Notice: Function _load_textdomain_just_in_time was called incorrectly. Translation loading for the fastcache domain was triggered too early. This is usually an indicator for some code in the plugin or theme running too early. Translations should be loaded at the init action or later. Please see Debugging in WordPress for more information. (This message was added in version 6.7.0.) in /home/letturebal/domains/lettureballerine.it/public_html/wp-includes/functions.php on line 6131
Il crimine compresente - Letture Ballerine
Passa al contenuto principale
Il crimine compresente
Crediti foto: Lorenzo Marino da pexels.com
17 Novembre 2024

Il crimine compresente

Scena numero uno. Nel 2003, nel libro giornalistico di Riccardo Bocca, Roma città a parte, Paolo Lojudice (oggi Arcivescovo di Siena nonché Cardinale), allora giovane parroco di Santa Maria Madre del Redentore, raccontava delle tante persone disperate conosciute, purtroppo grate all’economia parallela dello spaccio di droga a Tor Bella Monaca. Ovviamente denunciava la mancanza di politiche di sostegno economico e di occupazione.
Chi scrive lo ricorda, perché si trovò ad accompagnare il cronista da don Paolo a raccogliere il suo racconto, finendo anche lui, insieme all’amico Stefano Vannozzi, nell’indice dei nomi di quel libro.

Scena numero due. Ho camminato qualche giorno fa e, attraversando la Via Casilina, sono passato davanti alla gioielleria Mangiucca, sulla consolare romana vicino al Raccordo, guardandola con occhi diversi. Non era più il negozio per regalare oro a battesimi, comunioni, cresime e matrimoni, ma uno snodo indiretto ma importante di un fatto di cronaca nera di qualche anno fa. Una tessera del puzzle.

Scena numero tre. La prima volta che ho commentato un post sui social (frequentati con circospezione) l’ho fatto in difesa di Francesca Fagnani, accusata da un utente di essere raccomandata, visto che un suo libro su Roma e la sua realtà criminale sarebbe stato presentato anche alla presenza del ministro Piantedosi. È stato un intervento istintivo ma dettato dalla logica: la presenza del ministro dell’interno per un testo che ricostruisce vicende criminali scritto da una giornalista famosa, non mi era sembrato non dico uno scandalo, ma nemmeno un’anomalia.

A quel punto però chi scrive, accorgendosi di aver difeso un’autrice senza averne letto il libro e, comunque ormai incuriosito, lo acquista.

Il lavoro di Francesca Fagnani (Mala. Roma criminale, 2024, Milano, SEM, pp. 238), ricostruisce la vicenda dell’assassinio a Roma di Fabrizio Piscitelli, detto Diabolik, avvenuto il 7 agosto del 2019, con il colpo alla nuca di un killer in tenuta podistica, che dopo lo sparo continuerà a correre in direzione viale Palmiro Togliatti. A partire da quel fatto, seguendo montagne di pagine di verbali giudiziari, con particolare riferimento all’indagine “Gande Raccordo Criminale”, l’autrice ricostruisce la mappa della malavita a Roma, con la sua composizione stratificata.

Diabolik, che è una figura centrale nel tifo organizzato della Lazio e che ha collezionato – tra le altre cose – una condanna per estorsione a Claudio Lotito presidente della squadra, ha grandi ambizioni criminali.
Viene freddato, con modalità che fanno pensare a matrici mafiose, mentre attende qualcuno su una panchina del Parco degli Acquedotti (area verde nella periferia sud di Roma, poco lontano dagli studi di Cinecittà).

Ha pensato, aspirante boss, di poter trattare alla pari con i vertici della rete criminale romana, fatta di equilibri e disequilibri, fatta di gerarchie scritte e non scritte. Si è alleato con la mafia albanese sfidando di fatto i luogotenenti nella capitale delle grandi organizzazioni mafiose.
Si muove nella guerra perenne (o nella pace armata) per il controllo dei proventi da traffico di droga. Piscitelli è tracotante, spietato e senza senso del limite. Vuole fare il salto di qualità, vuole comandare.

