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Il Cristo di Levi - Letture Ballerine
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Il Cristo di Levi
Crediti foto: Lorenzatesoro in Wikimedia commons
1 Gennaio 2025

Il Cristo di Levi

IL TESTO

Carlo Levi, Cristo si è fermato a Eboli, 1963, 1975, Torino, Einaudi, pp.244.

L’AUTORE

Nasce a Torino nel 1902. Seppure da sempre votato all’arte si laurea in medicina. Si dedica alla pittura, alla scrittura e alla politica. Gravita attorno alla rivista “Rivoluzione Liberale” di Piero Gobetti, quindi si unisce nel 1931 a “Giustizia e Libertà”, motivo per il quale sarà inviato al confino in Lucania dal regime fascista e sarà poi esule a Parigi. Rientrerà nel 1943 per partecipare alla Resistenza nelle fila del Partito d’Azione.
Nel Secondo Dopoguerra pubblicherà numerose opere in prosa e sarà eletto senatore della Repubblica dal 1963. Muore a Roma il 4 gennaio del 1975. È sepolto in Basilicata, a Aliano.

SINTESI DEL LIBRO

Cominciamo subito col dire che nel 2025 il libro compie 80 anni e sono passati 50 anni dalla morte dell’autore. Il libro è un romanzo autobiografico che ripercorre il periodo di confino per ragioni politiche di Levi nel periodo 1935 – 1936 in Lucania. Sono 24 capitoli scritti tra il dicembre del 1943 e il luglio del 1944, mentre è rifugiato a Firenze e nascosto dalle truppe nazifasciste (in quanto partigiano e ebreo). Verranno pubblicati, con la Liberazione, nel 1945 da Einaudi. Nonostante i tempi passati, la lettura mantiene ancora molti elementi interessanti.

Il titolo proviene da un modo di dire della gente lucana incontrata. Da un certo punto in poi, dopo gli ultimi confini campani, non ci sono più i “cristiani”, nel senso di uomini, ma ci sono i sotto uomini esclusi da una metaforica grazia cristiana e abbandonati a loro stessi.
I territori conosciuti, compresi e amati da Carlo Levi sono in effetti contesti non tanto di generica arretratezza, ma di ingiustizia sociale e di situazioni sanitarie estreme (sono, solo per dirne una, terre di malaria).

Il racconto prende avvio dal momento in cui il narratore viene trasferito dai carabinieri da Grassano, località meno isolata e troppo vicina alle linee ferroviarie per le autorità, a Aliano, che nella trasposizione narrativa diventa Gagliano e che viene definito, nel trauma iniziale, “un deserto”. Arriva con Barone, il cane che gli hanno regalato a Grassano.

Levi incontra da subito le difficili condizioni di vita dei contadini, dai quali finisce per essere riconosciuto come medico, nonostante dopo la sua laurea non abbia mai esercitato la professione. Lo farà coscienziosamente, per quanto possibile, anche grazie a libri e medicinali portati dalla sorella Luisa in visita (che prima farà scalo a Matera, riportando al fratello condizioni di miseria estrema dei Sassi).

I notabili del luogo, sono invece in conflitto perenne tra loro in opposte fazioni (unitari o borbonici; filobriganti o sabaudi; fascisti convinti o tiepidi) e sono sfruttatori dei contadini. Nessuna modifica di stato, o di regime ha mai inciso su una tale realtà. Contadini che vivono per larghi tratti una civiltà arcaica, abitata da spiriti, dalla presenza ambivalente della Madonna nera di Viggiano, dispensatrice di grazie e contrassegnata dalla presenza della “stregoneria” (Giulia, la sua domestica, è anche una strega), mentre non ci sono veterinari, ma figure misteriose di “sanaporcelle”.

Il racconto contiene in sé contemporaneamente l’esperienza autobiografica, l’attenzione antropologica, la riflessione etico politica e lo sguardo pittorico al contesto, ai personaggi e al paesaggio. Colpisce un’osservazione partecipata di un mondo. Levi infatti, visto con diffidenza dal potere locale borghese (che esercita anche il potere politico, con il podestà don Luigino), oppure al massimo come un’occasione strumentale per scalzare la parte avversa (la sorella di don Luigino, lo vede utile per neutralizzare l’autorità e il potere dei farmacisti del luogo), riesce viceversa a stringere legami forti con i contadini e a cogliere le cause radicali della questione meridionale.
Una presa di coscienza, lontana dalle formule facili di quanti, restati a casa, gli chiedono notizie sul mezzogiorno al suo ritorno a Torino “Mi avevano guardato con stupore quando io avevo detto che lo Stato, come essi lo intendevano, era invece l’ostacolo fondamentale a che si facesse qualunque cosa. Non può essere lo Stato, avevo detto, a risolvere la questione meridionale, per la ragione che quello che noi chiamiamo problema meridionale non è altro che il problema dello Stato”.


UNO SPUNTO AUTOFORMATIVO

Nella sua attività, sociale, di medico con i contadini, prima incoraggiata e poi impedita dal potere costituito, Levi viene a contatto con i riti magici della civiltà contadina. Spesso scopre al collo delle persone amuleti triangolari che riportano la formula dell’”abracadabra”. I contadini si schermiscono e provano a nascondere le collanine (sapendo come la pensino i medici su scienza e superstizione). L’autore invece scrive, in una parte finale del libro: “io rispettavo gli abracadabra, ne onoravo l’antichità e l’oscura, misteriosa, semplicità, preferivo essere loro alleato che loro nemico e i contadini me ne erano grati, e forse ne traevano davvero vantaggio. Del resto, le pratiche magiche di quaggiù sono tutte innocue: e i contadini non ci vedono nessuna contraddizione con la medicina ufficiale […]. La maggior parte delle ricette basterebbe a guarire i malati, se, senza essere spedite, fossero appese al collo con una cordicella, come un abracadabra”.

Nella trasposizione cinematografica di Francesco Rosi del 1979, con protagonista Gianmaria Volontè (e sceneggiatura di Raffaele La Capria e Tonino Guerra), il potere taumaturgico percepito di una moneta posta sulla fronte del paziente viene sviluppata in una scena molto bella.

Oggi si parla molto di Medical Humanities, vale a dire di felice incontro tra scienze mediche e scienze umane, dove è privilegiata la comprensione attraverso l’ascolto del racconto del paziente e del suo ambiente di vita. Probabilmente Carlo Levi, personalità intellettuale e artistica complessa, ne è stato un precursore da medico non medico, nella Lucania degli anni Trenta del secolo scorso.