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Il Gioco di Floris
Crediti foto: di Giacomo Defilato, per gentile concessione.
4 Giugno 2025

Il Gioco di Floris

Il testo

Giovanni Floris, Il gioco, 2022, Milano, Solferino, pp. 414.

L’autore

Nasce a Roma nel 1967. Scrittore di saggi e romanzi. Giornalista e inviato. Autore e conduttore dei programmi televisivi Ballarò e DiMartedì, attualmente in onda su La7. Il suo ultimo libro è un saggio sulla relazione con la letteratura dal titolo L’essenziale (Solferino, 2023), di cui abbiamo parlato in precedenza.

Sintesi del libro

Dal cinema a Roma est a un romanzo ambientato nello stesso contesto, nella borgata immaginaria di Torre Bruciata, sintesi tra diverse torri toponomastiche di Roma e un contesto più vicino al Floris giovane, Casal Bruciato, lungo la via Tiburtina. Per certi versi un’invenzione che assomiglia a “Torstaceppa” presente nella serie di Zero Calcare Questo mondo non mi renderà cattivo (Netflix, 2023). In entrambi i casi probabilmente – visti alcuni sviluppi delle trame – sono presenti gli echi di cronaca
sintetizzati in un articolo del 2021 da Leonardo Bianchi, Il format della “ribellione delle periferie”, in The Passenger – Roma, (2021, Milano, Ierborea), in ci si legge che “le periferie romane sono state contagiate da rivolte di sedicenti ‘cittadini esasperati da centri d’accoglienza e campi rom’. Dietro le proteste […] gruppi di estrema destra che soffiano sul fuoco”.
Ma andando per ordine, questo è sicuramente l’atmosfera sociale del momento che si respira nel romanzo di Floris. Il professore Paolo Romano, affetto da una malattia autoimmune che gli provoca grandi dolori, ha alle spalle 20 anni di insegnamento, da Tangentopoli alla pandemia, e una separazione sentimentale. Dal liceo del centro è arrivato a un istituto tecnico di periferia e lavora in classe, quando il malore non lo costringe a casa, per attirare gli alunni alla letteratura. In aula ci sono Francesca Malatesta, ragazzona e spacciatrice all’occorrenza detta “Bomber” che vive con la madre e frequenta un gruppo di giovani neo fascisti molto radicato nel quartiere, Rossella Catambrone, appartata alunna sparita misteriosamente da diversi giorni e Monsur Gregoretti detto Momo, bello e spavaldo italiano di seconda generazione, subito accusato di aver praticato bullismo su Rossella e di essere lui il colpevole della sparizione (anche in odore di terrorismo islamico).
Indaga sul fatto Nilde Fabbri, poliziotta del vicino commissariato di Via Zonio Bartolo, nata nello stesso giorno di novembre del 1989 in cui si è chiusa l‘esperienza del PCI, a seguito della caduta del Muro e della cosiddetta “svolta della Bolognina”. Le sue indagini saranno da subito supervisionate da un poliziotto milanese sulla via della pensione e uomo dei servizi segreti, Rinaldo Santamaria, che prenderà come consulente il prof, Pastore un collega di Romano, aspirante influencer complottista che diventerà un intervistatissimo personaggio televisivo (forse anche da Floris stesso). Completano la batteria dei personaggi principali il bibliotecario Montecristo, la ex preside professoressa Riccobono e poi Morgana, studentessa che misteriosamente frequenta l’istituto di Roma est, pur se figlia di parlamentare nonché avvocato di nome con madre mental coach.

Tutti prenderanno parte in misura e con ruoli diversi al “gioco” a cui qualcuno li sta sfidando. Una sorta di macabra caccia al tesoro per ritrovare Rossella. Il percorso porterà in particolare Paolo, Momo, Francesca e Nilde a percorrere la città, guidati da enigmi da interpretare, fino ad ambienti sotterranei. Tutta l’avventura investigativa, scolastica e politica continuerà, anche dopo che il caso sembrerà chiuso. Come abbiamo già detto rispetto agli interessi dell’autore in precedenza*, il romanzo è anche un percorso tra riferimenti e allusioni letterarie e artistiche in genere. Sono moltissime e riguardano: Budelaire, Verlaine, Mallarme, Duchamp, Propp, Allan Poe, Asimov, Flaiano, Bruno, Bovio, Carducci, Guglielmo di Occam, Morante, Lewis Carrol, Pascoli, Huxley, Hugo, Verne, Huysmans, Freud, Remarque, Calvino, Pavese, Prevert, Gozzano, Pasolini, Gramsci, Ovidio, Manzoni, Balzac e ne dimentichiamo sicuramente molte. Un’ultima segnalazione rispetto a dove vivono alcuni personaggi: Fabbri al Pigneto, Montecristo a Via dei Durantini (Pietralata) e Romano a Via XXI aprile, sembrerebbe lo stesso palazzo del film Una giornata particolare dove si incontrano Mastroianni e Loren (E. Scola, 1977).

Uno spunto autoformativo

Il romanzo è anche una riflessione sulla scuola e sulla sua funzione trasformativa. Sui modi in cui può costituire un volano per forme di ribellione all’esistente, in chiaroscuro diremmo, ponendosi domande sugli approcci e sulle modalità perseguite dagli insegnanti nel fare questo.

Da un punto di vista più quotidiano, si pone il professor Romano, disilluso alle ideologie ma non del tutto all’esercizio di una sua forma di missione educativa. Davanti a Momo, guascone e aspirante delinquente, pugile e violento, intravede in lui alcune qualità di potenziale sviluppo positivo e su quelle prova a concentrarsi. Si tratta nello specifico della caratteristica salvifica del “senso dell’umorismo […] senza sarcasmo, più che altro aperto al divertimento di fronte alle assurdità del mondo”. È questo che fa di Momo, insieme a Francesca (nonostante la croce celtica tatuata), la colonna portante di una scuola che abbia senso e che dia senso. Che non respinga chi ha bisogno e accolga solo chi di bisogno ne avrebbe meno (don Milani docet).