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Con Vannozzi sulle Torri 2
Crediti foto: di Giacomo Defilato, da una cartolina di Giovanna D’Arco Bigonzi
28 Marzo 2025

Con Vannozzi sulle Torri 2

Proseguiamo a conversare con Stefano Vannozzi, che nel precedente articolo pubblicato nella categoria “Visione Periferica” – dove lo abbiamo anche presentato – ci ha aiutato a chiarire il significato storico archeologico del termine “torre”, precisandolo in “casali torre”, integrando e ampliando quanto riscontrato nella lettura del testo completo della guida di Repubblica, Le Torri di Roma. Segreti e bellezze delle periferie.
Ricordiamo che Vannozzi il prossimo 5 aprile terrà una lezione a ingresso libero sulla storia del quartiere Torre Maura, organizzata da Cittadinanza Attiva Torre Maura nei locali del Welfare di Comunità di Via dei Colombi 190 a Roma.

Chi scrive ha chiesto a Stefano di leggere il capitolo della guida dedicato alle “Torri”, vale a dire a una serie di quartieri e territori di Roma su cui il testo si concentra riportando notizie sulla relazione tra insediamenti attuali e strutture archeologiche preesistenti. Scopriamo anche qui che ci sono molte cose che Le Torri non dicono, che termineremo di verificare anche in un articolo che seguirà. Il nostro interlocutore farà spesso riferimento come fonte al capitolo “Ferrovie Vicinali: la tratta Togliatti-Pantano Borghese. Dalle fermate alle stazioni, storia di uomini e borgate” da lui scritto, contenuto nel testo redatto insieme a Umberto Camilloni e Stefano Panella: Ferrovie Vicinali Roma – Fiuggi – Frosinone e diramazioni. Brani di storia dagli archivi pubblici e privati. Documenti per la ricerca, 2017, Palestrina, I. T. L.

Torre Maura: storia di un nome di quartiere senza torre

Con Stefano partiamo da Torre Maura, nostro comune quartiere d’origine, per capire se quanto riportato nella guida sia sufficiente.

“Qui manca una parte storica che ricordi che nel Medioevo questa località era conosciuta come Casa Calda e che in epoche più recenti diventa borgata Torre Spaccata. È vero, come riportato, che le prime abitazioni dell’attuale quartiere sorgono negli anni venti del novecento, ma non è vero che fossero costruite da contadini arrivati dal meridione divenuti muratori. Non sarebbe stato possibile. Al tempo dei primi insediamenti delle famiglie, esistevano leggi che richiedevano un passaporto per gli spostamenti interni all’Italia (rilasciato solo se in possesso di un lavoro in città, la legge fu abolita negli anni cinquanta). I primi abitanti si erano stabiliti lì, magari abbandonando la città, ma provenendo spesso dal centro di Roma. Non erano contadini, ma gente prevalentemente di ceto medio artigiano, in alcuni casi addirittura anche medio alto. Coloro che costruiranno le case da soli provenendo dalle campagne del centro – sud, arriveranno solo a partire dal Secondo dopoguerra”. ‘
Ricordo a Vannozzi che sulla guida, la torre fotografata a illustrazione del territorio è la Torre di Casa Calda, che però non ha dato il nome a Torre Maura, “infatti”, argomenta lui “Torre Maura ha un toponimo moderno, fuso con uno antico. Il toponimo altomedioevale è Santa Maura, che in origine era San Mauro, riferito a una chiesa di cui resta l’abside nell’area di un attuale omonimo albergo sulla via Casilina. La Denominazione Santa Maura è stata poi spostata e attribuita a un rudere in laterizio di epoca antonina che si trova in Via dell’Airone vicino alla Via Casilina, finché per la prima volta, fu chiamata Torre Maura una fermata di trenino costruita nel 1936, all’altezza dell’attuale Via dei Colombi (che fino al 1935 si chiamava Via Primo Martini). Il nome di Torre Maura, nasce quindi dall’unione di torre, in analogia ad altre denominazioni di luoghi con questa parola nel circondario, e Maura, proveniente dalla dicitura antica.
La stazioncina ebbe vita breve: fu demolita nel 1938 per fare spazio al raddoppio dei binari della ferrovia Roma – Fiuggi – Frosinone, ma oramai il gioco era fatto, si cominciò progressivamente e sempre di più a chiamare Torre Maura questo insediamento che fin dalle origini si era chiamato borgata di Torre Spaccata, perché situato ai limiti dell’omonima tenuta”.

