Educazione emotiva al cinema
Cinema per l’alfabetizzazione emotiva
“Accompagnare genitori, educatori, insegnanti e formatori nell’utilizzo dei film per l’alfabetizzazione affettiva dei ragazzi”. Questo l’obiettivo dichiarato di un libro di qualche tempo fa a cura di Vanna Iori, Guardiamoci in un film. Scene di famiglia per educare alla vita emotiva, 2011, Milano, Franco Angeli. Un testo a cui chi scrive è tornato come spunto per l’aula di formazione e per visioni famigliari nel tempo. Per queste seconde sempre meno, da quando i figli sono cresciuti e hanno sviluppato il radar per le proposte che puzzano di “trappola” educativa. Allora lì bisogna essere più accorti, non forzare la giocata.
Potenzialità educative delle pellicole
Del resto, i film non nascono mai, fortunatamente, in chiave pedagogica. Hanno però delle potenzialità educative che Vanna Iori in “Introduzione” ci ricorda. Costituiscono la possibilità di un rispecchiamento protetto, di un’osservazione speculare proiettata di noi stessi con i nostri vissuti. In più sono anche un’ispirazione per comportamenti, modelli e visioni del mondo, in chiave non solo rappresentativa ma trasformativa. Sono uno svelamento “di mondi possibili attraverso fotogrammi di autoformazione”, di cui poter dialogare con altri, mentre il lavoro del film su di noi continua tra “riflessione”, “condivisione”, “domande e risposte”. Per poter mettere a frutto queste potenzialità, nelle visioni di film tra genitori e figli o educatori e ragazzi, facilitatrici di dialogo su emozioni e sentimenti, il testo non offre solo una lista di suggerimenti cinematografici.
Curare lo sguardo, non solo il catalogo
A proposito di cinema, Massimo Troisi diceva che se per essere dei bravi narratori bastasse essere solo dei bravi osservatori, i migliori scrittori dovrebbero essere i vigili urbani all’incrocio. E invece non sembra sia così. Potremmo dire la stessa cosa su chi si pone con un’intenzionalità educativa attraverso le scene su schermo. Non ci sono film già pronti all’uso. La possibilità è data sempre dall’incontro di una storia sullo schermo e una competenza di sguardo.
Ecco perché il testo, offre un primo capitolo di sfondo di Vanna Iori sulla validità del cinema come allenamento congiunto alla vita emotiva tra adulti e ragazzi, guidato da una teoria fenomenologica (in breve, orientata a partire dall’esperienza, a offrire strumenti per l’attribuzione di significati ai vissuti). Seguono ad esso nove saggi di altrettanti studiosi, ognuno dei quali introduce una “tonalità emotiva” diversa: delusione, paura, vergogna e timidezza, invidia e gelosia, noia, rabbia, tristezza e malinconia, dolore, felicità. Per ognuna vengono presentate le caratteristiche e le differenti sfumature (sono emozioni primarie? Secondarie? Hanno attinenza con quali altre? Quali le diverse sfumature e le differenze tra emozioni appartenenti allo stesso gruppo? Per esempio quale la differenza tra paura e angoscia?). Per ognuna si segnala una valigia di vissuti emotivi correlati, parlando di felicità troviamo: piacere, soddisfazione, estasi, allegria, contentezza, beatitudine, letizia e serenità. In ciascun capitolo vengono contestualizzate le attinenze legate all’esperienza di bambini, adolescenti e adulti educatori. Al termine del mini saggio organizzato in paragrafi di circa una decina di pagine, troviamo schede con: una breve sintesi dei film suggeriti, una carrellata di temi chiave in prospettiva educativa e una serie di domande possibili per avviare e continuare il dialogo con ragazze e ragazzi.
Crescere come adulti
È certamente un testo per adulti motivati ad acquisire competenza e a praticare presenza. Sono loro i primi a dover fare i conti emotivi con le loro adolescenze latenti. Sembra proprio che prendere lo spunto da un film alla ricerca di un vocabolario comune sulle emozioni di uno spazio di emersione ai sentimenti nella comunicazione con bambini e adolescenti sia una risorsa importante, ma richiede la giusta attenzione. Il testo si completa con una filmografia da più di cento proposte, ma anche di una corposa bibliografia.
Tre le altre, l’invidia
Tra tutti i capitoli interessantissimi, chi scrive segnala quello dedicato all’invidia di Isabella Casadio (emozione tabù per la quale si utilizzano molte energie per dissimularla) e gelosia. L’invidia in particolare è un’emozione complessa che fa i conti con le aspettative e con i processi di comparazione sociale continui nella società tecnologica e consumistica (con riferimento a Bauman). Si tratta di un gioco di paragoni a cui tutti e tutte rischiamo di partecipare convintamente con ricadute educative e famigliari Interessante comprendere qualcosa di più sull’invidia tra fratelli e sul peso che possono avere su questo i comportamenti degli adulti nelle varie fasi dello sviluppo, con conseguenti proposte di visione: da Cenerentola (W. Jackson, 1950), a La valle dell’Eden (E. Kazan, 1955), passando per Segreti e bugie (M. Leigh, 1996) e Il piccolo Nicolas e i suoi genitori (L. Tirard, 2009). Ovviamente sulla base dei capitoli è anche stimolante poter aggiornare la lista dei film, proseguendo il gioco tra classici e nuove uscite.
Ricordando Billy Elliot
Chi scrive propende per una proposta che, una volta acquisita una discreta competenza, su quella caratteristica profondamente umana che sono le emozioni e i sentimenti (che non sono la stessa cosa), renda buone tutte le occasioni di visioni per provare ad alimentare lo spazio di comunicazione, con equilibrio. Per non rischiare di vedersi rivolta la domanda di Billy Elliot (S. Daldry, 2000): “che cosa stai cercando di dirmi, papa?”
