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Borgate Pasoliniane
Crediti foto: di Ernest Pignon-Ernest, CC BY-SA 4.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=122950122
23 Luglio 2025

Borgate Pasoliniane

Ricordi a verbale
Chi scrive è testimone diretto della nascita del nome “Roma delle Torri” per l’attuale VI municipio capitolino (allora, a inizio anni Duemila, era ancora VIII). Ero un giovane consigliere della commissione “Decentramento”. La sede centrale del municipio è oggi come allora nel quartiere di Tor Bella Monaca. Il territorio di riferimento del municipio si estende praticamente tutto fuori dal GRA, lungo le vie Prenestina, Casilina e Collatina. Erano periodi in cui sembrava si puntasse forte su una reale nascita di piccoli comuni con più poteri per governare meglio (almeno quella era l’idea) la vasta metropoli. Darsi il nome, rientrava in questo piano di sviluppo amministrativo. Ho perso la mano e non so a che punto siamo su questo tema oggi, ma (se sarà strettamente necessario), magari riprenderemo il discorso un’altra volta. Quello che voglio raccontare adesso è altro.

Alcuni luoghi pasoliniani a Roma
Se ripercorriamo l’esperienza di Pier Paolo Pasolini a Roma e anche in borgata, la sua presenza nei loghi di quel municipio non era forse giustificabile a tal punto.
Nel romanzo Ragazzi di vita (1955) ricorrono molte volte via dell’Acqua Bullicante, Torpignattara, il Mandrione, l’Acquedotto Alessandrino, Via della Marranella, la Borgata degli Angeli, tutti posti attraversati dall’autobus 409 (ancora oggi marciante). Tutti luoghi nell’attuale municipio V. Da cui Riccetto e gli altri andavano verso Ponte Mammolo e il fiume Aniene (IV municipio attualmente), dove Pasolini vivrà nei primi tempi a Roma, vicino all’ansa del fiume.
A Torpignattara aveva incontrato negli anni Cinquanta i fratelli Citti, con i quali aveva chiacchierato a lungo sui gradini della scuola Carlo Pisacane a Torpignattara, raccontando della sua omosessualità e dimostrando una grande conoscenza di tutte le varianti e terminologie conosciute al tempo sull’argomento, o alla pizzeria l’Aquila d’Oro. Il 31 ottobre 2024, dove c’era la pizzeria e oggi un ristorante cinese (in Via di Torpignattara 18), è stata scoperta una targa a ricordo. I fratelli Citti, invece, gli raccontavano le storie dei loro amici e gli insegnavano un romanesco diverso da quello del Belli, infarcito di inflessioni di origine meridionale. In Una Vita violenta (1959), il romanzo successivo, l’azione gravita molto intorno alla Circonvallazione Gianicolense (XII), lì vicino andò a stabilirsi il poeta in Via Fonteiana 86 e poi in via Giacinto Carini 45. Girerà Accattone (1961) prevalentemente al Pigneto e al Mandrione, con qualche puntata altrove, tra cui Borgata Gordiani e San Felice da Cantalice a Centocelle (tutto V). Insegnerà oltre che a Monteverde anche nel Comune di Ciampino, avendo come allievo un certo Vincenzo Cerami (che ambienterà Un borghese piccolo piccolo del 1976 tra i palazzoni del Tuscolano). Molto vicino Pasolini ambienterà le scene più importanti di Mamma Roma (Via Lemonia, Parco degli Acquedotti), in un quartiere dove ancora oggi è segnalata la presenza abitativa di Ninetto Davoli (parliamo di Municipio VII).

