Le rivolte in Floris e Zero Calcare
Mondi immaginari e storie di attualità
È davvero così netto il confine tra letteratura e informazione così come teorizzò Walter Benjamin? Un tentativo di messa in relazione lo ha provato a scrivere Italo Calvino parlando dei classici: “è classico ciò che tende a relegare l’attualità al rango di rumore di fondo, ma nello stesso tempo di questo rumore di fondo non può farne a meno”. E insieme “è classico ciò che persiste come rumore di fondo anche là dove l’attualità più incompatibile fa da padrona”.
Forse è possibile sostituire alla parola classico la parola letteratura e far suonare comunque bene le definizioni di Calvino. Abbiamo già visto in precedenza che il romanzo Il gioco di Giovanni Floris (2022) è ambientato nell’immaginaria borgata di Torre Bruciata, mentre la serie Questo mondo non mi renderà cattivo di Zero Calcare (2023) tra i disegni della località di Torstaceppa. Si tratta di mondi letterari ricostruiti che non possono fare a meno del rumore di fondo dell’attualità, ma che poi una volta esistiti, possono essi stessi fare da rumore di fondo dell’attualità. L’arte tocca la cronaca e ce la mostra in maniera inedita.
In entrambe le opere incontriamo rivolte contro centri di accoglienza per migranti e rom nella periferia romana. Quali sono stati i fatti di cronaca che li hanno ispirati, chi scrive li ha trovati riportati in una sezione della guida sui generis di Roma The passenger. Per esploratori del mondo. Roma, 2021, Milano, Iperborea, pp. 192, di cui abbiamo già letto e commentato altro. L’articolo in questione si chiama “Il format della ‘ribellione delle periferie’”, di Leonardo Bianchi alle pagine 102 – 117. Il parallelo con Floris e Zero Calcare è farina del sacco di chi scrive invece.
Corcolle
Nella sera del 20 settembre 2014 un autobus di linea del quartiere di Roma est collocato oltre raccordo lungo la Via Prenestina, viene assaltato. Il giorno dopo un veicolo di linea diversa viene raggiunto da pietre. Nonostante le testimonianze siano spesso incongruenti, vengono accusati gruppi di migranti, i particolare a 53 richiedenti asilo accolti in una struttura di zona. Nella sera del 21 settembre parte una caccia all’uomo organizzata da un gruppo di ragazzi del quartiere che si definisce “di destra”. Vengono prelevati sull’autobus della via Polense due persone di origine africana che vengono pestati. Si salva dal linciaggio, venendo riconosciuto all’ultimo minuto, un nero residente da venti anni nel quartiere. Corcolle viene visitata nei giorni successivi da Giorgia Meloni, Mario Borghezio e Casa Pound.
Tor Sapienza
Il 10 novembre del 2014, nell’area delle imponenti case popolari della borgata sorta negli anni Venti del Novecento, che è adiacente al campo rom di Via Salviati e che ospita un centro di accoglienza per migranti, a seguito della notizia non confermata di una molestia a una ragazza esplode la protesta. Slogan inneggianti il duce e minacce di morte. Il 12 una nuova manifestazione dove un gruppo di manifestanti a volto coperto lancia sassi e bombe carta contro il centro d’accoglienza, interviene la polizia con i lacrimogeni. Arriveranno Mario Borghezio e Casa Pound. Qualcun avanza l’ipotesi che esponenti di destra fossero già presenti con ruolo di organizzazione attiva nelle manifestazioni dei giorni prima. Ora passano all’incasso politico, mentre il centro d’accoglienza sarà trasferito.
Tiburtino III
Ne nasce una vera e propria competizione politica di intervento nei luoghi caldi tra leghisti (”Noi con Salvini”), Casa Pound e Forza Nuova. In particolare le ultime due, studiosi del fenomeno, affermano si ispirino al gruppo neofascista greco “Alba dorata” e che mutuino da quella esperienza l’idea di un “volontariato sociale” su base etnica. Nella cosiddetta borgata fascista di Tiburtino III, per lungo tempo roccaforte del Partito Comunista e luogo da sempre difficile ma anche con storie di riscatto (qui è ambientato lo sceneggiato televisivo Rai Diario di un maestro di Vittorio De Seta, andato in onda nel 1973) in un contesto ad alto tasso di spaccio, aprono in rapida sequenza tre centri di accoglienza. Esponenti neofascisti e cittadini, sembrano montare il caso a partire dal 30 agosto 2017, parlando di sassi lanciati da migranti, di una donna sequestrata in un cortile (episodi che si riveleranno infondati). Entreranno nel centro gestito da Croce Rossa e un cittadino eritreo sarà accoltellato alle spalle, mentre l’8 settembre 2017 un ospite del Centro viene picchiato in strada da quattro persone. Una consistente mobilitazione del quartiere di segno contrario spegnerà la manovra di “volontariato etnico”.
