La distanza ravvicinata di Proulx
Il testo
Annie Proulx, Distanza ravvicinata, 1999, 2006, Milano, Baldini Castoldi Dalai, pp. 304.
L’autrice
Nata il 22 agosto 1935, da poco novantenne. È una scrittrice statunitense nata nello stato del nord est del Connecticut e di origini canadesi, ha esordito solo nel 1988.
Ha ottenuto diversi riconoscimenti e premi. Per circa vent’anni ha vissuto nello stato del Wyoming, nella parte ovest degli Stati Uniti, stabilendo una relazione letteraria profonda con il territorio.
Si tratta di uno stato che pur essendo il decimo per grandezza, è quello meno popolato negli USA, caratterizzato da montagne rocciose, altipiani e praterie. Storicamente terra di nativi americani e poi di cowboy e pionieri. Il suo nome deriva da una parola della lingua dei nativi americani che significa: “sulle grandi pianure” o “presso il grande fiume calmo”
Ispirata dal metodo storiografico degli annales (con un passato accademico all’università), l’autrice studia a lungo la vita quotidiana delle persone in tutti i suoi aspetti, in relazione con la storia (e geografia) del territorio, consultando registri e documenti d’archivio, ricavandone poi descrizioni competenti e dettagliate a livello realistico.
Annie Proulx è famosa al grande pubblico anche perché da un suo romanzo breve, contenuto nella raccolta di cui parliamo qui (Gente del Wyoming, ma il titolo originale sarebbe proprio Distanza ravvicinata), è stato tratto il film I Segreti di Brokeback Mountain (A. Lee, 2005), vincitore di tre premi Oscar.
Sintesi del libro
Si tratta di una raccolta di undici racconti, tra le otto e le quarantatrè pagine. I più lunghi sono, per trama e condensazione, dei romanzi brevi (in almeno 5 casi è così).
Il Wyoming figura sempre come coprotagonista, con la sua inaccessibilità di fondo. Ne scaturisce uno sguardo allo stesso tempo sia dall’alto, sia vicinissimo alla realtà, spesso dura, dei personaggi.
Al centro della vicenda c’è quasi sempre uno o più ranch, non di rado malandati, che passano di mano in mano di diversi proprietari e generazioni, con le parabole individuali strettamente intrecciate con gli accadimenti storici, economici e sociali. Uomini e donne passano, i luoghi, magari trasformati, restano. Sembra quasi un’ode alla leopardiana ”infinita vanità del tutto”. Ma l’autrice si concentra anche sulle singole storie e gli intrecci. Si ricostruiscono le peregrinazioni (due guerre mondiali in Europa e la guerra del Vietnam, per esempio) e le provenienze dei personaggi (Oregon, Missouri, Texas, Ohio…).
Tutte le storie parlano con la Storia, sono quindi collocate in un tempo, con i nomi e i cognomi dei personaggi, le loro località, le loro date di nascita.
Nonostante sia il prima e il dopo di loro a prevalere, il loro passaggio viene seguito e registrato con dovizia. La realtà è costituita anche dalle manifestazioni particolari che attraversano un mondo che resta: uomini, donne, cowboy, cowgirl, animali selvatici e domestici, tori da rodeo, bambini, vecchi.
Il paesaggio desolato, roccioso e montano entra in loro e li modella. Non vorresti essere vicino di casa di nessuno di loro, forse perché ti somigliano più di quel che credi in tanti tratti di umanità.
In Il manzo scuoiato in mezzo, l’ottuagenario Mero, torna dal Massachusetts in Cadillac per la morte del fratello alla ricerca del vecchi ranch tra rocce e tormente di neve. In Giù nel fango, il cowboy da rodeo Diamonds Felt, che pesa cinquantotto chili, monta tori che ne pesano fino a novecento. In Storia di un lavoro seguiamo la vicenda di Leelandi Lee, nato nel 1947 e delle sue vicissitudini di impresa, nelle trasformazioni economiche generali e di larga scala. In La baia del sangue, la vicenda segue il viaggio di un paio di stivali portati in Wyoming da un cowboy vanitoso del Montana nell’inverno del 1886 – 87, ma non si tratta di episodi da western epico. In Chi è all’inferno vuole solo un sorso d’acqua, segue la storia della famiglia Dunmire dall’arrivo dal Texas nel 1908 e delle tragiche relazioni tra i figli e un figlio della famigia Tinsley, che un giorno sparisce e poi riappare completamente trasformato. I Una costa solitaria, racconta la storia una voce narrante femminile, anche dalla sua prospettiva di barista.
E così via (non li citiamo tutti), fino a Gente del Wyoming, due ragazzi giovani, Ennis e Jack, che hanno abbandonato la scuola per lavorare, si incontrano in altura d’inverno per governare una mandria, scoprendo una passione e un sentimento che non sanno interpretare né decifrare, ma che anzi negano. La vivono e basta, in forma irriflessa.
Non è frutto solo della solitudine dei monti ma tornerà per una vita, anche se nel frattempo sceglieranno la strada che sembra l’unica percorribile per loro negli anni Sessanta del Novecento, con figli e compagne. Parliamo di tempi in cui il macrosistema culturale di riferimento uccide, nel senso vero del termine, le coppie omosessuali di cui si accorge. Magari sono stati i padri dei protagonisti ad agire. Sicuramente i padri hanno offerto un modello chiuso di riferimento da seguire di tipo machista.
Uno spunto autoformativo
È proprio vero che romanzi e racconti di permettono di vivere realtà, spazi e tempi che conosceresti difficilmente dal vivo. Così è possibile proiettarsi grazie all’autrice un po’ nella storia, nella geografia e nella mentalità di quella famosa “America rurale” (dove però non necessariamente si coltiva e magari si lavora a una pompa di benzina) di cui si parla molto anche oggi per comprendere le dinamiche sociopolitiche degli USA trumpiani. E rimetti in discussione quello che credevi, perché incontri personaggi di uomini e donne “a distanza ravvicinata”.
È impossibile non avere pre – giudizi, dobbiamo leggere la realtà attraverso le nostre mappe mentali. È così che funzioniamo. Senza vergogna dirò che per chi scrive il Wyoming, è stato per molto tempo la parola di riferimento per virtuosistiche gare di rutti, alle quali non ho mai preso parte. Non per distanza ma per mancanza di talento e sempre con grande ammirazione per i performer più dotati. Ho ancora nelle orecchie quella specie di ruggito selvaggio UUAAAIOMIIING. Notevole.
Il problema non è rinnegare questa mappa, il peccato casomai è restare ancorati solo ad essa e non darsi la possibilità di leggere racconti che amplino la comprensione di quella realtà. Credo che oggi, tempi in cui i rutti sembrano eletti a modalità di gestione comunicativa e del potere, il tema di come allargare cuore, vista e pensiero sul mondo (per quello che ci è consentito) resti un tema fondamentale.
