I cerchi di Robecchi
Il Testo
Alessandro Robecchi, I cerchi nell’acqua, 2020, Palermo, Sellerio, pp. 416.
L’autore
Milanese nato nel 1960. Autore televisivo (per esempio con Maurizio Crozza), giornalista (Cuore, Mucchio selvaggio, Il manifesto, Il fatto quotidiano), scrittore. Dal 2014 con Questa non è una canzone d’amore ha iniziato a pubblicare libri noir con protagonista l’ex autore televisivo Carlo Monterossi che fuggendo dall’ambiente del piccolo schermo si ritrova a indagare. I romanzi della saga sono arrivati a 12. Quello di cui parliamo è il settimo in ordine di tempo. Nel 2022 è uscita una serie televisiva sulle investigazioni di Monterossi con protagonista Fabrizio Bentivoglio.
Sintesi del libro
Il giallo, il noir, l’hard boiled school, sono generi letterari parenti con sfumature significative, che hanno come iniziatore Edgar Allan Poe, secondo Umberto Eco in Storia della civiltà europea (volume sulla letteratura del Novecento). Ormai sono moltissimi sugli scaffali delle librerie gli avvocati, i magistrati, i giornalisti, i vice questori, i sostituti procuratori e gli autori che li raccontano. In questa storia vengono in primo piano due personaggi che erano stati secondari nei precedenti episodi della serie che vede come protagonista l’autore televisivo Monterossi. Si tratta degli umili sovrintendenti di polizia Carella e Ghezzi, che seguono casi condotti in parallelo e fuori ordinanza.
Ghezzi cerca lo scassinatore Salina (tra l’altro il suo primo arrestato a inizio carriera) scomparso nel nulla, su richiesta di Franca, la prostituta matura compagna del Salina. Ghezzi però cerca anche di capire anche cosa succede al collega Carella, su pressante richiesta del Vicequestore Gregori.
Carella infatti, ufficialmente in ferie, frequenta ambienti equivoci girando con un grosso SUV a nolo. Intanto tutto il commissariato indaga sull’omicidio di un famoso antiquario.
L’ambientazione della storia è una Milano conosciuta nel dettaglio topografico dall’autore e raccontata nella sua parte visibile e in quella sommersa sotto lo scintillio, con uno sguardo in equilibrio tra la durezza di Scerbanenco e l’ironia di Jannacci. Ma tornando ai nostri Carella e Ghezzi, sono diversi tra loro nelle scelte della vita privata, uno apparentemente spregiudicato, l’altro apparentemente nostalgico.
Li rende simili una forte sensibilità per il dolore degli altri, colpiti da violenza e torti impuniti, essendo consci che le conseguenze delle ingiustizie subite riverberano ed arrivano lontano, come “cerchi nell’acqua”. Nella storia i protagonisti riflettono spesso, sulle azioni e sulle persone. Per esempio Ghezzi che “si interessa” ed “è gentile” con un collega, considera: “forse dovrebbe essere così la vita: interessarsi, essere gentili”.
Come ogni noir che si rispetti è un libro ricco di dilemmi comportamentali senza retorica ed è in sostanza l’indagine su tutto un ambiente (cosa per cui si cita spesso Leonardo Sciascia come iniziatore). In questo caso su quella zona grigia dove avviene l’allontanamento delle certezze etiche delle persone e dove ognuno pensa di riuscire a salvarsi da solo.
Uno spunto autoformativo
Il “noir” è una variante del genere poliziesco, in cui i protagonisti presentano delle qualità autodistruttive e si muovono in un sistema legale e politico complesso, a volte non meno corrotto dell’ambiente più circoscritto di indagine.
Con il giusto ridimensionamento e la giusta ironia, sembra una buona descrizione romanzata del lavoro sociale. L’operatore sociale ha caratteristiche compatibili: abita un posto umile e appartato nella scala sociale; a volte lascia che solo tale situazione determini la propria autostima; costruisce il sapere dall’esperienza con uno sguardo non ingenuo sulle persone e sulla realtà con cui è in rapporto; fa i conti con il governo della sua vita emotiva nelle relazioni; fa i conti con la propria motivazione per non perdere il senso della quotidiana “buona causa”. Come Ghezzi e Carella, l’operatore sociale rischia inoltre di stare troppo a contatto con le questioni, di portarsi il lavoro a casa, rischia di bruciarsi.
Come loro l’operatore, l’educatore in primis, fa i conti con le scelte quotidiane. Carella “fa la guerra”, Ghezzi “fa il suo lavoro, giorno dopo giorno, pensa, fa domande, cammina”. Fa domande a sé stesso: “dovrebbe essere questa la vita, no? Fare quel che si può, vedere scorrere i giorni, essere amici”. Nel noir come nel lavoro sociale con le persone, la vita privata e quella professionale si mescolano con confini indefiniti, mentre a volte una definizione sufficiente va data per non perdersi, restando invischiati in una specie di nebbia milanese che ci rende difficoltoso, se non impossibile, orientarsi. Nello stesso tempo come nel noir, la relazione d’aiuto e la relazione educativa hanno anche una componente di indagine per la comprensione, a partire da un panorama indistinto sulle storie delle persone che diventa più definito, entrando in relazione con la nostra vita.
