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Maestri differenti in dialogo
Crediti foto: di Giacomo Defilato, per gentile concessione, particolare della copertina del libro
2 Giugno 2025

Maestri differenti in dialogo

Milani, Lodi e Bachtin
Leggendo il libro curato da Cosetta Lodi e Francesco Tonucci, L’arte dello scrivere. Incontro tra Mario Lodi e don Lorenzo Milani (2017, Drizzona, Casa delle Arti e del Gioco – Mario Lodi), a chi scrive è venuto in mente il filosofo della letteratura Michail Bachtin, quando in L’autore e l’eroe scriveva “il primo problema è capire l’opera come la capiva l’autore stesso, senza andare oltre i limiti della sua comprensione […].
Il secondo problema è usare la propria extralocalità temporale e culturale. L’inserimento nel nostro contesto (estraneo all’autore)”.
Vediamo allora intanto la storia dalla prospettiva dei protagonisti.

La storia
L’arte dello scrivere ricostruisce l’incontro fondamentale tra Don Lorenzo Milani (1923 – 1967) e Mario Lodi (1922 – 2014), due maestri italiani, molto diversi ma insieme convergenti in alcuni punti. Lo fa a seguito del ritrovamento di tutta la corrispondenza che li riguarda da parte della famiglia Lodi.
Il libro, dapprima presenta sinteticamente “I protagonisti” e i “Due grandi maestri”, poi dalle parole dirette di Mario Lodi ricostruisce l’incontro a Barbiana (appennino del Mugello) con Don Milani, organizzato dal giornalista Giorgio Pecorini, che aggiunge alla pubblicazione il contributo “Quel giorno che con Mario Lodi siamo saliti a Barbiana”. Prima però viene riportato il carteggio completo tra le realtà scolastiche di Barbiana e di Vho (compreso quello tra i due) del periodo 1963 – 1967, dieci lettere e una cartolina (di cui otto inedite).
Infatti nell’estate del 1963, dal mare adriatico a sud di Comacchio, Lodi e Pecorini salgono alla scuola privata ma gratuita per i montanari toscani, aperta dal priore (confinato lì dalla Diocesi, con l’obiettivo di neutralizzarlo, dopo che a Borgo San Lorenzo, aveva già aperto una scuola popolare – quella volta per adulti – ma soprattutto era stato messo all’indice ecclesiastico per aver scritto un testo giudicato pericoloso: Esperienze pastorali).
Don Lorenzo è un rampollo di nobile famiglia fiorentina che ha abiurato su tutta la linea lo stile di vita altoborghese, dapprima si è iscritto ai corsi di pittura dell’accademia di Brera di Milano e poi ha preso i voti da sacerdote. Mario Lodi è figlio di famiglia umile e si è diplomato maestro il giorno del 1940 in cui l’Italia è entrata in guerra. ha fatto la guerra e ha cominciato a fare il maestro nella scuola pubblica. Insoddisfatto della scuola tradizionale e delle sue chiusure, innoverà la proposta didattica a stretto contatto con il MCE (Movimento di cooperazione educativa).
Dal dialogo tra i due di quell’estate, nasce l’idea di una corrispondenza tra i ragazzi del Mugello e i bambini del Vho (vicino Piadena, in provincia di Cremona), ma insieme uno scambio generativo di idee sui laboratori di scrittura con i più piccoli, presentate da Lodi. Dall’approfondimento nascerà in don Lorenzo Milani l’avvicinamento a un metodo di scrittura collettiva da proporre ai suoi alunni, da cui nascerà il celebre testo di critica alla scuola retrograda e classista del tempo – “come un ospedale che accoglie e i sani e respinge i malati”- Lettera a una professoressa. Sarà pubblicata nel 1967, sei settimane prima della morte prematura di don Lorenzo.

Dal priore di Barbiana, Mario Lodi riceve un metodo di scrittura messo a punto ad altissimi livelli, paragonabile  alle “lezioni di Pestalozzi”, don Lorenzo riceve un modo di essere maestro e una seria di approfondimenti avanzati sulla didattica e sulle potenzialità della scrittura.
Veniamo all’idea di mettere in rispettiva corrispondenza gli alunni sulla base del metodo. La prima lettera da Barbiana arriverà il 1 novembre 1963, la risposta dei ragazzi del Vho arriverà il 20 novembre. I bambini della pianura chiederanno ai ragazzi di don Milani di spiegare cosa intendono con le parole “mondo borghese”, giudicato come fattore influente, per il conformismo sociale della dittatura del consumo nello stesso modo in cui – diciamo noi – lo era per Pier Paolo Pasolini (grande estimatore di Lettera a una professoressa). Questa risposta, complessa, non arriverà mai, anche se a Barbiana avevano preparato una bozza molto avanzata della stessa (che qui viene ripubblicata).

L’inserimento nel nostro contesto
Sandro Lagomarsini, educatore e sacerdote, parla nel testo di “due profeti della scuola nel deserto italiano” Sempre nel testo il curatore Tonucci dice: “vorremmo che questo intenso dialogo tra i due maestri e le due classi possa essere anche un forte stimolo per gli insegnanti che lo leggeranno perché ritrovino la voglia e il coraggio di sfidare la pigrizia che sembra aver infettato la scuola di oggi ridando la parola ai loro alunni perché possano essere autori della loro crescita e della loro formazione”. Nel precedente articolo della categoria, avevamo sentito anche Franco Lorenzoni parlare di questo tema, oltre che dedicare una parte del suo ultimo testo ai due educatori e al tema del dialogo.
Rispetto all’attualizzazione delle lezioni dei maestri, ascoltiamo le parole dirette di Mario Lodi in appendice. Quando parla di “socialità comunitaria alla base dell’apprendimento linguistico” e quando ricorda che “imparare la lingua non significa quindi saper meccanicamente tradurre i suoi segni, ma sapere che quei segni e quei suoni servono per mettere in sintonia con gli altri bambini e adulti del piccolo mondo della loro scuola, e con gli altri che stanno fisicamente fuori da quel mondo ma hanno gli stessi fondamentali sentimenti e bisogni e sono perciò i nostri simili da scoprire come amici”. Tutto può concorrere a una “rappresentazione multisoggettiva” e rispettosa, di cui oggi abbiamo ancora molto bisogno, fuori e dentro la scuola, fuori e dentro i canali comunicativi e interattivi aperti.

Infine leggendo i testi di Don Milani e Lodi, sulla scuola come luogo di emancipazione critica e sulla cultura della scuola nutrita dai valori costituzionali, viene da chiedersi come i due maestri commenterebbero la riforma della scuola attualmente in discussione, con i principi di autorità e merito in primo piano (con l’accorciamento della scuola dell’obbligo per svolgere tirocini aziendali dopo il quarto anno di superiori). Leggiamo Lodi sulla necessità di partire dai bambini e sulla loro dimensione esistenziale “sulla quale inserire i dati culturali di ampliamento e di approfondimento dei temi emersi” e su “la valutazione comparata, che è la più grande delle ingiustizie”. Quel fare parti uguali tra disuguali che don Milani vedeva come la più grande ingiustizia.