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Il camminare di Kagge - Letture Ballerine
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Il camminare di Kagge
Crediti foto: di Achim Bongard: https://www.pexels.com/it-it/foto/ponte-di-legno-in-foto-poco-profonda-289327/
12 Settembre 2025

Il camminare di Kagge

Il testo
Erling Kagge, Camminare. Un gesto sovversivo, 2018, Torino, Einaudi, pp. 139.

L’autore
Norvegese, Nato a Oslo nel 1963, è un esploratore, scrittore, editore e collezionista d’arte.

In una giovinezza segnata dalla dislessia e da un rapporto difficile con la scuola, scopre molto presto una passione per la lettura, la natura e il camminare.

Si laurea in giurisprudenza presso l’Università di Oslo e in seguito studia filosofia a Cambridge.

Ha raggiunto per primo il Polo Sud in solitaria e poi il Polo Nord e una cima dell’Everest. Per lui l’esplorazione è anche un atto filosofico, un’occasione per interrogarsi sul senso dell’esperienza umana, sulla solitudine, sul silenzio e sul rapporto tra l’uomo e il mondo. Ha dato alle stampe, tra gli altri libri: Silenzio. Uno spazio dell’anima (2017); Camminare. Un gesto sovversivo (2018); Una filosofia del camminare (2019) e Tutto quello che non ho imparato a scuola (2020). Il suo testo più recente del 2025 è sul Polo Nord.

Nei suoi scritti propone un modo di vivere più lento, più attento, più consapevole, lontano dal rumore e dalla distrazione costante. Ha fondato e diretto una delle principali case editrici norvegesi, Kagge Forlag, che ha guidato per quasi trent’anni prima di cederla nel 2025.

Sintesi del libro
Tutte le volte che è possibile chi scrive cammina, per stare meglio, per riorganizzare sentimenti e pensieri, per soddisfare curiosità di esplorazione urbana. Durante una camminata di sette anni fa, che era ancora buio, ascoltai in cuffia uno speaker radiofonico leggere un brano da questo libro. Mi sembrò un buon rafforzativo di significato di quell’esperienza.

Il testo è diviso in due parti, una composta da tre e l’altra da trentatrè paragrafi, il libro raccoglie brevi riflessioni e racconti che scaturiscono dall’esperienza del camminare.

La prima parte funziona da prologo, con pensieri introduttivi riguardanti il camminare visto come elemento chiave dello sviluppo personale ontogenetico del singolo organismo umano e come tratto essenziale dello sviluppo filogenetico della specie homo sapiens. I ragionamenti sono completati dalla domanda guida sul senso del muoversi “da un posto all’altro” in collegamento col proprio “silenzio interiore”.

Gli scritti che seguono, contenuti nella seconda parte, superano raramente le due pagine e al massimo arrivano a sette. Sono telegrammi asciutti ma non aridi, anzi ricchi di pennellate.

Si rintracciano in essi tutte le attivazioni di sé stessi che il camminare ci permette, per esempio: l’aumento dell’ascolto e della comprensione nella lentezza; la scelta di come vivere; la competenza di perdersi come funzionale al ri – orientamento e alla gestione dell’incertezza; la maggiore comprensione dei luoghi in virtù di un’osservazione più accurata della città (Oslo per esempio, dove percorrendo i marciapiedi si vive un’esperienza difficilmente replicabile a Roma: le scarpe bianche, restano bianche). E ancora: la noia e l’irrequietezza sciolte nella passeggiata; l’importanza della connessione testa – piedi – suolo e il modo di camminare che rivela chi siamo, personalmente e culturalmente.

Gli scritti aprono suggestioni con rimandi e citazioni da letture filosofiche e letterarie, che funzionano da commento efficace all’incedere dei passi. “Più cammino e meno sento la distinzione tra corpo, mente e ambiente intorno a me […] tutto il mio corpo è coinvolto. La natura e il corpo sono fatti delle stesse sostanze. Ossigeno, carbonio, azoto e idrogeno […] in quel momento faccio esperienza di ciò che Merleau – Ponty definisce una prospettiva vissuta”. Kagge fa infine riferimento a Kant quando ritiene che: “Io cammino venga prima del cartesiano io penso”.

Uno spunto autoformativo
Il lavoro sociale può essere raccontato come uno straordinario modo di fare esperienza con il corpo che siamo. Proprio come avviene nel camminare. L’operatore sociale potrebbe, come Kagge, citare Merleau – Ponty anche quando dice: “Non v’è uomo interiore: l’uomo è nel mondo, e nel mondo egli si conosce”, anche se il mondo non è la natura dell’Everest, i tetti di Los Angeles o le fogne di New York (Kagge ha camminato pure lì), ma un’altra persona che ci svela qualcosa di noi.

Da queste considerazioni si evidenzia l’importanza di stare nell’esperienza della relazione, di valorizzarla e di darsi la possibilità di guardarla con l’aiuto di uno sguardo che ci permetta di leggerla.

Che cosa significa camminare gli altri?

In più con la possibilità di aggiungere la camminata consapevole alle nostre risorse professionali. Quando è il caso di ritrovarsi, di decantare, di respirare, di fare ordine con lentezza, ricevendo indietro un po’ di ordine autoprodotto. “Alcuni pensieri scompaiono lungo la via per poi ripresentarsi non appena rientro a casa. Talvolta possono sembrare immutati ma, nella mia esperienza, quasi tutti appaiono diversi dopo una passeggiata”.