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Essendo Stato di Cappuccio - Letture Ballerine
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Essendo Stato di Cappuccio
Crediti foto: di Teatro segreto in CC Commons
11 Giugno 2025

Essendo Stato di Cappuccio

Il testo
Ruggero Cappuccio, Paolo Borsellino Essendo Stato, 2019, Milano, Feltrinelli, pp. 137.

L’autore
Nato a Torre del Greco nel 1964. È uno scrittore, regista, sceneggiatore e drammaturgo italiano.

Sintesi del libro
Il lavoro è nato come testo per il teatro dal 2004, ricevendo l’apprezzamento di Agnese Borsellino, moglie del magistrato. Essendo Stato diventerà un docufilm nel 2016 e un libro nel 2019.

Il Paolo Borsellino di Ruggero Cappuccio è una voce narrante che parla in un tempo sospeso tra l’esistenza e la non esistenza, dal suo ultimo minuto di vita a seguito dell’attentato esplosivo di “Cosa nostra” sotto casa della madre insieme alla sua scorta. “Mi chiamo Paolo. Paolo Borsellino. Sono nato il diciannove gennaio del millenovecentoquaranta. Ho cinquantadue anni. Oggi è domenica. Oggi è il diciannove luglio. È il millenovecentonovantadue, oggi. Sono le sedici, cinquantotto minuti e due centesimi di secondo. C’è stata un’esplosione che ha prodotto una strana sensazione di silenzio. A Palermo le parole e le esplosioni hanno come fine assoluto soltanto il silenzio”.
Da qui ha inizio un lungo monologo in cui Borsellino ripercorre la sua storia, la sua relazione con Palermo, la sua dedizione per il lavoro e le indagini, la sua profonda conoscenza antropologica del fenomeno mafioso (studiato dall’interno e nello stesso tempo, pur nella precisa comprensione, sentito lontanissimo).
Un momento importante è certamente il ricordo della sua infanzia nel quartiere palermitano della “Kalsa” (lo stesso di Giovanni Falcone), intorno alla farmacia di famiglia.
Ci sarà nella trama recitata e narrata, un nuovo incontro con Giovanni Falcone ed Emanuela Morvillo. Ci sarà un crescente sentimento di solitudine e isolamento, che accompagnano la consapevolezza di una fine già segnata mentre il suo senso del dovere resta immutato, essendo Stato, fra gli anticorpi sani dello stesso, sotto attacco di un virus autoimmune.
Il libro è composto da un’avvertenza, da undici capitoli, equiparati ai “movimenti musicali” (tratti dallo “Stabat Mater” e ciascuno introdotto da una citazione dallo storico greco Tucidide) e da due appendici (una sulla storia che ha portato libro e una nota biografica su Paolo Borsellino).
La chiave classica scelta, è un modo efficace per comporre la lirica e la tragedia di una vicenda personale e storica così significativa, tenendo a bada la retorica e i luoghi comuni, avvicinandoci con calore e misura a una figura contrassegnata da un’integrità molto umana, in una realtà storica di inizio anni Novanta, che ci riguarda ancora.

Il libro presenta, accanto alla voce narrante del personaggio fedelmente ricostruito nella postura morale, anche la vera voce di Borsellino. Ci sono infatti ampi stralci delle dichiarazioni rilasciate davanti al Consiglio superiore della magistratura, il 31 luglio 1988, inedite fino al lavoro di Cappuccio.

Uno spunto autoformativo

Questo testo riguarda tutti i cittadini e le cittadine attenti alla storia e al destino del Paese, con un’idea di società e Stato caratterizzati da giustizia, senza prevaricazioni e infiltrazioni (o sistematicità) criminali.

Ai lavoratori sociali può suggerire l’importanza della conoscenza del contesto dove si svolge l’azione, anche nella sua realtà di controllo criminale, con tutte le implicazioni conseguenti e le connivenze sociali e amministrative del caso. È un invito a guardare con attenzione “l’acqua in cui si nuota” per usare un’immagine di David Foster Wallace, per prendere le dovute contromisure e non partecipare (anche indirettamente e con poca consapevolezza) alla costruzione o al mantenimento di consorterie criminali e mafiose.

Perché, per dirla con Tucidide, il male lo fanno anche quelli che pur potendolo impedire, restano inerti e indifferenti. Oppure, per dire in fondo la stessa cosa in positivo, l’importanza di amare la città in cui si lavora: “Palermo non mi piaceva, per questo ho imparato ad amarla. Perché il vero amore consiste nell’amare quello che non ci piace, per poterlo cambiare”. Borsellino ha continuato a farlo pur avendo compreso di essere ormai isolato. Ma oggi, siamo molti a guardare verso di lui e a considerarlo un esempio di difesa virtuosa della cosa pubblica.