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Il quaderno web di Saramago - Letture Ballerine
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Il quaderno web di Saramago
Crediti foto: di Mario Antonio Pena, in CC commons https://it.m.wikipedia.org/wiki/File:Saramago,_Jos%C3%A9_%281922%29.jpg
17 Maggio 2025

Il quaderno web di Saramago

Il testo

Jose Saramago, Il quaderno, 2009, Milano, Bollati Boringhieri, pp. 176.

L’autore

Nato ad Azinhaga in Portogallo nel 1922 e morto a Lanzarote (isole Canarie, Spagna) il 18 giugno 2010. Tra poco ricorreranno 15 anni dalla sua morte. Romanziere, poeta, drammaturgo, saggista. Militante comunista portoghese, anticlericale e antireligioso. Premio Nobel per la letteratura nel 1998. Tra i suoi romanzi più noti: Memoriale del convento (1982), L’anno della morte di Ricardo Reis (1984), La zattera di pietra (1986), Il Vangelo secondo Gesù (1991), Cecità (1995), Le intermittenze della morte (2005), Il viaggio dell’elefante (2009). Tra il 2008 e il 2009 ha curato il blog: caderno.josesaramago.org. Il libro di cui parliamo ha raccolto gli articoli originariamente lì raccolti..

Sintesi del libro

Chi scrive ricorda bene quel giorno in cui, alla ricerca della casa romana di Lucio Dalla a Trastevere, si sentì guardare da una vetrina di Via della Lungaretta. Non era una persona, era un libro usato, con copertina nera, al centro della quale emergevano gli occhi e gli occhiali di Jose Saramago che si riflettevano in uno specchio e di rimbalzo guardarono proprio me. Quel giorno tornai a casa soddisfatto, con la foto di una finestra di Vicolo del Buco e un libro particolare. Infatti di Saramago sono famosi i suoi romanzi, misteriosi e simbolici, mentre Il Quaderno è tutta un’altra storia. Raccoglie scritti pubblicati su un suo blog apparso tra il 2008 e il 2009 (nel periodo degli 86 e gli 87 anni dell’autore!) e riportano la voce dell’intellettuale militante e il suo sguardo politico e civile. La lingua è netta ed essenziale, senza chiaroscuri. I brevi scritti, come ogni diario di attualità che si rispetti, sono in qualche modo legati alla cronaca e datati (in attesa di diventare qualcosa che abbia a che fare con la storia). Sono dedicati alla moglie Pilar e alla costituenda Fondazione Saramago di Lisbona.
Le tematiche riguardano: la religione e la sua posizione anti religioni (su cui Umberto Eco che cura la prefazione al testo si sofferma, anche con ironia), il commento di fatti letterari o di cronaca, spesso connessi alla violazione di diritti umani (come avveniva nel carcere statunitense stabilito a Guantanamo). Sono molto presenti anche: una netta posizione anti israeliana, la critica al potere ai capi di governo del tempo: Sarkozy, Berlusconi, Bush Jr (ma ne esce malissimo, tra gli oppositori, anche Walter Veltroni). Spicca la grande speranza riposta nell’allora recente elezione di Barak Obama, primo presidente afroamericano e democratico degli U. S. A.
A dicembre del 2008 scrive di Roberto Saviano, di Gomorra e della condanna a morte dei clan dopo l’uscita del libro, definendo l’autore italiano “un maestro di vita”.
Sono esempi di riflessioni quotidiane e occasionali, che prendono un grande respiro e che hanno una grande incisività grazie allo stile e che vogliono promuovere una cultura aperta e progressista, praticando l’indignazione e a volte il genere dell’invettiva.
Tra gli altri a noi sono piaciuti i pezzi scritti tra il 6 e il 9 novembre 2008, nei quali Saramago saluta il compimento di 106 anni di Ann Nixon Cooper, compagna di lotta di Rosa Parks, sugli autobus della segregazione in Alabama con Martin Luther King.
Succede però che lo scrittore sbagli il nome della donna simbolo della lotta per i diritti dei neri negli anni Cinquanta del secolo passato, chiamandola “Rosa Banks”.
Così il giorno 9 commenta: “Rosa Parks, non Rosa Banks. Una lamentevole caduta di memoria che non sarà stata la prima e certamente non sarà l’ultima, mi ha fatto incorrere in uno dei peggiori errori che si possono commettere nel sempre complesso sistema dei rapporti tra persone: attribuire a qualcuno un nome che non è il suo […] non ho a chi chiedere scusa, per vedermi punito dello sbaglio, basti il sentimento di intensa vergogna che si è impossessato di me”.

Uno spunto autoformativo

Proprio a partire da questo, ci siamo fatti ispirare per il nostro spunto.
La reazione all’errore del nome è un buon apprendimento per l’operatore sociale, il formatore e l’helper in genere. Il corpus complessivo del quaderno sottolinea come sia importante, insieme allo svolgimento delle attività quotidiane, coltivare una visione politica che arricchisca il mestiere in una direzione trasformativa. Molto meglio se con visione strutturata approfondita e non basata su luoghi comuni rigidi e slogan.
Dall’altro lato è infatti interessante osservare come la visione politica abbia un qui e un’ora ben presente in concreto. Ma soprattutto abbia una metodologia e un modo di fare che prevede l’importanza centrale alla cura della relazione, per il riconoscimento autentico delle persone a partire dai reali nomi.
È una grande lezione umana e intellettuale, quello di ricordare che nonostante le immense risorse retoriche, l’arte (e aggiungiamo anche l’arte della relazione) non è fatta per creare “illusionismi”, ma per cercare verità e costruire sentimenti di vicinanza.