A cosa serve la filosofia?
Rom, Sinti e Caminanti
È come camminare in un bosco e riflettere sull’immagine personale e culturale del bosco. È come incontrare il lupo e confrontarlo con quello di Cappuccetto rosso e delle altre fiabe. Per fare questo bisogna capirne un po’ di bosco, un po’ di cultura e un po’ di fiabe. Mentre chi scrive passeggiava in montagna, ha avuto questi pensieri. Li ha collegati con altri, che rimbalzavano dai profili social scrollati. Sta montando in questi giorni una nuova campagna politica nella periferia di Roma sui Rom (solo Rom o anche Sinti e Caminanti non è dato sapere), che vivono nei campi (ma non va bene che vivano lì), che entrano nelle graduatorie delle case popolari (ma non devono entrare, perché prima gli italiani, anche se il 65% di rom e sinti hanno la cittadinanza). Atteggiamenti che sanno di antico, ma che riproposti oggi, mentre accade quello che accade a Gaza, ci mettono il dubbio che la tentazione della “soluzione finale” sia tornata un’idea più diffusa del previsto.
Re di Roma
Tornano in mente le parole di Platone, il filosofo greco, che riferiva la sua inclinazione primaria a occuparsi di politica, esprimendo la sua amarezza nel non poterlo fare, volendo restare onesto (esordio della Lettera VII). Oggi in chi fa politica, parlando di Rom, prevale l’onesta intellettuale e la rettitudine, oppure l’opportunismo (dal punto di vista etico) se non l’ignoranza (dal punto di vista delle conoscenze)?
Tutto questo mi ha invogliato a riprendere in mano un libro di Antonio Cosentino, La filosofia come pratica sociale. Comunità di ricerca, formazione e cura di sé, Milano, 2008, Apogeo. Incontrai l’autore in una riunione di formatori grosso modo al tempo dell’uscita del testo, vicino Piazza Re di Roma, in quell’occasione e mi spronò a considerare la filosofia come qualcosa che si può utilizzare concretamente tutti i giorni nello spazio pubblico della cittadinanza, informale e organizzata.
Il testo e la pratica filosofica
Nel libro, iniziato e non finito allora e oggi ripreso e letto, molte cose interessanti.
Non esiste solo una filosofia pratica, vale a dire una disciplina applicata alla vita quotidiana che la spieghi (abbiamo già parlato di Fernando Savater). Il libro vuole fondare la possibilità di una pratica filosofica, in cui al centro non ci siano i concetti filosofici, ma la competenza a filosofare (a pensare e ragionare con metodo), a partire dalla Philosophy for Children proposta da Matthew Lipman per i bambini e riportata da un piano educativo a un piano formativo per adulti (vedi differenza tra pedagogia e andragogia). Nell’esperienza di Cosentino, gruppi che stanno già facendo un percorso per costruire comunità – negli ambiti della cittadinanza, della politica, del lavoro sociale, dell’associazionismo – possono diventare una comunità di ricerca che ragiona in maniera dialogica a partire da un testo narrativo filosofico. La facilitazione avviene a cura di un filosofo, che fa soprattutto domande al gruppo, che raggiungerà comunque un prodotto in termini di nuova conoscenza e maggiore senso di appartenenza. Sarà il gruppo che, a partire dal testo stimolo proposto, inizierà a parlare di un problema, un ostacolo al suo farsi comunità, accompagnato da una figura di mediazione. Un filosofare agito nello spazio pubblico (nell’agorà), con modalità socratiche e maieutiche, riportate ai nostri giorni con stile sobrio.
Conclusioni
Sono consapevole di andare a forzare un po’ la mano rispetto alla visione di Cosentino. Ma tornando all’inizio, poniamo il caso che un gruppo di persone impegnate in una periferia, che vogliano svolgere un ruolo positivo nella mediazione culturale con i migranti o i rom presenti in zona, si accorgessero di voler parlare delle loro stanchezze, delle contraddizioni, delle ambivalenze sui temi dell’inclusione. Potrebbero fermarsi e sperimentare una comunità di ricerca mediata da un facilitatore. Uno che sa un po’ di bosco e di fiabe. Fuor di metafora, una guida leggera che conosce come si formano i concetti sociali. Che aiuti il gruppo a scambiare e ragionare, introducendo dubbi e altri punti di vista. Che abbia uno sguardo formato su: creazione del capro espiatorio, dialettica “noi, loro”, generalizzazioni culturali, teorie delle emozioni, aiutando il gruppo a esplorare in manera riflessiva le questioni che lo riguardano, costruendo competenze sociali diffuse al ragionamento. Un ragionamento che è insieme etico, gnoseologico (orientato alla conoscenza) e di cura (orientato al benessere comuntario). Un ragionamento situato nella formazione alla democrazia, che non si nutre solo di istituzioni formali, ma di democraticità diffusa a vari livelli.
Nella parte finale del testo, la trascrizione “di due sessioni di pratica filosofica condotte dall’autore con un gruppo di operatori sociali”, del VI Municipio di Roma.
Sono strade che richiedono impegno e organizzazione, ma chi scrive risponderebbe con questo esempio a chi chiedesse (come pure è successo), “ma oggi, a cosa serve la filosofia?”.