Torre Maura
Nel tentativo di smantellare i campi rom e sinti, le amministrazioni, (al momento è sindaca Virginia Raggi), attivano centri di accoglienza in attesa di collocazione in case popolari. Proprio quando in un centro di accoglienza escono persone africane e ne arrivano altre di provenienza rom e sinti, inizia un nuovo episodio, in Via dei Codirossoni a Torre Maura, sulla via Casilina vicino al Grande Raccordo Anulare, ancora una volta in un contesto di case popolari. Il 2 aprile del 2019, gli abitanti minacciano di bruciare la struttura. Arrivano subito militanti di Forza Nuova, Casa Pound, che animano, organizzano, sobillano e mandano le proteste in diretta Facebook. Il pane destinato agli ospiti del centro viene rovesciato a terra e calpestato al grido “dovete morire di fame”, un auto della cooperativa di gestione incendiata. Tra i cittadini però ce ne sono alcuni che non sono d’accordo. Inizia a circolare un video, in cui Simone, adolescente di Torre Maura, risponde al capo di Forza Nuova che ha preso le redini della protesta estrema. Simone ha 15 anni dice che “sta cosa di anda’ sempre contro le minoranze a me non me sta bene che no. Nessuno deve essere lasciato indietro, né italiano né rom”. Quando gli chiedono a quale gruppo politico appartenga risponde “io so’ de Torre Maura, che è diverso”. Frase che in chi scrive e in molti contrari all’uso della violenza e della manipolazione politica, rappresenta un punto di riferimento e suscita orgoglio.
Casal Bruciato
Ma c’è poco di cui essere rincuorati. Sono ancora persone di provenienza rom al centro dell’attenzione. A Casal Bruciato (Via Tiburtina, nord est di Roma), la famiglia Omerovic, Imer e Senada con con dodici figli, nel 2019 ottiene la casa popolare, prendendone possesso il 6 maggio. Subito si raduna una folla di cittadini affiancati e organizzati da militanti di Casa Pound, i “fascisti del terzo millennio” che occupano un palazzo all’Esquilino di Roma, con lo slogan “prima gli italiani”. A niente vale che i figli siano nati in Italia. Si installano nel cortile di casa, urlando invettive al passaggio degli Omerovic, in particolare alla madre Senada, apostrofata come “troia” e minacciata di stupro. Si tratterà dell’ultimo episodio di una lunga catena nel periodo.
Piccola notazione sentimentale e razionale
Per molti, come Simone, il senso di appartenenza ai contesti descritti è molto alta, Nel caso di chi scrive è la stessa cosa, visto che vive a Torre Maura da una vita, ha passato l’infanzia e frequentato le scuole a Tor Sapienza, fatto la prima esperienza di scrutatore di seggio a Corcolle, attraversato più e più volte Tiburtino III e Via del Frantoio con la Fiat 127 del padre per raggiungere Monti Tiburtini per pagare l’affitto alla padrona di casa e aver frequentato molto da bambino amici di famiglia a Casal Bruciato. Credo he allo stesso modo per molti, appartenenti o no, questi episodi sono stati e restano ferite allarmanti.
Il mio amico Fabio Mollicone (non Federico), ogni tanto prende carta e penna e scrive ai giornali, per ricordare che in periferia non devono essere portate continuamente situazioni che possano sfociare in fibrillazioni sociali, nei contesti di maggiore fragilità. Anche quello che dice lui va considerato. A chi scrive piace un’esperienza ora in corso a Torre Maura. Nel contesto di un centro di accoglienza per minori stranieri non accompagnati, anche un progetto che mira alla conoscenza della struttura da parte dei cittadini e uno spazio di attività sociale, culturale, di incontro per la cittadinaza largamente intesa. Si chiama Welfare di comunità ed è un modello di partecipazione su base interculturale.
Le risorse letterarie
“Torre Bruciata” in Floris nasce dall’osservazione di questa realtà (c’è dentro la Tiburtina di Tiburtino III e Casal Bruciato, insieme alle torri Maura e Sapienza, con la marginalità topografica ulteriore di Cocolle). Torstaceppa di Zero Calcare, ricorda nella metrica Tor Sapienza, ma ci ricorda, in maniera colorita – alla Armadillo per intenderci – che può succedere ovunque.
In entrambi i casi, gli autori, pur avendo punti di vista riconoscibili sulla situazione, guardano oltre la tematica della strumentalizzazione politica data e si concentrano su personaggi che sono implicati nelle vicende, con la loro umanità, fragilità e dignità. Francesca in Floris, Cesare in Zero Calcare che partecipano alle proteste, provenendo entrami da vissuti di marginalizzazione). È con loro che si deve dialogare e agire in periferia.
