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La solitudine del blogger
Crediti foto: di Tima Miroshnichenko: https://www.pexels.com/it-it/foto/donna-libri-in-legno-alunno-9572672/
24 Marzo 2026

La solitudine del blogger

Una solitudine apparente
Curare un blog può essere un’esperienza più complessa di quanto sembri. Arriva un momento in cui, come succede a chi scrive e immagino ad altri che hanno intrapreso tale strada, si hanno sentimenti contrastanti.

Da una parte c’è il desiderio di coltivare uno spazio di ricerca proprio, condividendolo a distanza per stimolare percorsi altrui e per comunicare con chi è interessato ai libri non solo in maniera specialistica, ma di crescita, in dialogo con autori, idee e soprattutto storie. Dall’altra si registra una certa solitudine, che non viene lenita nemmeno pubblicando sul web e rilanciando sui social.

Scrivere su un blog può essere, in ultima analisi, un piccolo contributo al modo in cui ci sentiamo parte di una comunità.

Anche quando si svolge un’attività individuale, vale quanto afferma la nostra Costituzione:
“Ogni cittadino ha il dovere di svolgere, secondo le proprie possibilità e la propria scelta, un’attività o una funzione che concorra al progresso materiale o spirituale della società” (art. 4, comma 2).

Nelle scienze umane il concetto si potrebbe tradurre come “interdipendenza soggettiva positiva”, il sentimento che ciò che faccio contribuisce a costruire il mosaico della società che siamo. Fare la propria parte in modo consapevole, collegandola con ciò che fanno gli altri, è fondamentale.

Ritrovo in Chiara Faggiolani, già citata in un precedente articolo, un concetto affine che proviene dal Giappone. Con il termine ikigai infatti si indica un “punto di equilibrio tra benessere personale e il contributo positivo che si offre alla società”. L’introduzione del tema “benessere” sposta un po’ il punto di vista rispetto all’articolo costituzionale, ma sicuramente è ancora più in linea con l’esperienza di chi scrive, non votata al sacrificio (anche se implica fatica) ma a un certo piacere finale.

In questo senso, se è possibile parlare di solitudine del blogger dal punto di vista pratico, non si può parlare di solipsismo (esiste solo il proprio io e tutto il resto è illusorio).

Spazi sociali della lettura
A volte si diventa blogger per coltivare un proprio momento, un progetto personale, per ricentrarsi. A volte lo si fa perché già molto affaccendati a mediare e collaborare con altri nello spazio del lavoro e dell’impegno in senso lato e si vuole decidere in maggiore indipendenza (almeno cosa leggere e di cosa parlare).

Nelle migliori fantasie di chi scrive, c’è il sogno di un buen retiro a tempo indeterminato.
Ma la realtà spesso ci tiene lontani da quella visione. In più è utile ricordare che “nessun uomo è un’isola” e difficilmente il benessere passa solo da intraprese individuali in solitaria.

Lettura, scrittura e comunità
Può succedere che facciamo cose di cui comprendiamo il senso solo nel momento in cui qualcuno ce le restituisce con parole più comprensibili. A chi scrive è venuto in soccorso in tal senso e di nuovo, un libro di Chiara Faggiolani. Ho compreso che oltre alla produzione del libro (l’editoria), alla vendita (librerie), alla promozione (biblioteca) possono intervenire azioni di dinamizzazione della lettura lontane dai luoghi canonici.

Non esiste un profilo specifico di animatore culturale a tale scopo, ma si tratta di “una figura che lavora per attivare, connettere o amplificare processi culturali all’interno di comunità”. Non è solo chi costruisce eventi, ma chi crea connessioni e spazi di partecipazione. È qualcuno che tiene insieme sapere, saper fare e passione civile, con la consapevolezza di svolgere una piccola missione sociale. Promuove molteplici momenti di incontro, che si possono approfondire nel ricchissimo testo dell’autrice (biblioteconoma e docente universitaria).

È in questo spazio e funzione che il blogger può uscire quasi del tutto dalla sua solitudine apparente nella distanza. Affiancare alla scrittura il trovarsi insieme.

E diventare, a suo modo, un dinamizzatore culturale: fare comunità e partecipare a un’operazione collettiva di decelerazione consapevole, cha lavori su un tempo umano.

Dice un proverbio africano: “se vuoi andare veloce vai da solo, se vuoi andare lontano vai in gruppo”.

Il libro di sottofondo
Chiara Faggiolani, Libri insieme. Viaggio nelle nuove comunità della conoscenza, 2025, Bari, Laterza, pp. 162.