Ancora oggi nell’ufficialità delle carte comunali tale dicitura, pur superata del tutto sia nell’uso comune che in tutto il resto della comunicazione istituzionale, resiste. Così Via dei Colombi e zone limitrofe sono individuate come Torre Spaccata, mentre via delle Rondini e dintorni come Torre Maura, aggiunge chi scrive.

“Esatto”, riprende Vannozzi, “la zona si continuò a chiamare dalla metà degli anni trenta un po’ Torre Maura e un po’ Torre Spaccata, fino ai primissimi anni cinquanta, quando la denominazione Torre Spaccata slittò altrove, sugellata dalla costruzione di un nuovo grande quartiere da parte di Ina Casa poco lontano (ma paradossalmente fuori dall’antica tenuta di Torre Spaccata), che fu così denominato.
Fino a una ventina di anni fa, a Via degli Albatri, la prima traversa di Via dei Colombi parallela alla Casilina nell’attuale Torre Maura, c’era ancora un’insegna luminosa che recitava ‘condotta medica di Torre Spaccata’, l’ho vista per anni, molti testimoni l’hanno presente, ma purtroppo non l’ho mai fotografata per il mio archivio, è un mio rimpianto”.

Tor Vergata: la torre sparita, il quartiere slittato

Oggi se pensiamo a Tor Vergata, parliamo, come fa la guida, dell’area intorno all’omonima università, ma anche al nuovo quartiere a sud dell’Autostrada Roma-Napoli, dominato da un polo commerciale, che non centra nulla, storicamente, con “Tor Vergata”. “Tra l’altro – aggiunge Stefano – la torre che dà il nome al quartiere è scomparsa già dagli inizi del XIX secolo, era posta su una collinetta proprio di fronte alla mia attuale abitazione, in questo caso in zona Tor Vergata propriamente detta. Era una torre costituita da una muratura a verghe, a liste, da lì il nome. Non è nemmeno l’unica chiamata così a Roma, un’altra che conosco è visibile nella zona della Giustiniana e presenta delle fasce nere e bianche, rispettivamente di basalto e marmo”.

Torre Angela e Torrenova: slittamenti e castelli posteriori

Anche nel caso di Torre Angela, le origini vanno cercate altrove e non sono ricostruite dalla guida, “la torre che dà il nome al quartiere, di ser Angelo, si trova nella tenuta di Tor Bella Monaca, già tenuta Vaselli. Anch’io ho abitato per un certo periodo a Torre Angela, cosciente però del fatto che questa zona una volta era “Torrenova” e quando mi è stato possibile ho fatto notare a chi avevo davanti come nel quartiere non a caso ci siano strade che si chiamano: via del Torraccio di Torrenova, Via di Torrenova (via principale del quartiere) e nessuna che faccia riferimento a Torre Angela.
Oggi la zona chiamata “Torrenova” è ridotta invece a un gruppo di case dietro al castello omonimo, e molti impropriamente la chiamano addirittura quartiere di Tor Vergata. Ma quello che oggi si chiama Torre Angela era la vecchia Torrenova, facente parte di quella tenuta. Le rade case della borgata storica di Torrenova sono tutte concentrate nel primo tratto dell’attuale Via di Torrenova, contraddistinto dalla presenza della condotta sanitaria conosciuta come “il castelletto”.
L’invenzione di Torre Angela ha poi fagocitato tutto. Nelle pubblicazioni oggi disponibili su Torre Angela sono molto ben ricostruiti gli aspetti archeologici e storici del territorio e i giorni nostri. Manca invece una ricostruzione storica sulle vicende umane e sociali della prima metà del novecento che sarebbe interessante avere.

