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Alcune Isole di Lodoli
Crediti foto: Caio da pexels.com
11 Ottobre 2024

Alcune Isole di Lodoli

Vicino alla fermata della metro C Malatesta, nel quartiere cosiddetto “dei Condottieri” dove tutte le vie portano il nome di pericolosi guerrafondai del Quattrocento italiano, ho trovato un po’ pace in una luminosa libreria all’angolo, nella sezione Roma. Ho incontrato due libri amici che non vedevo da un po’ di tempo.

Quanto appena letto, nella pessima imitazione di chi scrive, è un’idea di stile e l’atmosfera rintracciabile in tutte le Isole di Marco Lodoli, vale a dire brevi racconti di molte scoperte che si possono fare, allontanandosi dal frastuono e dalla distrazione metropolitana. Una “guida vagabonda di Roma”, distribuita in due libri, il primo del 2005, il secondo nel 2014 (rispettivamente Isole, 2005, 2008 e 2014, Torino, Einaudi, pp. 148 e Nuove Isole, 2014, Torino Einaudi, pp. 138).

Gli scritti, nati in origine come articoli apparsi tra le pagine dell’edizione romana di Repubblica, costituiscono almeno due intuizioni fondamentali.

La prima è che Roma è un arcipelago, fatto di tanti posti diversi da poter raggiungere e diseguali, con navigazioni estenuanti nei tratti di mare che li separano. La seconda è che l’Urbe rappresenta una possibile fonte di stupore continua in angoli inaspettati, sconosciuti agli stessi romani. Per dirla con l’autore: “ogni tanto cerco di riconoscere un’isola nel grande mare della città: e possono essere quadri o alberi, libri o angoli in penombra, statue o fontanelle, luoghi che quasi si nascondono per non essere cancellati, come quei gatti bellissimi che scopriamo accoccolati sotto il parafango di un’auto in sosta e che ci studiano con i muscoli tesi e gli occhi pieni di apprensione. […] Ma in fondo il valore delle cose risiede soprattutto nel nostro modo di osservarle”.

Così ragiona Lodoli, mentre si trova sulla collinetta di Via Olina a Torre Maura, poco sopra le case popolari adiacenti al Grande Raccordo Anulare, luogo dove ha insegnato a lungo in un istituto professionale.

I due volumi offrono una panoramica davvero ricca e multiforme. Qui ci soffermiamo su un percorso di lettura possibile del corpus dei frammenti, ricercare le isole periferiche.

Sui 135 pezzi contenuti in Isole, 34 a parere di chi scrive sono di argomento rubricabile alla voce: scoperte in periferia, sui 152 di Nuove Isole, sono invece 28.

Le isole periferiche nei due volumi si trovano in luoghi come Centocelle, Casal Bertone, Pigneto, Montesacro, Ponte Lanciani, Vigna Mangani, Tor Sapienza, Mandrione, Fiumicino e Ciampino, San Lorenzo, Alessandrino, il GRA e i suoi autogrill, Largo Preneste, il cinodromo di Viale Marconi, l’Appia Antica, il Laurentino 38, Pietralata, Tor Tre Teste, la sopraelevata Prenestina, il Quadraro, la Tiburtina, il quartiere Montemario, la Collatina vecchia, Ponte di Nona, Bufalotta, la Riserva dell’Aniene, Torre Spaccata e il chiosco di barbiere di Via Peresio, Ponte Mammolo e altre ancora.

La prima, abbiamo detto, parte dalla collinetta di Via Olina a Torre Maura in Isole. L’ultima di Nuove Isole ritorna su quella collinetta. Torre Maura è la borgata periferica più richiamata (per esempio il giardino di Via degli Zigoli e i Ruderi di Casa Calda, dove viene immaginata una natività post moderna).

Nell’Isola n. 135 l’ultima di Isole (il conteggio è a cura di chi scrive, i capitoli non sono numerati nei libri), Lodoli a partire dalla scoperta di un pub di Via delle Provincie che porta il nome di un poeta irlandese allora vivente: Seamus Heaney, premio Nobel, immagina come sarebbe bello se altri locali seguissero tale scelta, intitolando un sushi bar Yoshimoto Banana o una pizzeria a Raffaele la Capria.

Chi scrive lancia un’idea per chi volesse aprire un bar a Torre Maura, dedicarlo allo scrittore di Isole e Nuove Isole e al suo sguardo su quel quartiere della Via Casilina. Si potrebbe chiamare Snack Bar Lodoli.