Appropriazione indebita
A me era bastato leggere alcune lettere inedite di Pasolini pubblicate negli anni Novanta dal Corriere della Sera, in cui il poeta raccontava di appuntamenti a Torre Maura per poi raggiungere i Castelli romani, per sentire la sua presenza imperitura nei luoghi a me cari e tentare “l’appropriazione culturale” verso il VI Municipio.
A proposito di questo va detto che la reazione contraria alla proposta per l’utilizzo dell’aggettivo riferito a Pasolini nel nome del municipio, giusta nel merito, non aveva tanto una spiegazione rintracciata nell’amore per la correttezza filologica dei luoghi, quanto in qualcos’altro da allontanare. Se io avevo in testa riferimenti di immagini cinematografiche e pagine di racconti che dalla Casilina e Prenestina di Mandrione e Borgata Gordiani traslavo forzosamente verso altre altezze delle due consolari, altri temeva mi riferissi agli incontri notturni del poeta con ragazzi dediti alla prostituzione maschile in borgata, o “marchettari”. Il protagonista del romanzo postumo Petrolio (1992), intrattiene un lunghissimo incontro sessuale con ragazzi nel pratone di Centocelle (VII municipio).
Come nota Valerio Mattioli pensando a Amore tossico (1983) di Claudio Caligari (regista non romano che ha compreso la realtà sociale periferica alla maniera del poeta), i nipoti dei personaggi pasoliniani sarebbero partiti da quei quartieri e sarebbero approdati a Ostia Lido (Municipio X), proprio dove Pasolini fu ammazzato, nella zona dell’idroscalo. Dopo un ultimo passaggio a cena a San Lorenzo (Municipio II), poi proseguendo per Stazione Termini (I), quindi ancora verso il ristorante Il biondo Tevere sulla Via Ostiense (VIII).
Ho capito, alla fine di questi anni e partendo dai tempi del municipio, che si dovrebbe parlare di una Roma pasoliniana (già ripercorsa, dai tempi del mio errore, in numerose pubblicazioni di diverso segno, una è prevista a ottobre 2025 dall’editore Perrone, specializzato in abbinamenti tra scrittori e città). Con particolare riferimento trasversale alle borgate, alla ricerca di un mito di resistenza sottoproletaria alle trasformazioni dello “sviluppo”, ma non del “progresso”, della “società dei consumi”.

La questione omosessualità, la questione politica
Dacia Maraini ha recentemente ricordato in un incontro pubblico al Technotown di Villa Torlonia a Roma, che la ricerca di tale resistenza, era passata dall’attenzione di Pasolini per i contadini friulani prima, per le borgate romane in un secondo momento e per l’Africa poi. Ma perché a Maraini non ho avuto la prontezza di fare una domanda sul libro di Marco Belpoliti, Pasolini e il suo doppio (Guanda 2022)? Nel testo, uscito nel centenario della nascita del poeta, si teorizza che la grande questione sommersa nel poeta sia quella della sua omosessualità, ancora troppo rimossa per comprendere la sua opera. Non so se sia così, il libro è accurato nei riferimenti e interessante nelle analisi. Credo però che sia importante non scindere l’esperienza pasoliniana e non condurre eccessivamente la sua testimonianza letteraria e esistenziale in una direzione, sebbene poco esplorata. Nel libro di Belpoliti, questa sua tesi sembra far slittare del tutto sui comportamenti notturni pasoliniani le cause della sua morte per omicidio, passando, da un eccessivo sospetto di complottismo degli anni scorsi a un estremo opposto, che sembra espellere del tutto le variabili politiche dentro un caso ancora irrisolto (di questo avviso, prima di chi scrive, Aldo Cazzullo nella puntata dedicata all’”Ultima notte” di Pierpaolo Pasolini, andata in onda a novembre 2024 nella trasmissione Una giornata particolare).

Un municipio pasoliniano?
Su Pasolini non si smetterebbe mai di discorrere, ma lentamente. Qui ci limiteremo a chiudere dicendo che probabilmente, pur se i municipi di Roma hanno smesso di darsi nomi, non sarebbe male considerare oggi l’ipotesi (a tre anni dal festeggiamento dei cento anni dalla nascita e nell’anno in cui si ricordano i cinquanta dal suo assassinio) che uno, fra quelli dove insistono i territori attraversati dal poeta, prendesse l’aggettivo “pasoliniano”. Per immortalare il rapporto storico tra Pasolini e quelle borgate, da cui hanno tratto beneficio lo scrittore e i luoghi.