Alex Langer: una politica che manca
1995 – 2025
Sono passati trent’anni dalla morte di Alexander Langer, avvenuta nel 1995. Chi scrive si chiede dove fosse, ventenne, in quel periodo e ripensa al lavoro associativo e redazionale in una realtà di quartiere che pubblicava un periodico sulla periferia est di Roma, che si chiamava Maura e le altre.
Tra gli animatori anche Giorgio Geusa, che aveva cofondato il movimento dei Verdi nel Lazio a cui penso subito per farmi raccontare qualcosa su di lui. Mi scrive “Ho conosciuto Alex nel 1988 in occasione della Convenzione internazionale Verdeuropa a Firenze. Ovviamente il suo nome era un riferimento per quella parte del movimento dei Verdi in cui mi riconoscevo: l‘approccio nonviolento alle questioni nazionali e internazionali, l’impegno locale (con sguardo internazionale), la forte presenza nel territorio. Tutti aspetti che hanno, anche successivamente, guidato il mio modo di fare politica. Considera che io, che pure ero tra i fondatori dei Verdi del Lazio, all’epoca avevo limitati rapporti con il resto dei Verdi italiani (solo poi, nel 1989, sono stato uno dei coordinatori nazionali, quando Alex fu eletto al parlamento europeo e i Verdi ebbero il loro miglior risultato elettorale).
Oggi mi sembra evidente che la politica di destra, dominante in gran parte del mondo, propone modelli e ideali diametralmente opposti a quelli rappresentati da Alex. Forse proprio per questo viene riscoperto sempre più”.
Alexander Langer detto Alex
Nasce nel 1946 a Sterzing/Vipiteno in Sud Tirol/Alto Adige, si impegna fin da giovanissimo in riviste, associazioni, iniziative civiche portate avanti con gruppi misti per provenienza culturale e religiosa in un contesto turbolento dal punto di vista politico sui temi dell’autonomia e della convivenza tra culture plurali (italiana, tedesca e ladina). Sarà giornalista. Viaggerà molto e scriverà molto su diversi periodici e riviste. Studierà a Firenze. Viaggerà l’Europa, dove, conoscendo l’italiano e il tedesco, potrà dialogare con interlocutori dalla Sicilia ai paesi scandinavi. Tradurrà in lingua tedesca Lettera a una professoressa scritta da Don Milani e dai ragazzi della Scuola di Barbiana, dopo aver conosciuto e frequentato don Lorenzo. Sarà insegnante di storia e filosofia, a Bolzano, Merano e nella periferia di Roma (nel XXIII Liceo scientifico). Pacifista ed ecologista. Farà politica attiva e sarà anche eletto più volte, nel consiglio provinciale di Bolzano, nel consiglio regionale del Trentino Alto Adige, al parlamento europeo, dove si impegna soprattutto per una politica estera di pace tra Nord – Sud ed Est – Ovest e per una conversione ecologica dell’economia. Sono gli anni della cruenta guerra civile nei territori della ex – Jugoslavia e dei profondi cambiamenti internazionali a seguito della fine del mondo diviso a blocchi. Il 3 luglio 1995 a Firenze, deciderà di interrompere la sua vita.
Leggere Langer
Negli ultimi tempi chi scrive ha letto due sue raccolte di scritti: Non per il potere, a cura di Federico Falloppa, Chiarelettere 2012 e La scelta della convivenza, e/o 2022,nella collana di pensiero radicale diretta da Goffredo Fofi. Ce ne sono altre di altri editori e curatori, così come altri libri dedicati alla sua figura. Quest’anno è uscito con autore Alessandro Raveggi ed edito da Bompiani, Continuate in ciò che è giusto, dove viene riportato da un suo discorso del 1988 qualcosa di molto attuale “Liberarsi dalla guerra, dal militarismo, dalla distruzione ecologica, dall’incombere dell’apocalisse civile o militare che sia – non è solo un imperativo per chi vuole che i nostri figli o nipoti possano ancora vivere o per chi ama i popoli lontani. Non è solo questione dei generosi, per capirci meglio”. Molto interessante il sito della Fondazione che porta il suo nome (www.alexanderlanger.org).
La politica che manca
La politica oggi è una meno che ancella della finanza mondiale e vittima della società della comunicazione. Sembra spesso una retorica, nel senso più deleterio del termine, una tecnica di conflitto verbale senza anima né autenticità. La visione politica di Alex Langer, sebbene rintracciabile in molti suoi scritti (sulla pace, sulla convivenza, sull’ecologia, sull’economia, sull’intervento nei conflitti), è soprattutto una pratica, un’attivazione, una messa in gioco, un’immersione. È una politica radicale, ma non nel senso di estremista o polarizzata, ma radicata nelle sue origini culturali aperte e animata da un elemento di spiritualità. Scrive spesso decaloghi per la convivenza e la difesa delle minoranze, viste anche come portatrici di una tradizione legata a un altro sviluppo, ma lega la convivenza interetnica a uno stesso territorio, rifuggendo dall’idea della cultura che genera differenti nazioni. Si farà chiamare Alex perché i suoi amici di lingua italiana non distorcano il suo nome in Alessandro, ma rifiuterà per ben due volte (nel 1981 e 1991) di partecipare a un censimento volto a individuare le appartenenze “etniche” in Sud Tirol/Alto Adige, non potendo per questo essere candidato come sindaco di Bolzano negli anni Novanta.
Tra le cose che mancano di più nell’approccio alla politica di cui lui era testimone trasversale agli schieramenti, c’è una profonda capacità di ascolto della realtà. Langer è spesso profeta, a volte suo malgrado, per il suo continuo movimento di ricerca della comprensione. Non fa politica per partito preso, ma a partire da valori di riferimento praticati, prova a capire per cambiare. Prova a costruire ponti e non ad alzare muri. Mantenendo alta la speranza, nonostante il suo suicidio “Non siate tristi, continuate in ciò che è giusto”.
