L’Antichrista di Nothomb
Il libro
Amélie Nothomb, Antichrista, 2004, Roma, Voland, traduzione di Monica Capuani, pp. 112.
L’autrice
È nata nel 1966 a Etterbeek in Belgio, all’anagrafe è Fabienne Claire Nothomb. Proviene da una famiglia della nobiltà belga. Seguendo il padre diplomatico ha vissuto in Giappone, Cina, Birmania e Laos. Ha studiato filologia romanza a Bruxelles.
Pubblica il primo romanzo nel 1992.
È un’autrice prolifica, parlando solo di romanzi, ne ha pubblicati 34 tra il 1992 e il 2025. Ha ottenuto diversi riconoscimenti tra cui il Grand Prix du roman de l’Académie française nel 1999. Vive tra Parigi e Bruxelles. Nella città belga sembra che viva nel lussuoso e insieme caratteristico quartiere di Ixelles (Elsene in fiammingo), nella parte sud del centro.
Sintesi del libro
È sempre una scoperta, seguendo le attività e i consigli di lettura dei professori dei figli di chi scrive, intercettare romanzi fuori dalla mia diretta portata. Per prendere quello di cui parliamo, ho accompagnato mia figlia in una libreria di Via XXI aprile a Roma, a poca distanza dalla casa di Marcello Mastroianni e Sofia Loren in Una giornata particolare (Ettore Scola, 1977), dove anche Giovanni Floris ha fatto abitare un suo protagonista di romanzo. Gli adulti, si sa, hanno bisogno di formazione continua.
In una città universitaria belga non meglio precisata vive e frequenta il liceo Blanche, adolescente timida e sostanzialmente sola. A scuola conosce Christa, coetanea bella e brillante, che le dona inaspettatamente la sua amicizia. Christa vive fuori città e inizierà a frequentare la casa e la famiglia di Blanche, conquistando anche i suoi genitori, entrambi docenti di ateneo. Tuttavia la sua presenza inizierà a rivelare qualcosa di inquietante, ma ad accorgersene sarà la sola Blanche, che inizierà a chiamare Christa, tra sé e sé, Antichrista: “l’enunciato dell’equazione era il seguente: Christa era bella quanto l’Antichrista era orrenda”.
Il romanzo gioca tra il realismo e l’allegoria, avendo come temi principali, la seduzione, la verità, il bene e il male, così come l’adolescenza, la solitudine l’identità, la rivalità, il desiderio di riconoscimento, la manipolazione psicologica e la presa di coscienza.
Se molti romanzi a tema adolescenziale possono facilmente scadere nel torbido dozzinale, non è questo il caso, con un testo sostenuto da una scrittura padrona della situazione. Non mancano anche solidi riferimenti letterari e riflessioni sul potere della lettura in Blanche, che presenta la funzione della sua solitudine mettendola in comunicazione con quello che diceva Flaubert sulla necessità di avere “un urlatorio” personale, che per lei diviene “un sognatorio”. Allo stesso modo parla della necessità di “una propria porzione di cielo” dalla sua finestra che rimanda a Simone Weil. E chissà quanti altri riferimenti che non cogliamo da non francofoni.
Così come, se Blanche deve parlare del bene fa ricorso alla figura classica di Antigone che dice di sé: “sono di quelli che amano e non di quelli che odiano”, commentando “niente di più bello è mai stato detto”. Parlando della lettura dice che è un modo per “trovarsi di fronte al reale nella sua massima concentrazione” e che non si legge mai a caso, perché i libri si incontrano sulla propria strada quando ne hai bisogno, come quelli di Gerges Bernanos che hanno insegnato a Blanche che “la mediocrità è l’indifferenza al bene e al male”.
Uno spunto autoformativo
Centrale dunque anche il rapporto tra innocenza e consapevolezza e un percorso di reazione dentro questa polarità, che passa anche dal sostegno della grande letteratura: “Ora avevo appena dimostrato a me stessa che ero capace di costringerla a rispettarmi senza infuriarmi. Mi sarei ricordata di questo risultato, che speravo di ripetere”
Blanche dovrà porsi il tema di come agire creativamente nella situazione, senza diventare come Antichrista.
La ricerca di assertività nelle comunicazioni umane fa parte della formazione adolescenziale, ma impegna per tutto il tempo la vita gli adulti. Eterni adolescenti nella comprensione dei sentimenti e delle legittime difese nelle relazioni, per lasciare spazio agli altri senza farsi risucchiare. Anche con lo scudo strappabile ma intenso delle pagine letterarie.
