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L’inchiostro di Cloe Curcio
Crediti foto: di Giacomo Defilato, per gentile concessione
16 Febbraio 2025

L’inchiostro di Cloe Curcio

IL TESTO

Cloe Curcio, Di carta e d’inchiostro, 2016, Roma, Sensibili alle foglie, pp. 103.

L’AUTRICE

Scrittrice nata nel 1996. Con lo pseudonimo Jessie James, ha pubblicato romanzi, a patire dai banchi della scuola media. Ha esplorato mondi attraverso i cicli: La leggenda di Aan, Le leggende della Mezzaluna e Le terre libere. I libri che li compongono sono ambientati in universi fantastici, con richiami medievali, e hanno prevalentemente ragazze come protagoniste. L’autrice in questi testi frequenta il genere Fantasy, scrivendo romanzi distopici (svolti in un tempo non precisato). Lo pseudonimo è la versione femminile del nome di un bandito del west con aspetti romantici cantato in una ballata di Bruce Springsteen.
Nel 2019 ha pubblicato con il proprio nome 11 racconti brevi raccolti in Polveri e ombre, così come è successo per il libro di cui trattiamo qui. Nel 2024 ha tradotto il libro di Samah Jabr, Il tempo del genocidio. Rendere testimonianza di un anno di Palestina.

SINTESI DEL LIBRO

Con questo testo l’autrice si cimenta nella scrittura saggistica intorno alla scrittura narrativa, senza rinunciare a felici inserzioni letterarie.
I capitoli infatti sono introdotti da atti teatrali con i dialoghi tra Personaggio 1 e Personaggio 2, abitanti delle “lande dell’immaginario”, sospesi nell’attesa di incontrare autori e lettori che li facciano vivere. Il testo quindi è composto da 5 atti e altrettanti capitoli, dipanandosi in un coinvolgente percorso tra autori, personaggi, storie, citazioni e fenomeni sociali correlati alla scrittura. La guida dell’autrice è competente e nello stesso tempo rappresenta uno sguardo aperto e fresco che mescola con padronanza fluida riferimenti classici e di genere.

I cinque capitoli ci accompagnano nelle relazioni possibili tra autori, personaggi e lettori. Nella parte che tratta “la nascità del personaggio”, viene descritta la sua relazione con l’autore e la sua caparbia autonomia. Nel capitolo successivo viene osservato da vicino il reciproco rapporto tra “personaggi e lettori” (anche attraverso i fenomeni di riscrittura dei personaggi da parte dei lettori che vanno sotto il nome di “funfiction” o “riscrittura del personaggio” e l’immedesimazione in essi, con il fenomeno del “cosplay” che “porta in vita un personaggio” attraverso il travestimento e l’interpretazione). C’è spazio anche per i personaggi che escono dalle pagine e che “dialogano con altre forme d’arte” (cinema, musica e pittura). Ci sono quindi “le tipologie di personaggio” e la relazione con le realtà storiche e le società che riverberano, siano essi personaggi soggetto di denuncia sociale, storici, reali, distopici, filosofici, eroi, antagonisti (anche con sosta sull’”antagonista femminile”).

Nell’ultimo capitolo “l’evoluzione del personaggio”, leggiamo l’interessante parallelo tra i personaggi femminili di Emma Bovary di Flaubert (Madame Bovary) e Liesel Meminger di Markus Zusak (Storia di una ladra di libri). Per la prima il mondo dei romanzi diventa una gabbia che la allontana dal mondo consegnandola all’insoddisfazione per la vita; per la seconda i libri sono una via d’uscita dalla solitudine, sofferenza e alienazione dell’ambiente nazista e della Seconda Guerra Mondiale in Germania. Sono personaggi che esemplificano, come specchi, anche un’evoluzione possibile dell’approccio dei personaggi femminili nella rappresentazione culturale.

UNO SPUNTO AUTOFORMATIVO

Nel capitolo “personaggi e lettori”, chi scrive ha trovato: “Quando siamo in un particolare stato d’animo, se stiamo vivendo un momento critico, le creature di carta e inchiostro possono venirci in soccorso, presentando una situazione simile alla nostra, permettendoci di elaborare una problematica, oppure semplicemente dandoci una prospettiva su ciò che ci troviamo ad affrontare”. Cloe Curcio, affrontando le influenze che i personaggi letterari hanno sul comportamento del lettore, riporta una ricerca dell’Università dell’Ohio che ha studiato le dinamiche dell’experience – taking (vale a dire del fare esperienza).

A chi scrive, rivolgendosi agli operatori sociali durante la formazione, è capitato di rielaborarlo così. Se è vero che uno dei fattori di resilienza e di sviluppo personale è presente nelle reti che frequentiamo, possiamo essere anche più consapevoli che le reti sono costituite a volte dai personaggi letterari (e anche cinematografici e delle serie televisive) che incontriamo tra le pagine e sugli schermi. Possiamo chiederci in che modo quei personaggi si prendano cura di noi e come raccontino qualcosa di noi, degli altri e del rapporto con la società che viviamo.
Gli scrittori e le scrittrici parlano spesso della forza e autonomia dei loro personaggi che bussano alla loro attenzione, che reclamano ascolto, che vivono per molti aspetti una vita propria. Cloe Curcio al proposito scrive: “le mie protagoniste sono cresciute con me […] e mi hanno insegnato molto. Mi hanno offerto uno spaccato sulle sfaccettature dell’animo umano, mi hanno trasmesso l’importanza delle relazioni […]. Non credo che potrei mai affermare di riconoscermi in uno dei miei personaggi più che in un altro. Ciascuno di loro porta con sé una parte di me, persino gli antagonisti”. E la ricerca per autori e lettori di relazione con i personaggi può continuare. Una ricerca autoformativa basata sull’eleganza, intesa etimologicamente nel senso del verbo latino eligere: scegliere. E accettare aiuto e testimonianze di figure amiche che abitano le lande dell’immaginario e che vivono grazie a un esercizio di creazione anche di chi legge. Anche se a prima vista non daremmo peso a figure della consistenza della carta e dell’inchiostro.