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Il cinema delle Torri
Crediti foto: Pietro Luca Cassarino, in flickr.com, https://www.flickr.com/photos/184568471@N07/52392374246/in/dateposted-public/
27 Maggio 2025

Il cinema delle Torri

Esterno giorno
Quasi un anno fa (era la mattina di sabato 22 giugno 2024) chi scrive trovò a Piazza di Porta Maggiore a Roma Valeria Golino, Corrado Fortuna e Mario Martone con una troupe al completo, con tanto di auto d’epoca anni ’70 parcheggiate tutte intorno, a girare un film. Non mi emozionai a incontrare un set al lavoro su luoghi che conosco. Mi da moltissima emozione invece vedere quei luoghi sul grande schermo, nell’opera ormai compiuta, possibilmente nel buio di una sala. Sono decisamente uno spettatore pronto a sorbire una storia ben preparata che mi riguarda. Poco interessato a quello che avviene dietro le quinte.

Una storia difficile da raccontare completamente
Stefano Vannozzi ci ha ricordato, che il protagonista non professionista di Ladri di biciclette (V. De Sica, 1948) Lamberto Maggiorani viveva a Villaggio Breda. Ci ha anche ricordato la data di costruzione di Cinecittà.
A chi scrive è tornato in mente un libro molto interessante e di pregevole edizione di Flaminio Di Biagi, Il cinema a Roma. Guida alla storia e ai luoghi del cinema nella capitale, 2003, Roma, Palombi editore, pp. 238. Quando lo lessi però ebbi netta l’impressione che sebbene fosse ben fatto, con indici dei nomi e dei luoghi molto accurati, sarebbe stato arduo farci entrare tutto. La stessa cosa ho pensato, a maggior ragione, riprendendo per la sesta e ultima volta in mano per scriverne, la guida Le Torri di Roma (2024), leggendo l’articolo di Mario Luongo, “Da Pasolini a Favolacce quando le borgate sono un set”. Nel contributo il giornalista prova a concentrarsi sui set della sola periferia scandagliata dalla guida, poiché è “innegabile […] il peso delle zone periferiche di Roma nella cinematografia contemporanea”, dove ovviamente “in principio furono le borgate pasoliniane”.

Pigneto e dintorni, Casalbertone e Tuscolana
Ci sono cose che Le Torri dicono e altre no. Accattone (P. P. Pasolini, 1961) dice chi scrive, è girato in molte zone di Roma, ma innegabilmente soprattutto in posti come Pigneto, Mandrione, Borgata Gordiani, Pietralata, Centocelle e Marranella. Oppure Mamma Roma (1962), a Casalbertone, Parco degli Acquedotti e Via Lemonia.
A Casalbertone, non va dimenticato, in terrazza, teneva già la sua lezione di scassinamento Totò in I soliti ignoti (M. Monicelli, 1958), mentre L’audace colpo dei soliti ignoti (N. Loy, 1960) finisce a Piazza Don Bosco, sotto la chiesa con la più grande cupola romana dopo San Pietro. Poco lontano più vicino a noi, troverà lavoro in uno degli sfasciacarrozze di Viale Palmiro Togliatti, l’antropologo interpretato da Pietro Sermonti in Smetto quando voglio (S. Sibilia, 2014).
Il Pigneto di Pasolini viene invece anche immortalato in tempi più vicini da Francesca Archibugi in Questioni di cuore (2009), dove l’officina e la casa di Kim Rossi Stuart sorgono nei pressi del Bar Necci in Va Fanfulla da Lodi (non a lago dei Savorgnan ci sembra, come invece si legge su Le Torri), così come in Romantiche di Pilar Fogliati (2023). Ma prima di Pasolini, già Rossellini in Roma città aperta (1945) stabiliva la chiesa di Don Pietro (Aldo Fabrizi), nella parrocchia di Sant’Elena sulla Casilina e girava in esterna la scena della raffica che uccide Pina (Anna Magnani) mentre rincorre una camionetta tedesca che ha portato Via “Francesco”, in Via Montecuccoli 17, vicino a Piazzale Prenestino. In Bellissima (L. Visconti, 1951), il personaggio di Anna Magnani, che frequenta Cinecittà per riscattare la sua vita attraverso il vagheggiato successo della figlia, dice di abitare poco lontano da lì, se non ricordiamo male in Via Alberto da Giussano.