Il castello di Torrenova infine, visibile sulla Casilina, non nasce come tale, ma come casale torre, noto come torre di Giovanni Bove. Sulla struttura medioevale l’architetto Fontana agli inizi del XVII secolo realizza una radicale ristrutturazione con l’erezione di un palazzo cinto da merli e una chiesa dedicata a san Clemente. Sulla collina adiacente è invece il Casale Montesanto (dei Conforti), edificato su un precedente casale torre detto di Ocilenda”.

Tor Bella Monaca: non dimentichiamo la borgata vecchia, senza Grotte

Tor Bella Monaca è ormai anche un luogo iconico, immortalato da romanzi e film, non poteva mancare. Però per Vannozzi “nella guida si parla solo della nuova Tor Bella Monaca, ma non della vecchia borgata, che nasce nel 1949 e che ha come asse viario principale l’attuale Viale Santa Rita da Cascia con la sua omonima parrocchia. Molti hanno creduto di riconoscere nella santa in questione ‘la monaca bella’ che avrebbe dato il nome alla tenuta (ma tutto è partito da un’invenzione poetica di Augusto Iandolo). Mentre il toponimo deriva da torre di Paolo Monaco, da cui palamonaco, palamonica, belamonica, bellamonaca, questo il passaggio. Qualche anno fa a gran voce di popolo, la politica si è mossa per cambiare il toponimo a Tor Bella Monaca vecchia, intervento richiesto dai cittadini per distaccarsi dalla cattiva nomea del quartiere nuovo, pervenendo ufficialmente alla nuova denominazione di Grotte Celoni. Ma le grotte in questione, sorgono più spostate, a sud della Casilina, ad almeno un chilometro e mezzo di distanza dal territorio di cui stiamo parlando, creando un altro slittamento del toponimo, per scelta politica stavolta”.

Centocelle nasce altrove, Tor de’ Schiavi è Centocelle

La storia di Centocelle è un manuale di slittamento del nome. “La Torre che dà il nome al quartiere anche qui è altrove. La Torre omonima è ai confini di quello che oggi si chiama quartiere di Torre Spaccata e anch’essa, con la perdita di memoria storica, ha cominciato a essere chiamata dagli abitanti Torre Spaccata. In realtà si tratta della Torre di Centocelle, variamente nominata nel tempo e nei testi anche come Torraccia, Torraccio, Torre San Giovanni (a ricordarne la basilica proprietaria). Comunque non nel quartiere che si chiama oggi Centocelle.
La tenuta di Centocelle infatti comprende un’area che andava dalla Casetta degli Angeli in zona Torpignattara all’attuale via di Torre Spaccata, inglobando all’interno anche quello che oggi chiamiamo quartiere di Torre Spaccata, così come la zona dell’aeroporto di Centocelle a sud della Casilina, che è solo al confine con l’attuale quartiere di Centocelle. Al centro di questo vasto territorio sorge l’antica torre.
Il quartiere attuale inizia a essere individuato con quel nome, da quando di fronte alla sua zona, quella in cui inizia via Tor de’ Schiavi, viene costruita la stazione dal nome Centocelle, sul confine esatto tra le tenute di Centocelle e Tor de’ Schiavi. Da lì in poi, sempre di più, sarà la parte nel versante limitrofo di Tor de’ Schiavi a prendere il nome di Centocelle, continuando ad estendersi e portando con sé la denominazione, fino alla Via Prenestina. Mentre la torre che le dà il nome, resta isolata in un territorio anonimo e (allora) non costruito”.

Ringraziando Stefano Vannozzi per aver ampliato ulteriormente quanto riportato nella guida Le Torri di Roma, a chi scrive non resta che ricordare che la conversazione continuerà nel prossimo articolo e riguarderà: Quadraro, Quarticciolo, Torre Gaia, Torre Spaccata, Tor Tre Teste e Villaggio Breda.