufficiente, assoluto” e che sempre di più si rischia un esito di relativismo radicale, per cui ogni testo diventa portatore della sola verità che ogni verità sia inaccessibile e che tutte le discipline di studio (siano scienze umani o naturali) non sono altro che generi letterari con loro regole e convezioni. Una forma estrema di tale tendenza porta molti scrittori a una narcisistica e compiaciuta “scrittura” di sé, che può avere come esito il solipsismo, con un concreto rischio di slittamento dal formalismo al nichilismo.
Nei capitoli seguenti Todorov ripercorre il progressivo allontanamento dell’opera letteraria dalla sua comunicazione con il mondo reale, dal periodo classico in poi.
Ancora nell’estetica dell’Illuminismo così come quella del Romanticismo, pur essendo promossa l’autonomia dell’opera d’arte, viene sempre considerato che essa rappresenti una forma particolare di conoscenza del mondo. La rottura in questo senso avviene invece all’inizio del XX secolo.
Nel capitolo “Che cosa può la letteratura?”, l’autore considera i poeti, gli autori e i personaggi come compagni fidati (non solo in situazione ordinarie, per lettori e scrittori, ma anche in casi estremi per diversi deportati in campi di sterminio). La letteratura è intesa come scoperta di sentimenti, di nuove prospettive e come forma di cura potenzialmente trasformativa. La letteratura vuole conoscere la condizione umana, in una maniera più accessibile per il lettore che non la filosofia. In una c’è il racconto particolare, nell’altra l’astrazione dei concetti. In uno c’è l’invito al lettore di formulare una tesi, nell’altro c’è una tesi già formulata.
La letteratura è anche una causa importante di disapprendimento di “discorsi dominanti”. Con il filosofo americano Richard Rorty concorda nel vedere nella letteratura non solo un argine all’ignoranza, ma all’egotismo e alla nostra illusione di autosufficienza.
La lettura letteraria avvicina all’incontro con altri individui e l’incontro con personaggi diversi da noi provoca un “allargamento interiore”, “l’inclusione della coscienza in altri modi di essere”. L’approdo finale più che la conoscenza è quindi l’amore, “forma suprema del rapporto umano”. Ogni discorso narrativo per Todorov contribuisce al movimento di assunzione del punto di vista dell’altro.
UNO SPUNTO AUTOFORMATIVO
Nel capitolo “Una comunicazione inesauribile” l’opera letteraria viene riepilogata come un universo allargato della realtà, una particolare forma di verità collegata alla nostra filosofia morale.
“Essendo oggetto della letteratura la stessa condizione umana, chi la legge e la comprende non diventerà un esperto di analisi letteraria, ma un conoscitore dell’essere umano”.
Poi però Todorov aggiunge un passaggio ulteriore interessante: “E allora quale migliore preparazione per tutte le professioni basate sui rapporti umani? Se si intende così la letteratura e si orienta in tal modo il suo insegnamento, quale aiuto più prezioso potrebbero trovare il futuro studente di diritto, o di scienze politiche, il futuro operatore sociale o chi si occupa di psicoterapia, lo storico o il sociologo?”.
Todorov concorda con Paul Bénichou che “bisogna includere le opere nel grande dialogo tra gli uomini, iniziato nella notte dei tempi e a cui ciascuno di noi per quanto insignificante sia, prende ancora parte”.