Claudio Caligari prima, le epopee criminali poi
Claudio Caligari (di sui ricorrono in questi giorni i dieci anni dalla morte) in Amore Tossico (1983) oltre a Ostia, mostra piazza dei Mirti a Centocelle e il suo Sert (Servizio per le tossicodipendenze), mentre il suo ultimo film Non essere cattivo è del 2015. In L’odore della notte (1998) c’è, tra gli altri, lo sfondo della Borgata Gordiani, luogo in cui ha provato a investire in un bar Remo (Valerio Mastandrea, la sua casa affaccia sulla ferrovia al Mandrione) e poi c’è Largo Dei Savorgnan alla Certosa con un altro bar luogo di ritrovo della banda che alza sempre di più l’ambizione dei furti verso appartamenti di lusso. Sono borgatari che, in un modo violento e anche autodistruttivo, vogliono prendersi quello che spetta loro, introducendo trasversalmente uno sguardo politico sulla realtà. Oggi non possono non essere citate parlando di queste location – ci ricorda Le Torri – “le epopee criminali di Romanzo criminale e Suburra, in cui la cerniera tra periferia criminale e il cuore di Roma diventa sempre più stretta” (su tale connessione, abbiamo parlato anche qui in precedenza, annotando su Mala di Francesca Fagnani). “Senza dimenticare i più recenti affreschi di una borgata cruda e metafisica da parte di autori come i fratelli D’Innocenzo con Favolacce e La terra dell’abbondanza” (rispettivamente del 2020 e del 2018, nel secondo, per esempio, riconoscibile il territorio di Ponte di Nona). Mario Luongo nello stesso articolo sottolinea che sono set periferici che contribuiscono “a costruire un immaginario altro rispetto alla Grande Bellezza della città”, riferendosi al film di Sorrentino del 2013. Anche se dobbiamo ricordare che anche lì, una scena di una bizzarra istallazione di arte contemporanea è girata al Parco degli Acquedotti.

Tor Bella Monaca, Centocelle, Certosa, Torpignattara
Ha fotografato Roma in maniera completamente diversa anche Gabriele Mainetti, con Lo chiamavano Jeeg Robot (2015), dove, oltre al Tevere, Torvaianica, San Paolo e Piramide Cestia, spicca Tor Bella Monaca. Da ricordare anche il già citato in precedente articolo A Tor Bella Monaca non piove mai (M. Bocci, 2019).
Parlando di Centocelle, Luongo ricorda il set di Fortunata di Sergio Castellitto, con Penelope Cruz (2017) e il fatto che lo stesso regista ha dichiarato di essere nato e cresciuto in Via Tor de’ Schiavi. Parlando di serie televisive Il santone (L. Muscardini, 2022) con Neri Marcorè protagonista, è girata completamente a Centocelle, tra il Forte Prenestino, Via delle Palme e Via dei Ciclamini. Poco Lontano da Centocelle, al Collatino, il negozio di surgelati di Luce dei miei occhi (G. Piccioni, 2001) con Luigi Lo Cascio, Sandra Ceccarelli e Silvio Orlando, si trova in Via Cherso.
In un posto un po’ magico, tra Torpignattara e il Quadraro, chiamata Certosa, Luongo dice siano state girate alcune scene di Ladra lui, ladra lei, con Alberto Sordi e Sylva Koscina (L. Zampa, 1958). Possiamo aggiungere noi che in tempi più recenti ha visto l’ambientazione di Confidenza di Daniele Luchetti con Elio Germano (2024) e anche di una commedia sentimentale di Riccardo Milani, Corro da te con Pierfrancesco Favino, Pilar Fogliati e Miriam Leone (2022).
Nella vicina Torpignattara, va segnalato, come fa Le Torri, Bangla di Phaim Buyan (2019), diario sentimentale di un ragazzo romano con genitori del Bangladesh, al quale nel 2022 è seguita omonima serie. Ma a Torpignattara, con sfondo la chiesa di San Marcellino e le sue catacombe, anche una toccante scena di Questioni di Cuore di Francesca Archibugi (già citato).

