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La voce sola di Tamaro - Letture Ballerine
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La voce sola di Tamaro
Crediti foto: di Andreas Bohnenstengel in CC Commons
1 Marzo 2025

La voce sola di Tamaro

IL TESTO

Susanna Tamaro, Per voce sola, 1994, Milano, Baldini & Castoldi, pp.167.

L’AUTRICE

Nata a Trieste nel 1957, lontana parente da parte di madre di Italo Svevo, ha studiato a Roma al Centro Sperimentale di Cinematografia, diplomandosi in regia, successivamente si è stabilita a Orvieto. Pur avendo peregrinato e pubblicato già a partire dalla fine degli anni ottanta, sarà con il romanzo epistolare Va dove ti porta il cuore del 1994, che raggiungerà il successo editoriale, anche internazionale, con più quindici milioni di copie (anche se l’accoglienza della critica sarà tiepida), molte traduzioni e un film omonimo diretto da Cristina Comencini con Margherita Buy e Virna Lisi. Un romanzo scritto in precedenza, Illmitz, ritenuto da Claudio Magris superiore al suo maggior bestseller, resterà nei cassetti e sarà pubblicato solo nel 2014.
Il suo romanzo d’esordio è La testa fra le nuvole del 1989 seguito dalla raccolta di racconti di cui parliamo qui (oltre a due libri per ragazzi). Ha scritto canzoni con Ron, ha diretto il film Nel mio amore. Il suo ultimo libro Il tuo sguardo illumina il mondo è uscito nel 2018, parla di amicizia e anche dei diversi modi di affrontare una disabilità.

SINTESI DEL LIBRO

Pubblicato nel 1991 da Marsilio, piacque molto a autori come Alberto Moravia, ma passò inosservato, fin quando non fu ripubblicato nel 1994 a seguito del successo editoriale internazionale di Va’ dove ti porta il cuore.
Contiene cinque racconti: Di nuovo lunedì, Love, Un’infanzia, Sotto la neve e Per voce sola. Ciascun racconto è guidato da una voce narrante che parla in prima persona, tranne nel caso di Love, raccontato in terza. In quattro racconti su cinque la protagonista è femminile (maschile solo in Un’infanzia).
In Di nuovo lunedì, la voce narrante è quella di una socia di una casa editrice che vive con la figlia adottiva Dorrie e il marito avvocato Jeff, ricevendo violenze da parte del marito, che a sua volta pratica violenza sistematica sulla figlia. Lei si difenderà attraverso un’autosuggestione potente che la porta a non vedere.
In Love, Vesna è una bambina non sappiamo se rom o sinti, venduta dai suoi genitori allo sfruttatore Mirko, che ogni giorno mendica su un ponte per poi riportare i soldi al campo dove vive. Si invaghisce di un uomo apparentemente forte e gentile che lei crede essere il personaggio di un film il cui manifesto campeggia poco lontano.
In Un’infanzia un giovane, in una serie di colloqui, ricostruisce la sua vita con sua madre, senza il padre, con un patrigno, a scuola, in collegi e così via. Situazioni che lo hanno portato a vivere vedendo crescere un destino funesto: “È capitato a me ma può capitare a chiunque. All’improvviso per un fatto minimo si viene risucchiati in qualcos’altro, si devia, si va per una strada che non si era mai vista prima”.
In Sotto la neve, una donna malata scrive una lunga lettera al figlio, nato da una relazione quando lei era giovanissima, raccontandogli i modi che hanno generato il suo abbandono ad altra famiglia sotto la costrizione dei genitori di lei, con tutte le conseguenze del caso. ”A conti fatti adesso , per come vivo e per come penso, sono una persona saggia. È questa una delle cose che voglio dirti. Guardati dalla saggezza! La vita è tutto fuorché saggia. La vita è movimento continuo, abilità. Per starci bene in mezzo bisogna essere elastici, aperti, non legati a niente”.
In Per voce sola, il racconto più lungo che da il nome alla raccolta, una donna di origine ebraica, sentendo il peso di una demenza senile incombente, racconta alla nipote la sua vita: la pazzia della madre, morta in campo di sterminio, l’emigrazione del padre in Palestina, il marito scampato ai lager nazisti, ma sempre più lontano al suo ritorno a casa, il destino di sua figlia Serena.

Quello che colpisce nei racconti è soprattutto l’impossibilità di difendersi da parte dei protagonisti, sovrastati da qualcosa di enorme e il tono delle voci narranti. Su di esse Federico Fellini parlò di: “Questa voce distesa e atroce; questa scrittura onesta e pulita; questa capacità di incarnare la sofferenza dei deboli e degli indifesi, di raccontare personaggi terrificanti con umiltà, senza difetti”.
Sono racconti potenti di una scrittrice molto importante.

UNO SPUNTO AUTOFORMATIVO

Le voci dei racconti della raccolta permettono di metterci in ascolto delle storie degli altri. Gli incontri nella vita sono sempre racconti di storie personali che si intrecciano. Qui in più, siamo solo all’inizio degli anni novanta, la tematica portante che incornicia le narrazioni è quella della violenza subita che genera conseguenze di diverso segno nei personaggi e nei loro corpi, soprattutto femminili.
Però verrebbe da dire che siamo già un passo avanti, quando la violenza, seppure “per voce sola” e troppo sola, viene anche espressa, detta, narrata. E questa è sicuramente la potenza della vera letteratura, che racconta grandi verità nell’invenzione: “Così senza quasi sapere dei miei gesti, ho preso la carta intestata dell’albergo e ho fatto ciò che non avevo mai avuto il coraggio di fare. Ti ho scritto una lettera” (in Sotto la neve).
Da molti racconti che ho ascoltato da coloro che si occupano di cura delle persone vittime di violenza, infatti, si comprende che la parola è sempre molto lontana da venire e che, per molto tempo, è soprattutto il corpo sofferente a parlare, senza che le emozioni spezzate trovino il modo di risalire facilmente alla bocca e alla penna.