Francesca Fagnani, ripercorre pazientemente dinamiche, alleanze, tradimenti, figure e biografie della mala romana, complessa e inafferrabile. Del resto, come ha dichiarato Michele Prestipino della Procura di Roma, l’omicidio di Diabolik è stato “strategico e funzionale al riassetto di alcuni equilibri criminali” della Capitale. Il libro è documentatissimo, impegnato in una paziente ricostruzione dei protagonisti e delle trame. Si può leggere tutto di fila come una serie televisiva (che sarà tratta dal testo a breve), oppure da esso ricostruire su una bacheca tutte le mappe e gli snodi che rimette in ordine.

Non mancano all’appello la Mafia, la Camorra e l’onda lunga della banda della Magliana. Non mancano i Casamonica e gli Spada, così come una serie di nuovi attori emergenti o a fine corsa. Non manca la violenza tipica del genere, che purtroppo però non è solo letterario o cinematografico.

Leggendolo, in chi scrive è definitivamente maturata la convinzione che la realtà criminale romana sia nascosta e compresente in maniera spaventosamente ordinaria negli ambienti della grande maggioranza dei cittadini, che magari ne ignorano la portata.
Il mondo malavitoso romano è come le radici dei pini marittimi del Parco degli Acquedotti: ben piantate, intricate, diramate e affioranti nei contesti di vita più comuni.
Il modo più semplice per rendersene conto è stato soffermarsi sulla toponomastica dei luoghi attraversati dalla banalità del crimine, descritti nel libro e proprio per questo al testo gioverebbero molto un indice dei nomi e dei luoghi.

Piscitelli e il suo socio Fabietti frequentano luoghi usati del Tuscolano e del Quadraro, come ad esempio “un negozio di articoli sportivi di Via Valerio Publicola”. Diabolik accelera la sua morte dopo aver trattato (almeno secondo lui) la rimodulazione della piazza di spaccio di Ostia in un noto ristorante di Grottaferrata. Gli alleati di provenienza albanese abitano spesso in contesti appartati e periferici della via Prenestina oltre Raccordo. Uno dei nemici più pericolosi di Piscitelli sarà un boss conclamato della periferia nord di Roma, Leandro Bennato di Casalotti. Ovviamente non si illudano i romani dei quartieri bene, ci sono anche quest’ultimi, come Ponte Milvio e Parioli.

Per tornare da dove siamo partiti nei ricordi, è Tor bella Monaca uno degli snodi cardine della storia. Il trafficante di punta della zona, un grossista della droga, Fabrizio Capogna (in società col fratello Simone), dopo l’arresto che si rivelerà salvifico – sapendo di essere stato ormai incastrato da criminali più potenti e di andare incontro a morte certa una volta fuori cella – inizia a raccontare agli inquirenti tutto quello che sa, rompendo l’omertà intorno all’omicidio e alle sue dinamiche.

Per tornare alla passeggiata di chi scrive, il killer di Piscitelli ucciderà Diabolik con una pistola, appartenente in origine a un incensurato, il gioielliere Mangiucca di Torre Maura (vedi la “scena numero 2” all’inizio dell’articolo). Non solo, con la stessa arma cercherà di eliminare i fratelli Emanuele e Alessio Costantino davanti al Roxy Bar di Viale Alessandrino, ma la pistola si incepperà. Per scoprire i mandanti delle azioni si rimanda al libro.

Il killer aveva sottratto la pistola alla sua fidanzata, che l’aveva presa derubando il gioielliere Mangiucca, mentre questi ha provato a reagire, l’11 aprile 2019. Rina Brussone, la rapinatrice, stanca dei grossi casini creati dal compagno che la coinvolgono, decide di diventare collaboratrice di giustizia.

È ingenuo ormai pensare che i contesti criminali di stampo mafioso e le matrici che hanno generato, possano essere confinati solo ad alcune aree geografiche e che Roma o altre città ne siano fuori. È ingenuo pensare che l’economia criminale di Mafia, Camorra e ‘Ndrangheta, che ogni anno sviluppano un fatturato di 40 miliardi di euro, non vogliano pervadere il mondo e che non arrivino, in modo diretto o indiretto, anche su Via Casilina, che da sempre ha visto passare la storia, bella o molto brutta che sia.