Quarticciolo, Tor Tre Teste, Via dei Gordiani e dintorni
Oltre a un classico come Il gobbo del Quarticciolo (C. Lizzani, 1960), la borgata nel titolo ha più recentemente ospitato un film di successo come Nessuno mi può giudicare, con Paola Cortellesi (M. Bruno, 2011), mentre un Quarticciolo anni ‘50 completamente ricostruito a Cinecittà, fa da sfondo al film nel film di Il sol dell’avvenire di Nanni Moretti (2023).
Nella vicina Tor Tre Teste, in Lontano lontano (2019) si ritrovano Gorgio Colangeli e Gianni Di Gregorio (regista della pellicola) in arrivo da Trastevere, alla ricerca della casa di Ennio Fantastichini, vicino alla chiesa di Richard Meier, con un asino libero, al pascolo.
Dopo il primo capitolo, girato in periferia ma lontano da Roma est, a Bastogi, nel secondo episodio Come un gatto in tangenziale. Ritorno a Coccia di morto (R. Milani, 2021), Paola Cortellesi sconta una pena alternativa nella riconoscibile parrocchia di Santa Maria Madre della Misericordia di Via dei Gordiani. Il parroco, aitante e solidale (interpretato da Luca Argentero), gioca a calcio con i ragazzi. Esattamente come poco lontano e anni prima, ma con austero abito talare in una piccola parrocchia di Via Cori, faceva don Giulio, interpretato da Nanni Moretti nel suo film La messa è finita (1985). Lo stesso don Giulio con il trenino delle ferrovie laziali raggiungeva con i bambini della parrocchia una fabbrica di cioccolato a Pantano Borghese. Sempre in zona, nella stazione della metro C Teano in costruzione, Antonio Albanese crede di organizzare un grande evento in periferia e per la periferia nel citato secondo film di Come un gatto in Tangenziale.

Citazioni
Anche le serie televisive ci regalano se non ambientazioni almeno citazioni di questa periferia. Negli episodi delle due stagioni di A casa tutti bene di Gabriele Muccino (a partire dal 2021), gli strozzini della situazione sono fratelli criminali e gommisti a Torre Maura. A proposito di citazioni, Lucia Ocone in Poveri ma ricchi (F. Brizzi, 2016), dice che i ricchi non vivono “al Pigneto o a Torre Maura”, ma a Milano.

Tangenziale est e Raccordo
Nella parte sospesa della città, sul tratto urbano della Tangenziale est passeggiano Totò e Ninetto Davoli in Uccellacci e uccellini, si affacciano le finestra della casa di Alberto Sordi in Un borghese piccolo piccolo di Mario Monicelli del 1977(anche se il palazzo della casa è invece al Quadraro, vicino al Mercato rionale di Viale Spartaco); si cala dalla finestra il ragionier Fantozzi per prendere un autobus “al volo” (Fantozzi, L. Salce 1975); corrono in fiat 500 verso un centro commerciale Micaela Ramazzotti e Antonio Albanese in Questioni di cuore (già nominato).
Citazione d’obbligo per il Raccordo anulare, almeno ricordando Fellini (Roma, 1972), Luigi Comencini L’ingorgo (1979), il documentario di successo Sacro GRA di Gianfranco Rosi del 2013 e gli inseguimenti nei film con Tomas Milian: La banda del trucido (S. Massi, 1977) e Squadra antiscippo (B. Corbucci, 1977).

Finale circolare con carrellata
In Fuori di Mario Martone (2025), che chi scrive ha visto al cinema dopo aver incrociato il set un anno fa, a Porta Maggiore, Valeria Golino (nella parte della scrittrice Goliarda Sapienza) e Matilda De Angelis, salgono su un taxi per andare da Elodie (già loro compagna di cella a Rebibbia). In auto percorrono la Prenestina, passano sotto la Tangenziale, costeggiano il Pigneto, vedono dal finestrino i palazzoni di Casilino 23 (vicino al set di La messa è finita), scendono a Via Teano (ricordate Come un gatto in tangenziale?), camminano a piedi e si ritrovano nella gioielleria che l’amica Elodie ha aperto una volta “fuori”, in Via dell’Acqua Bullicante 251. Le scene proseguono in interno.